Intervista

Campi Flegrei, Doglioni: «È un vulcano attivo, situazione di attenzione, ma nessuna evidenza di magma in risalita»

Dall’inizio dell’anno nella zona la sala operativa di Napoli ha rilevato quasi 3mila terremoti. Il più energetico quello del 4.4 del 20 maggio

di Nicoletta Cottone

Gli abitanti di Pozzuoli nelle tende della Protezione civile, dopo la scoss di terremoto di magnitudo 4.4 del 20 maggio 2024 ai Campi Flegrei.

4' di lettura

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Dall’inizio dell’anno nella zona dei Campi Flegrei la sala operativa di Napoli di Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ha rilevato quasi 3mila terremoti, la maggior parte dei quali di bassissima magnitudo. L’allarme fra la popolazione è salito per l’ultimo sciame sismico rilevato nella serata del 20 maggio. Uno sciame sismico nell’area dei Campi Flegrei che, fino alle ore 00:31 del 21 maggio 2024 locali, ha fatto registrare circa 150 terremoti. L’evento di magnitudo 4.4 è stato il più energetico tra quelli registrati dall’inizio dell’attuale crisi bradisismica iniziata nel 2005. L’Osservatorio Vesuviano, sede napoletana dell’Ingv, ha localizzato l’epicentro a ridosso della Solfatara, nel comune di Pozzuoli. Abbiamo chiesto al professor Carlo Doglioni, presidente di Ingv, un punto sulla situazione sismica dell’area flegrea dove la popolazione è in allarme. Nella notte 39 famiglie sono state sgomberate in via precauzionale per consentire le verifiche sulle abitazioni, come ha reso noto il prefetto di Napoli, Michele di Bari, nel corso di un punto stampa in Prefettura. Sgomberato anche il carcere femminile di Pozzuoli.

Innanzitutto, professore, qual è l’attuale situazione e che cosa abbiamo imparato dalla storia geologica dei Campi Flegrei?

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«I Campi Flegrei sono un vulcano, un vulcan0 attivo. Il bradisismo è uno dei fenomeni associati a questo vulcano ed è legato al fatto che in profondità c’è una camera magmatica che rilascia gas a sette-otto chilometri di profondità, rilascia fluidi, rilascia anche del magma che va magari a riposizionarsi a livelli più superficiali e quindi a generare questa spinta. Un pistone che genera una campana, che ha il suo massimo sollevamento nella zona del cosiddetto Rione Terra. È una zona che è già stata evacuata 40 anni fa proprio per gli effetti del bradisismo. Bradisismo che poi si era fermato e che aveva determinato anche il termine della sismicità. Noi abbiamo sismicità proprio per l’effetto di questo sollevamento, un sollevamento legato alla dinamicità ed alla vitalità del vulcano».

Come si inquadrano gli ultimi eventi sismici?

«Sono legati al fatto che questo sollevamento è aumentato di velocità. Da un centimetro al mese - per esempio l’anno scorso eravamo mezzo centimetro al mese - siamo passati anche a due-tre centimetri al mese. Ci sono stati dei momenti in cui il sollevamento si è fermato. Per esempio lo scorso autunno, verso ottobre-novembre, era molto rallentato. Poi ha ripreso con una certa velocità. Siamo arrivati a punte anche di quattro centimetri al mese. Attualmente si è stabilizzato intorno ai due centimetri. Però bisogna ricordare che quando ci fu la crisi bradisismica del 1983-84, ci sono stati dei periodi in cui il suolo si sollevava anche a nove centimetri al mese. E quando ci fu l’ultima grande eruzione - che è un piccolo vulcano, il Monte Nuovo all’interno dei Campi Flegrei - il suolo si è sollevato addirittura di circa 14 metri».

L'area dei Campi Flegrei colpita da un nuovo sciame sismico, culminato nella scossa di magnitudo 4.4 del 20 maggio 2024 Fonte: Ingv

Il bradisismo nei Campi Flegrei è più attivo che mai. Come sta evolvendo e qual è l’area più dinamica?

«L’area più dinamica è proprio quella di massimo sollevamento. Noi al momento non abbiamo proprio nessuna indicazione che ci sia del magma che sta risalendo dalle profondità dove ipotizziamo ci sia questa lente di magma tra 4-5 chilometri di profondità. Che è un po’ più superficiale rispetto alla camera magmatica che si trova a sette otto chilometri di profondità. Però è chiaro che come Osservatorio vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, noi monitoriamo ogni secondo quello che succede. Quindi in caso di aumento del sollevamento che determinerà evidentemente un aumento della sismicità, un aumento del degassamento, un aumento dei parametri, è chiaro che informeremo immediatamente sindaci, Protezione civile regionale e nazionale. Un nostro compito ovviamente statutario.

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Come funziona il sistema di monitoraggio dell’area, come è organizzato?

«È un monitoraggio che possiamo definire multi parametrico, nel senso che noi monitoriamo tutto quello che possiamo, a partire dalla sismicità. Ma monitoriamo la variazione di temperatura, per esempio, delle fumarole. Monitoriamo la composizione dei gas e il dato interferometrico per vedere come si solleva il suolo, associato al dato geodetico tramite decine di stazioni Gps, che adesso chiamiamo Gmss e qualsiasi altra informazione. Per esempio come varia il campo gravitazionale, come vengono fatte delle misure cosiddette di magnitudo tellurica per vedere come varia la resistività nel sottosuolo. Però è chiaro che stiamo parlando di un vulcano e quindi di tutte quelle caratteristiche e di tutti quei segnali che un vulcano attivo può dare».

Come informarsi? Perché abbiamo visto che è fondamentale un’informazione corretta per evitare allarmismi.

«È molto importante basarsi sui dati. I dati oggettivi vengono rilasciati da fonti ufficiali e l’Istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia e l’Osservatorio vesuviano in particolare, che è la sede dell’Istituto a Napoli, rilasciano esclusivamente dati ufficiali. Io credo che sia opportuno riferirsi a questi, a quanto viene diramato poi dalla Protezione civile nazionale e regionale, dai sindaci. Questi sono i canali ufficiali. Ci sono magari scelte comunicative che possono essere inopportune, che possono essere magari addirittura di allarme ingiustificato. Al momento siamo in una situazione di attenzione. Quindi è chiaro che siamo su un vulcano attivo, quindi una eruzione non è da escludere. Però al momento non ci sono evidenze di risalita di questo magma».

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