Bollicine

Champagne, continua il calo delle vendite. Ma per gli importatori è «un ritorno alla normalità»

Al via a Modena Champagne Experience: dopo il boom post Covid e il balzo dei listini il mercato sta frenando bruscamente: la crisi colpisce la capacità di spesa, soprattutto per le etichette di fascia media e nei ristoranti, dove i ricarichi sono molto alti

di Emiliano Sgambato

Anche gli champagne più ricchi piangono: bollicine a prezzi stellari

7' di lettura

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Se ormai è diventato un mantra ripetere che in un contesto difficile per il mercato del vino globale sono le bollicine a soffrire di meno, è anche vero che lo champagne, da sempre la bollicina per eccellenza, non è certo in uno dei suoi momenti più brillanti.

Secondo i dati del Comité Champagne, nel 2023 sono state spedite dalla Francia in Italia il 7% di bottiglie in meno. Il calo non ha fatto molto rumore perché il 2022 aveva registrato un forte aumento delle vendite rispetto al pre Covid (10,6 milioni di bottiglie contro le 8,3 del 2019), tra l’altro con un notevole aumento dei prezzi. Uno sprint di oltre il 25% dovuto da un lato al fenomeno del cosiddetto revenge spending, cioè l’aumentata propensione a spendere dopo il Covid per “festeggiare” il ritorno alla normalità, dall’altro alla corsa ad accumulare scorte, date le incertezza del post pandemia. Poi le conseguenze della guerra in Ucraina e la crisi economica a livello globale hanno portato a una diminuzione delle vendite, con distributori e ristoranti che si trovavano già con le cantine piene.

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Il problema è che anche i dati della prima metà del 2024 sono in discesa: ipotizzando che il trend italiano ricalchi quello generale, si registra un -15% di spedizioni sullo stesso periodo del 2023 con un sostanziale ritorno ai livelli pre Covid (nelle previsioni del Comité circa 280 milioni di bottiglie, meno del 2029). E anche le quotazioni dei listini dei fine wines sono in calo. I rappresentanti dei produttori si mostrano comunque fiduciosi, dichiarando di puntare sulla qualità più che sulla quantità, con le bottiglie più prestigiose che mantengono quotazioni elevate, resistendo al contempo meglio alla crisi della domanda. Per capire se di vera crisi si tratta e scoprire chi avrà pagato il prezzo più alto, dunque, occorrerà aspettare i prossimi mesi per verificare se la discesa si arresterà davvero come previsto o si scenderà ben al di sotto dei livelli pre pandemia.
Intanto negli Usa è record per l’import di spumanti italiani, prosecco e tutti gli altri charmant compresi, ha superato per la prima volta anche in valore e non solo in volume, quello dello champagne.

A Modena visitatori in aumento

È in questo contesto che a Modena si apre Champagne Experience, kermesse organizzata da Excellence, Srl che riunisce 21 tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini e distillati. In degustazione ci saranno più di 900 etichette in rappresentanza di 167 realtà tra maison storiche e piccoli vigneron.

«I visitatori quest’anno sono in aumento, confermando l’Italia come una delle piazze più interessanti e con volumi comunque importanti (è il quinto Paese di destinazione, ndr) soprattutto per le etichette di pregio», dice il presidente di Excellence, Luca Cuzziol. Che però non nasconde le difficoltà: «Io vedo il bicchiere mezzo pieno e ritengo che nel 2025 la situazione si stabilizzerà – dice – ma il momento non è certo dei migliori. In attesa del periodo natalizio, molto importante per il settore, dopo il primo semestre in calo il rimbalzo sperato non si vede ancora. Oltre le anomalie che hanno turbato il mercato negli ultimi anni, le radici della frenata sono da cercare anche altrove: dal calo del consumo di vino in generale (soprattutto tra i giovani e a causa di maggiore attenzione a modalità di consumo salutistiche) ai salari fermi a fronte di prezzi che sono probabilmente saliti troppo. Una bottiglia di un brand noto al ristorante non costa meno di 120 euro e aumenta il numero di chi non è disposto a spendere queste cifre».

Rincari eccessivi nei ristoranti?

I soci di Excellence vendono le bollicine d’importazione per il 90% ai ristoranti, che hanno alzato molto i prezzi in carta negli ultimi anni, spinti anche dagli aumenti praticati dalle maison, e ora faticano a tornare indietro. «Noi distributori abbiano un ruolo di mediazione importante che ci fa ottenere risultati migliori di chi agisce in proprio – dice Cuzziol – ma dobbiamo remare tutti nella stessa direzione e capire che se un ristorante triplica da 40 a 120 euro il prezzo di una bottiglia di fascia media, che è quella che soffre di più, la bottiglia resterà invenduta e non ci guadagnerà nessuno».

La concorrenza delle bollicine italiane

Secondo Alessandro Rossi, national category manager wine del distributore Partesa, «è in corso un processo di normalizzazione che sta riportando lo champagne sui trend pre-pandemici. Le scelte di consumo sono ora più orientate su prodotti con un miglior rapporto qualità-prezzo. A partire dai metodi classici italiani che continuano a migliorare il livello qualitativo, senza dimenticare la crescente attenzione per gli sparkling del Sud Italia. Inoltre anche i turisti stranieri con maggiori disponibilità economiche stanno ugualmente risentendo della difficile congiuntura economica e hanno limitato l’acquisto di bottiglie costose».

Brand di prestigio e novità, doppio binario

Di «ritorno alla normalità» più che di crisi parla anche Pietro Ghilardi, ceo di Ghilardi Selezioni di Bergamo che distribuisce in Italia Taittinger e Henri Giraud: «Gli anni post Covid sono stati eccezionali, ma è sempre stato chiaro che fosse di una fase transitoria. Il 2023 è servito a ripristinare un po’ di normalità nel mercato, ma non ci vedo per nulla una crisi di lunga durata». E su Taittinger, Ghirardi - che ha puntato sulla mission di aumentare le “quote tricolori” dello storico brand - aggiunge: «Siamo all’inizio della nostra avventura con la maison, ma il marchio è forte e si sta posizionando particolarmente bene. Ci aspettiamo una leggera flessione in numero di bottiglie rispetto al 2023, che era stato comunque un anno eccezionale, ma credo che il market share sarà migliore rispetto agli anni precedenti. La contrazione del mercato dello champagne favorirà marchi come Taittinger che coniugano qualità a una grande bevibilità e piacevolezza».

«Il 2024 ha palesato in maniera molto più chiara come è diminuito il potere di spesa da parte del consumatore. Parlando dei nostri brand in generale stiamo mantenendo le posizioni - dice Corrado Mapelli, direttore generale di Gruppo Meregalli - ma è ovvio che prodotti come Bollinger che ha una visibilità e identità estremamente forte non soffre di queste conseguenze mentre tutti i brand nuovi che hanno necessità di ottenere visibilità e brand awareness sono leggermente più sofferenti. Il nostro catalogo è posizionato in una fascia medio-alta, abbiamo pochi prodotti nella fascia bassa e se parliamo della fascia superpremium non abbiamo segni di sofferenza, anzi abbiamo segni di crescita. C’è da dire però che la fascia superpremium normalmente è determinata delle assegnazioni che ogni mercato riceve in funzione di quella che è la disponibilità della maison, per cui è un numero che lascia il tempo che trova, se avessimo più bottiglie sicuramente venderemmo di più».

I trend premiano mixology e sostenibilità

Sempre più importante per il mondo del vino in generale e per le bollicine in particolare è il legame con gli aperitivi e la mixology. «Abbiamo stretto una partnership con Gruppo Bacardi quest’anno e nel dettaglio con Santa Teresa, tra i produttori di rum più rinomati e iconici a livello mondiale, che abbiamo voluto affiancare a Bollinger, perché riteniamo siano due prodotti che vanno di pari passo», nota il dg di Meregalli.

Punta molto sulla sostenibilità Telmont, che poche settimane fa ha presentato in Italia la nuova cuvée Réserve de la Terre, definita «un inno alla purezza e all’agricoltura biologica». La maison del gruppo Rémy Cointreau distribuita in Italia da Molinari - e su cui ha deciso di investre anche Leonardo DiCaprio per il suo impegno green - vanta anche di utilizzare la bottigliapiù leggera del mondo in ambito champagne (sviluppata con Verallia).
«Telmont si distingue in questo mercato ribassista, godendo di una crescita a due cifre dal 2020 grazie al nostro forte impegno per la sostenibilità, l’agricoltura rigenerativa e biologica - dice il presidente Ludovic du Plessis - .Vogliamo avere un impatto significativo in Italia, un mercato chiave per gli amanti del vino. Intendiamo stabilire la nostra presenza città per città, dando priorità ai locali che si allineano ai nostri valori, sia gastronomici che ambientali. Il nostro obiettivo è di mantenere l’80% di ristoranti e hotel di alto livello, il 10% di enoteche premium e il 10% di vendite dirette».

Soffre la fascia media, spazio ai vintage

«Gli aumenti dei prezzi che hanno coinvolto tutto il mercato hanno dato i primi segnali di contrazione già nel secondo semestre del 2023 e il fenomeno si è acuito nel 2024. Il trend ha però interessato soprattutto le piccole realtà, i recoltant manipulant, mentre i brand consolidati e riconoscibili hanno avvertito meno il rallentamento. Valore aggiunto nel nostro Paese è l’interesse per tutte le referenze ed i vintage della maison e non solo le cuvée sans année come accade su altre piazze», commenta Antonio Guerra, direttore commerciale di Compagnia del Vino, che distribuisce Pol Roger, lo champagne più amato da Winston Churchill che ha appena compiuto 175 anni.Negli ultimi anni l’Italia è diventata il quinto mercato e il 2023 che si è chiuso con circa 4 milioni di fatturato e con un quantitativo di 90mila bottiglie commercializzate.

«In un contesto difficile in cui comunque, considerando tutto il nostro catalogo, siamo riusciti a mantenere lo stesso fatturato del 2023 a parità di periodo, la voce Champagne è tra quelle che sta soffrendo maggiormente: confermo il calo del 15% già comunicato dal Comité», testimonia Alessandro Sarzi Amadè, che porta a Modena cinque maison (Alexandre Bonnet, François Bedel, Henri Goutorbe, De Sousa e Christian Gosset. «Analizzando le singole fasce di vendita - continua - riscontro un leggero calo per le cuvèe più importanti, quelle di fascia alta, e, per contro, un discreto andamento per gli champagne di prezzo più contenuto. Questa è la conferma e al contempo la risposta alla sofferenza del settore enologico e della consecutiva riduzione dei volumi: l’utente punta a contenere le spese. Va anche però considerato che lo champagne è soggetto a picchi di vendita negli ultimi due mesi mesi dell’anno».

«Siamo ancora in fase di crescita e non dovremmo registrare un calo delle vendite - puntualizza Arnaud Fabre, ceo del Domaine Alexandre Bonnet -. Stiamo ancora beneficiando di un effetto novità sul mercato e i clienti sono curiosi e interessati alla nostra gamma di vini di terroir, che sono diversi dai marchi tradizionali. I valori sono ancora fortunatamente un’arma orientativa della vendita, oltre alla qualità e al nome. Sul mercato italiano stiamo ancora performando molto bene e finiremo il 2024 con un aumento rispetto al 2023».

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