Buio sull’industria, produzione in calo da 21 mesi consecutivi
Auto e moda i punti critici di una manifattura che arretra però in modo corale
di Luca Orlando
3' di lettura
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Seicentottantasei giorni. Tanti ne sono passati dall’inizio di febbraio del 2023, momento di avvio della lunga sequenza di segni meno che da allora, ininterrottamente, caratterizza la nostra manifattura. L’ultimo aumento della produzione industriale risale infatti a gennaio dello scorso anno, un segno “più” nel dato tendenziale ormai scomparso dalle statistiche Istat per 21 mensilità consecutive.
Caduta inizialmente vista come fisiologica, alla luce delle crescite precedenti, ma che ora difficilmente può essere derubricata a fatto episodico, osservando un utilizzo della capacità produttiva sceso al 75%, il minimo da quattro anni. Per una manifattura che chiude il 2024 in tono minore, con volumi ridotti quasi in ogni ambito: chimica, apparati elettrici e alimentare sono gli unici comparti positivi tra gennaio e ottobre, il resto dell’industria va giù.
Moda e auto i settori più colpiti
Con picchi negativi in particolare per tessile-abbigliamento, frenato da una domanda globale debole e per l’auto, il settore peggiore in assoluto. Che in termini di vetture prodotte presenta dati desolanti: -41% in dieci mesi, trend aggravato dal -68% di ottobre, esito naturale del ricorso massiccio a cassa integrazione e stop produttivi. Un problema per Stellantis ma anche per l’ampio indotto correlato, come dimostrano i primi casi di licenziamento già verificati, poi rientrati dopo l’intervento del Mimit.
Casi paradigmatici, moda e auto, di un settore industriale che comunque in generale fatica, frenato da più elementi di contesto, interni e non solo. A pesare è anzitutto un quadro internazionale sfavorevole, sintetizzato nel rallentamento del commercio globale e nella frenata di più mercati, a partire dal nostro primo partner, la Germania.
La crisi tedesca
Se i dati di ottobre restituiscono un poco di ottimismo, presentando acquisti in crescita dello 0,9% da parte di Berlino, il bilancio 2024 resta ampiamente negativo, con un calo del 4,9% che in valore assoluto arriva in dieci mesi a 3,1 miliardi di euro, risorse che vengono a mancare dalle casse delle aziende. Se in termini di volumi la produzione di auto in Germania al momento ancora tiene (+1% a 3,9 milioni in 11 mesi) a preoccupare sono le prospettive, con la paventata chiusura di più fabbriche Volkswagen (quella di Audi a Bruxelles è già deciso che si fermerà a febbraio) a generare ansia tra i tanti fornitori italiani che proprio sull’automotive tedesco contano per saturare le proprie linee. Incertezza che in Germania fa prevedere a 4 aziende su 10 tagli alla forza lavoro, (i big Bosch, Schaeffler e Tyssen-Krupp li hanno già annunciati), crisi legata anche alla caduta verticale del comparto edilizio, con permessi di costruire dimezzati rispetto ai livelli pre-Covid, discesa che affonda un ampio indotto di componentistica, accessori e materiali.
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