Made in Italy

Mozzarella campione di export. E i prezzi non frenano i consumi nazionali

 Primo formaggio italiano per volumi (390mila tonnellate) e fatturato (2,6 miliardi) è leader anche nelle vendite oltreconfine. Gli acquisti nei supermercati tengono nonostante aumenti del 30% dal 2022

di Emiliano Sgambato

4' di lettura

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Sempre più forte all’estero e resistente agli aumenti di prezzo anche sul mercato interno. Italiani e stranieri sembrano proprio non riuscire a rinunciare alla mozzarella, in tutte le sue declinazioni. Un’ottima notizia per la filiera del made in Italy lattiero caseario, visto che si tratta del primo formaggio italiano per volumi (nel 2023 ne sono state prodotte 390mila tonnellate) e fatturato alla produzione (2,8 miliardi ,+9,3% annuo), seguito da Grana Padano Dop (212 mila tonnellate) e Parmigiano Reggiano Dop (161 mila tonnellate), entrambi attorno ai 2 miliardi di giro d’affari.

«I dati mostrano un segmento in costante ascesa: rispetto al pre covid la crescita in volume è stata del 16%, quella in valore del 30%», conferma il presidente di Assolatte Paolo Zanetti, che sottolinea come «la mozzarella sia un’emblema dell’italianità e del saper fare dell’industria casearia, con un’offerta estremamente ampia, che abbraccia molte tipologie di prodotto. È un formaggio adatto a tutti i gusti, a tutti gli impieghi e anche a tutte le tasche».

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Non frenano gli acquisti nei supermercati

A inizio aprile le quantità acquistate nei supermercati su base annua sono aumentate dell’1,4% dopo un calo dell’1,6% che era stato registrato tra il 2022 e il 2023 (dati NielsenIq). In un contesto di contrazione dei consumi una sostanziale tenuta è già un successo, soprattutto se si considera che i prezzi sono cresciuti del 20,9% tra il 2022 e il 2023 e di oltre il 5% nell’ultimo anno.

I rincari maggiori – attorno al 30% dall’aprile 2022 a oggi – sono stati per la mozzarella di latte vaccino (quasi 114mila tonnellate vendute in Gdo negli ultimi 12 mesi), mentre quella di bufala si è fermata al 10% (17.640 tonnellate). Caso particolare sono le mozzarelle light, crollate di oltre il 28% a volume e unica tipologia a veder scendere anche la spesa complessiva in euro.

«Pur in un contesto in cui gli italiani hanno cambiato il mix del carrello per difendersi dall’inflazione, crescono i volumi delle mozzarelle di bufala (che potremmo definire segmento “gourmet”) e di quelle delattosate (il segmento con caratteristiche più salutistiche). Entrambi i tipi – commenta Sergio Grasso di Niq – rubano principalmente quote alle mozzarelle vaccine che, pur recuperando volumi nell’ultimo anno, sono le uniche di questi tre segmenti a perdere rispetto a due anni fa». Ma si tratta di circa l’1,5 per cento.

Sabelli conquista il mercato con il patto di filiera

Una frenata di certo non avvertita da Sabelli – 270 milioni di fatturato (compreso Trevisanalat) e terzo player sul mercato italiano della mozzarella dopo Lactalis e Granarolo – che ha registrato un +23% di crescita a valore nel prodotto vaccino

«Hanno funzionato sia la scelta di investire sul peso fisso per un’azienda come Sabelli tradizionalmente forte nel servizio al banco gastronomia – dice l’ad Angelo Davide Galeati – sia nostri investimenti su promozione e marketing pari a circa 1,5 milioni l’anno che si vanno ad aggiungere ai 10 all’anno di investimenti industriali. Nel futuro continueremo a innovare e allargare la presenza delle nostre referenze nella Gdo».

Al Cibus di Parma Sabelli ha presentato “Il buono del bianco”, progetto di filiera che introduce «un sistema di remunerazione dei conferitori basato sul livello di implementazione dei requisiti stabiliti da un disciplinare»: non solo qualità organolettica del latte, ma anche tracciabilità, benessere animale, sostenibilità ed efficienza energetica, ricambio generazionale tra gli allevatori.

Campionessa di export batte il camembert

Gli acquisti domestici comunque pesano solo per la metà dei consumi nazionali, con l’altra metà che va a food service e uso industriale. Sono invece destinate all’estero 142mila tonnellate di mozzarella, pari a 921 milioni di euro: primo posto tra i formaggi con il 18,6% del valore totale dell’export. Lo scorso anno le esportazioni sono cresciute del 3,9% in quantità e del 10% in valore.

Tre quarti vanno in Europa e in particolare in Francia, che da sola vale quasi un terzo del totale, al punto che la mozzarella ha anche sorpassato il camembert sulle tavole transalpine.

Ma la crescita maggiore è stata in Germania (+24% per 12mila tonnellate), Spagna (+10,5%), Polonia (+30,5%). Solo il Regno unito, secondo mercato per export, registra un calo del 5,1%. La Svizzera detiene invece il primato per import pro capite: quasi 1 kg all’anno.

Il leader Lactalis: attenzione all’import

Per coprire il fabbisogno interno interviene però anche l’import, pari a 95.100 tonnellate (+6% sul 2022), per oltre la metà dalla Germania.

«Il nostro export registra, dopo un buon 2023, una partenza brillante a gennaio 2024 con le mozzarelle che crescono del 12 per cento. I prodotti italiani di qualità stanno tenendo bene e Lactalis ci ha sempre investito e creduto, lasciando autonomia e identità a ogni brand. Ma non dobbiamo dimenticare che agiamo in un mercato per lo meno europeo e che non tutto il latte è destinato alle Dop. All’estero ci sono costi più bassi e spesso si punta sul primo prezzo e sui discount, che rischiano di essere avvantaggiati in un periodo in cui cala il potere d’acquisto». A sottolinearlo è Mauro Frantellizzi, direttore export in Italia per Lactalis, che oltre Parmalat detiene marchi leader nel comparto come Galbani e Vallelata ed è il primo produttore di mozzarelle in Italia. Detiene 37% dell’export e in particolare il 50% di quello francese.

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