Settore caseario

Burrata e stracciatella, fenomeni emergenti del made in Italy

La crescita è stata esponenziale in poco tempo con la produzione che è aumentata in media ogni anno del 15% e le esportazioni del 30% fino a toccare il valore di 406 milioni di euro

di Manuela Soressi

Burrata e stracciatella da specialità pugliesi sono ormai prodotte in tutta Italia e diffuse nel mondo

3' di lettura

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Sono l’ultimo successo del made in Italy: reduci da anni di forti crescite, con un mercato quadruplicato nell’arco di otto anni e con l’export arrivato al 29% del valore della produzione (fonte Cerved), burrata e stracciatella stanno continuando a farsi largo in Italia e nei mercati internazionali. Registrano vendite in aumento (anche a due cifre) nella distribuzione moderna e spopolano in ristoranti e pizzerie, anche all’estero, dove l’export italiano supera i 406 milioni di euro.

«Burrata e stracciatella sono il ‘fenomeno’ più recente nel panorama lattiero-caseario – spiega Massimo Forino, direttore generale di Assolatte –. Nel quinquennio 2018-2022, anno su anno, la produzione a volume è cresciuta mediamente del 15% e l’export di oltre il 30% in termini reali. Anche oggi la domanda complessiva resta vivace, in particolare nel fuoricasa, che assorbe la maggior parte della produzione e dove vengono esaltatati non solo la bontà e la freschezza di questi due formaggi, ma anche la loro versatilità gastronomica».

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Burrata matura, stracciatella rampante

Se nei ristoranti, burrata e stracciatella crescono di pari passo, invece nel retail mostrano trend differenti. La burrata ha un mercato già consolidato e più “maturo”, mentre la stracciatella è in fase di forte sviluppo. «Sommando le vendite a peso imposto e quelle a peso variabile, la burrata vale quasi 80 milioni di euro e cresce del +2% a valore e del 3% a volume annui, esclusi i discount dove questo formaggio non sembra richiamare l’interesse dei clienti – spiega Elena Pezzotti di Niq –. Invece la stracciatella cresce anche nei discount e ormai sfiora i 43 milioni di euro di sell-out. Nell’arco di 12 mesi ha fatto un balzo in avanti del 12% a valore e del 15% a volume, avvantaggiata da un calo del 2% del prezzo medio».

Dunque, è una marcia trionfale quella di burrata e stracciatella, nate come “creazioni” dell’arte casearia pugliese ma ormai diventate patrimonio nazionale. E non solo perché sono apprezzate dai consumatori di tutta Italia (il 60% del giro d’affari retail della burrata e il 54% di quello della stracciatella sono realizzati nelle regioni del nord), ma anche perché la produzione si è estesa anche in altre regioni, superando le 35mila tonnellate per la sola burrata, stima Cerved.

Senza lattosio e di bufala

I volumi sono destinati a crescere, anche grazie agli investimenti di molte aziende, come Granarolo (vedi altro articolo, ndr), e alle innovazioni introdotte da tanti produttori per differenziarsi sul mercato: dalla burrata senza lattosio firmata Gioiella a quella proteica di Granarolo a quella ottenuta al 100% da latte di bufala, su cui ha puntato Fattorie Garofalo, per finire con le burratine monoporzione di Sabelli. E l’innovazione continua.

«La nostra azienda vanta una delle più grandi catene produttive di burrate al mondo con un’ampia offerta, che va da quella di Andria Igp a quella affumicata, fino alle versioni rivisitate come quelle con pesto di basilico o con tartufo nero macinato. Così riusciamo a soddisfare una domanda in forte crescita anche all’estero, che sviluppa il 60% del nostro fatturato nelle burrate» afferma Andrea Brandonisio, amministratore del Gruppo Gioiella, che chiuderà il 2024 con 170 milioni di euro di ricavi.

Dietro questi investimenti non c’è solo l’andamento positivo del mercato. È determinante anche il valore aggiunto di burrata e stracciatella, che permettono di presidiare il segmento premium del mercato caseario e di uscire dalla bagarre sulla regina dei formaggi a pasta filata, la mozzarella, che in Gdo incassa dieci volte più di quanto faccia la somma di queste due specialità casearie.

Export e ristoranti italiani all’estero

Il fatto è che la mozzarella è diventata così popolare e globale da essere copiata ormai in tutto il mondo tanto che le produzioni locali cominciano a insidiare sempre di più quelle provenienti dall’Italia. Invece per burrata e stracciatella è ancora il made in Italy a fare la differenza e la valorizzazione nei ristoranti di cucina italiana è determinante per la conoscenza di questi formaggio. Anche il fatto che vengono associati alla tradizione della Puglia è una carta vincente vista la crescente popolarità internazionale di questa regione come apprezzata meta turistica.

I mercati esteri da conquistare o ampliare sono davvero tanti. Emblematico il caso della Francia, primo mercato di sbocco per la produzione casearia italiana, dove nel corso dell’ultimo anno un consumatore su due ha gustato burrata e stracciatella. Infatti è su Parigi che si concentrano molte aziende, come Latteria Montello che ha acquisito Italat France, storico distributore di prodotti italiani di qualità, con l’obiettivo di rafforzare la propria presenza sul territorio francese, aumentando la visibilità e l’accessibilità della propria gamma.

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