Ristrutturazioni

Bonus casa: senza sconti salta un lavoro su quattro

Uno studio Nomisma racconta gli investimenti nelle piccole ristrutturazioni ora che la stagione dei bonus più generosi si è chiusa

di Giuseppe Latour

Cesare Chimenti - stock.adobe.com

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Un italiano su quattro non ristrutturerebbe casa in assenza di bonus. Mentre per la metà di chi ha effettuato lavori la presenza di agevolazioni è stata decisiva per decidersi a intervenire. Sono due dati contenuti in uno studio realizzato da Nomisma e commissionato da Angaisa, l’associazione nazionale di categoria dei distributori specializzati che operano nel settore idrotermosanitario.

Dati che raccontano in modo molto chiaro come gli incentivi siano ancora un cardine per questo settore che, dopo la fine della stagione degli sconti fiscali più generosi (a fine dicembre sarà per sempre cancellato il superbonus, non riconfermato in nessun caso con la nuova legge di Bilancio), ha subìto un rallentamento e adesso deve necessariamente passare da una fase di assestamento.

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Siamo, così, in un momento di normalizzazione per le imprese, caratterizzato da maggiore selezione sul mercato, meno spinta alla domanda, margini sotto pressione e investimenti più cauti. «Il clima di sfiducia – commenta il presidente di Angaisa, Maurizio Lo Re – non è destinato a prevalere nel medio termine ed è auspicabile che le istituzioni mettano a punto una nuova strategia, compatibile con il quadro di finanza pubblica, che curi le ferite lasciate dalla rapida chiusura della stagione degli incentivi».

Idrotermosanitario e impiantistica

L’altro dato rilevante della ricerca testimonia come il settore dell’idrotermosanitario e dell’impiantistica (un comparto che muove nel complesso 42,8 miliardi di euro) riesca comunque a tenere il passo dei cambiamenti in atto: un italiano su due, infatti, ha in programma interventi di manutenzione nell’arco dei prossimi dodici mesi. Non solo. Due italiani su tre guardano alla ristrutturazione come a un progetto da mettere in campo nei prossimi due o tre anni. E, tra questi, un cittadino su quattro è addirittura già nella fase attiva di raccolta delle informazioni con progettisti e imprese di ristrutturazione e arredamento; si sta, in sostanza, muovendo attivamente per effettuare i lavori.

Gli interventi

Tra questi, la spesa prevista è pari a circa 37mila euro. Con incentivi più scarsi, cioè, l’obiettivo non è più quello di rivoluzionare la casa, ma di migliorare subito gli ambienti che fanno la differenza nella vita quotidiana, attraverso investimenti più contenuti. Il 45% degli intervistati, allora, si è dichiarato interessato a intervenire primariamente sui bagni, il 40% sugli spazi esterni e sulle facciate, il 35% su cucina e sala da pranzo, il 30% su zona giorno e living, il 21% sulla zona notte.

Tra le priorità di intervento, più nello specifico, ci sono gli arredi, gli infissi e i pavimenti e rivestimenti. Seguono gli interventi strutturali che migliorano comfort ed efficienza, come i lavori di isolamento interno ed esterno, i sistemi di condizionamento dell’aria, l’efficientamento della climatizzazione con pompa di calore, il rifacimento dei tetti per coibentazione. Il risparmio energetico, per la grande maggioranza dei cittadini, è la leva che attiva l’azione.

Le criticità

Gli ostacoli sentiti come più problematici sono i costi elevati e i tempi incerti, ma è soprattutto la burocrazia il principale problema per i progetti di ristrutturazione. Rispetto a questo, alcune misure sulle quali il Governo sta puntando molto per il futuro, come il nuovo Conto termico (atteso a breve in versione 3.0, con le regole di attuazione che saranno licenziate tra poco), scontano ancora uno scarso livello di conoscenza da parte dei cittadini. Lo strumento al quale gli italiani sono più abituati resta quello delle detrazioni fiscali, da utilizzare all’interno della dichiarazione dei redditi.

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