Bufala, non c’è solo la mozzarella, crescono burrata e ricotta. E ora tocca alla stracciatella
Secondo i dati Nielsenq risultati migliori del comparto vaccino. Fattorie Garofalo investe su una referenza di stracciatella 100% latte di bufala ancora assente nei supermercati
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Se si parla di bufala si pensa subito alla mozzarella. Almeno, ovviamente, in campo alimentare. La Dop campana ha conquistato l’Italia e l’estero, con esportazioni che sfiorano il 40% e un giro d’affari complessivo di circa 800 milioni. Ma dal latte di bufala si ricava da sempre anche la ricotta, la cui Dop sta vivendo un momento di grande crescita. Così come è stato per la burrata, che negli ultimi anni è cresciuta parallelamente al successo di quella di latte vaccino. E ora tocca alla stracciatella, di cui esistono pochissime referenze, ma che potrebbe accelerare dopo il debutto di quella lanciata da Fattorie Garofalo, leader nelle produzioni bufaline.
Bufala meglio di vacca?
Il momento per introdurre nuove prodotti sul mercato sembra infatti propizio, con i derivati dal latte di bufala che nell’ultimo anno se la sono cavata meglio dei cugini di latte vaccino. Secondo un’analisi NielsenIq, infatti, il comparto che comprende mozzarella, ricotta, burrata e stracciatella – prodotti con ogni tipo di latte – tra novembre 2023 e novembre 2024 ha visto un incremento complessivo del 3% in volume, a fronte di una contrazione dell’1% in valore e del 4% sul prezzo medio.
«Oltre a una decrescita importante di prezzo, domanda e promozioni hanno influito negativamente sulle performance dei prodotti vaccini, da cui ne deriva un calo delle vendite a valore nell’ultimo anno. Le versioni 100% latte di bufala hanno messo invece a segno – nota Alessandra Cuomo di NielsenIq – una crescita del 7% in volume, del 5% in valore e un calo medio dei prezzi del 1 per cento. L’analisi per referenza evidenzia una differenza ancora più marcata: la mozzarella di bufala cresce del 6%, superando il 3% medio del segmento misto; la burrata di bufala si conferma come uno dei driver principali di crescita, con un +20%, a fronte di una contrazione dell’1% nella categoria complessiva (bufala e vaccina); la ricotta di bufala (dop e non, ndr) segna un +21% rispetto al +3% del dato aggregato che comprende anche quella di pecora e di vacca (dati in quantità, ndr). Il giro d’affari si concentra nella mozzarella che ormai ha raggiunto una penetrazione delle famiglie italiane del 90%. Tuttavia, la crescita a doppia cifra della bufala per tutte e quattro le categorie evidenzia un’attenzione dei consumatori per tutto il perimetro. Probabilmente questo è il riflesso della richiesta sempre crescente delle famiglie italiane per prodotti premium e ad alto contenuto di servizio».
Va comunque precisato che il “comparto bufala”, considerate solo le vendite della Gdo monitorate da NielsenIq, rappresenta il 17% del totale, cioè una spesa di circa 270 milioni su 1,6 miliardi. Limitandosi ai soli prodotti di bufala, invece, la mozzarella pesa per oltre il 94%, la burrata il 5% e la ricotta lo 0,5%. La stracciatella vaccina ha intanto avuto un boom: ormai vale oltre 43 milioni di vendite e nel 2024 è cresciuta del ’8% a valore e del 12% a volume.
La stracciatella di Fattorie Garofalo
«Il successo della stracciatella è evidente, quindi abbiamo ritenuto fosse il momento adatto per investire in un nuovo impianto e puntare con forza su una nuova referenza al 100% bufalina – dice Alfio Schiatti, chief commercial officer di Fattorie Garofalo – il consumatore chiede sempre più referenze di qualità che si differenzino in modo tangibile dal resto dell’offerta e anche i distributori avranno così a disposizione un altro tipo di stracciatella oltre che averne solamente di più marchi. Abbiamo lavorato molto sul packaging dall’impatto lineare e verticale che ci permetterà di distinguerci a scaffale. Il nostro obiettivo è essere il marchio di riferimento per la bufala e riteniamo ripetibile il successo ottenuto dalla burrata, con l’obiettivo di raggiungere una quota del 20% del mercato totale della stracciatella».








