I giorni di calo dal 1° febbraio 2023

Buio sull’industria, produzione in calo da 21 mesi consecutivi

Auto e moda i punti critici di una manifattura che arretra però in modo corale

di Luca Orlando

An aerial view shows cars on the dock waiting to be loaded onto ships for export at the port in Lianyungang, in China’s eastern Jiangsu province on December 12, 2024. (Photo by AFP) / China OUT

3' di lettura

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Seicentottantasei giorni. Tanti ne sono passati dall’inizio di febbraio del 2023, momento di avvio della lunga sequenza di segni meno che da allora, ininterrottamente, caratterizza la nostra manifattura. L’ultimo aumento della produzione industriale risale infatti a gennaio dello scorso anno, un segno “più” nel dato tendenziale ormai scomparso dalle statistiche Istat per 21 mensilità consecutive.

Caduta inizialmente vista come fisiologica, alla luce delle crescite precedenti, ma che ora difficilmente può essere derubricata a fatto episodico, osservando un utilizzo della capacità produttiva sceso al 75%, il minimo da quattro anni. Per una manifattura che chiude il 2024 in tono minore, con volumi ridotti quasi in ogni ambito: chimica, apparati elettrici e alimentare sono gli unici comparti positivi tra gennaio e ottobre, il resto dell’industria va giù.

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Moda e auto i settori più colpiti

Con picchi negativi in particolare per tessile-abbigliamento, frenato da una domanda globale debole e per l’auto, il settore peggiore in assoluto. Che in termini di vetture prodotte presenta dati desolanti: -41% in dieci mesi, trend aggravato dal -68% di ottobre, esito naturale del ricorso massiccio a cassa integrazione e stop produttivi. Un problema per Stellantis ma anche per l’ampio indotto correlato, come dimostrano i primi casi di licenziamento già verificati, poi rientrati dopo l’intervento del Mimit.

Casi paradigmatici, moda e auto, di un settore industriale che comunque in generale fatica, frenato da più elementi di contesto, interni e non solo. A pesare è anzitutto un quadro internazionale sfavorevole, sintetizzato nel rallentamento del commercio globale e nella frenata di più mercati, a partire dal nostro primo partner, la Germania.

La crisi tedesca

Se i dati di ottobre restituiscono un poco di ottimismo, presentando acquisti in crescita dello 0,9% da parte di Berlino, il bilancio 2024 resta ampiamente negativo, con un calo del 4,9% che in valore assoluto arriva in dieci mesi a 3,1 miliardi di euro, risorse che vengono a mancare dalle casse delle aziende. Se in termini di volumi la produzione di auto in Germania al momento ancora tiene (+1% a 3,9 milioni in 11 mesi) a preoccupare sono le prospettive, con la paventata chiusura di più fabbriche Volkswagen (quella di Audi a Bruxelles è già deciso che si fermerà a febbraio) a generare ansia tra i tanti fornitori italiani che proprio sull’automotive tedesco contano per saturare le proprie linee. Incertezza che in Germania fa prevedere a 4 aziende su 10 tagli alla forza lavoro, (i big Bosch, Schaeffler e Tyssen-Krupp li hanno già annunciati), crisi legata anche alla caduta verticale del comparto edilizio, con permessi di costruire dimezzati rispetto ai livelli pre-Covid, discesa che affonda un ampio indotto di componentistica, accessori e materiali.

Domanda interna in pesante arretramento

Se almeno sul fronte estero il supporto comunque rimane (in 10 mesi l’export è in calo solo dello 0,5%), non altrettanto si può dire per la domanda interna di investimenti, che invece è in pesante arretramento. A testimoniarlo la doppia revisione al ribasso operata da Ucimu, che ora vede per il 2024 una caduta di 35 punti della domanda interna di macchine utensili, così come in caduta è l’intera area di Federmacchine, sempre a causa dello stop del mercato nazionale. Sondaggi e stime degli uffici studi delle associazioni confermate a livello macro dall’Istat, che per il terzo trimestre indica un’accelerazione del ribasso, una caduta di oltre sei punti per gli investimenti in macchinari e attrezzature, quarto trimestre consecutivo in rosso. In valori correnti, nei primi nove mesi dell’anno la frenata supera i cinque miliardi di euro e le stime 2025 vedono da parte Istat per gli investimenti fissi lordi un eloquente “zero”.

E se la frenata manifatturiera ancora non si palesa nelle statistiche dell’occupazione, che in genere si muovono in un senso o nell’altro con un ritardo di qualche trimestre rispetto all’attività di fabbrica, l’evidenza di nubi in arrivo è già cosa certa. Come testimoniato dall’impennata delle richieste di ore di cassa integrazione, in crescita del 23% in media tra gennaio e settembre, con picchi del 48% per la meccanica, del 130% per il tessile-abbigliamento.

L’iniziativa del Sole 24 Ore

Per scongiurare il rischio che le richieste di Cig si traducano in esuberi, l’unica soluzione è dunque quella di una rapida inversione di rotta. Per questo, a partire da oggi, Il Sole 24 Ore, attraverso il contatore di giornate in rosso dell’industria che vedete in alto (oggi a quota 686), continuerà a segnalare l’esistenza del problema, avviando la pubblicazione di idee, proposte e contributi utili nel tentativo di provare ad interrompere la caduta, facilitando l’avvio di un nuovo percorso di crescita per la manifattura. Percorso che ci si augura breve, con l’obiettivo di azzerare il conteggio quanto prima.

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