Vino

Cantine Aperte, 500 eventi in Italia. Ma nell’enoturismo serve diversificare per crescere ancora

Il 25 e il 26 maggio 32esima edizione dell’iniziativa del Movimento Turismo del Vino. Giro d’affari stimato a 2,5 miliardi, ma c’è molto spazio per sviluppare l’offerta

di Emiliano Sgambato

Il 65% degli italiani hanno fatto enoturismo

3' di lettura

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Oltre 500 cantine in tutta Italia apriranno le porte ad appassionati (qualcuno direbbe ai wine lovers) e semplici curiosi nel wekeend del 25 e 26 maggio per l’edizione 2024 di Cantine Aperte. Un appuntamento che si ripete ormai da 32 anni durante i quali molto è cambiato nel mondo dell’enoturismo, con produttori sempre più attrezzati per l’ospitalità (ad ampio raggio, non solo per le degustazioni) e con le vendite dirette che rappresentano quote sempre più importanti del fatturato. Insomma le cantine sono ormai aperte tutto l’anno e non solo durante questo tipo di eventi che comunque resta fondamentale per la promozione dell’enoturismo. Eppure molto resta da fare per valorizzare un settore che con la crescita del numero di stranieri che vengono a visitare l’Italia a caccia di esperienze enogastronomiche potrebbe diventare sempre più strategico.

Sul sito del Movimento Turismo del Vino si possono trovare tutte le cantine divise per regione che sono pronte ad accogliere gli ospiti con degustazioni guidate e non solo: visite nelle tenute e passeggiate tra i filari, pic-nic e aperitivi in vigna per conoscere gli abbinamenti tra i vini e i prodotti tipici del territorio, tour alla scoperta dei paesaggi e dei luoghi d’interesse storico-culturali di ogni regione, con visite guidate nei borghi e musei. E ancora: percorsi alla scoperta dell’olio extravergine, del miele, dei distillati e di tutte le produzioni locali, escursioni in bici o a cavallo, passeggiate sensoriali nel bosco e wine trekking, laboratori di pittura, di ceramica e di giardinaggio.

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Una diversificazione delle esperienze necessaria, se è vero che - come emerge da un’indagine dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico - l’effetto sorpresa dell’uscita in vigna e in cantina si stia affievolendo, con quasi il 60% gli italiani che ritengono le proposte troppo simili tra loro. Ci si aspetta qualcosa in più dal punto di vista emozionale e più sinergie con il territorio.

Alcune stime valutano in oltre 2,5 miliardi il valore generato dall’enoturismo per le cantine, ma se negli Usa il peso sul fatturato delle visite ai vigneti tocca il 70%, in Italia nel 2023 solo il 6% nelle grandi aziende agricole e il 14% nelle piccole: per crescere occorre quindi ampliare e segmentare l’offerta. Un percorso che sta accompagnando ad esempio Divinea, società partecipata da alcuni dei principali gruppi vitivinicoli italiani, che dal 2019 accompagna le cantine nel processo di digitalizzazione, con l’obiettivo di aumentare le vendite dirette anche mediante l’enoturismo. Anche grazie al ricordo all’intelligenza artificiale Divinea stima che la spesa media dell’enoturista è cresciuta del 18% nell’ultimo anno.

«La cultura del vino e la passione per l’ospitalità sono da sempre i pilastri del Movimento - sottolinea Nicola D’Auria, presidente del Movimento Turismo del Vino - e la combinazione vincente che ci ha reso il brand di riferimento dell’enoturismo. E anche questa edizione di Cantine Aperte sarà una grande occasione per celebrare il meglio dell’enoturismo nazionale integrando la passione per il vino all’approfondimento della storia e delle tradizioni che sono dietro ogni produzione e tante attività naturalistiche, culturali e artistiche, organizzate con creatività dai produttori di ogni regione. Sempre più partecipazione e coinvolgimento dimostrano l’impegno delle nostre cantine di offrire un’esperienza enoturistica più immersiva e sfaccettata, in linea con le esigenze, in continuo mutamento, dell’enoturista del terzo millennio».

«Il settore è chiamato ad affrontare nuove sfide che intrecciano produzione e turismo - ha detto la presidente dell’Associazione italiana Turismo del Vino Roberta Garibaldi - e in questo senso è auspicabile adottare un approccio integrato e nuovi modelli di sviluppo territoriale capaci di qualificare le risorse umane e l’offerta puntuale e di sistema». Occorre innanzitutto differenziare le esperienze per prolungare la durata della vacanza enogastronomica e realizzare dei pacchetti tagliati su misura in base alle fasce d’età e alle tipologie di domanda. I valori più consistenti tra le esperienze sognate ma non ancora realizzate, riguardano, in ordine: «cenare a lume di candela nei vigneti, le degustazioni al tramonto, i trattamenti di benessere a tema vino e i tour in bicicletta nelle cantine».

A guidare la classifica delle esperienze incompiute è l’attività di team building aziendale, a sottolineare l’interesse nell’intreccio tra turismo, tempo libero e business. Dall’analisi inoltre emerge la voglia di un’offerta locale e territoriale (il 62% vorrebbe “vedere e vivere paesaggi che mantengono la propria vocazione agricola”).

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