La protesta

Bolgheri: col progetto eolico offshore a rischio anche il Viale dei Cipressi

Lettera dei produttori della Doc al ministro Pichetto Fratin: condividiamo la transizione ecologica ma vanno considerati anche gli effetti delle opere sul paesaggio

di Giorgio dell'Orefice

Una cena al viale dei Cipressi a Bolgheri Foto Linda Vukai

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Quando l’attenzione all’ambiente rischia di distruggere il territorio. È un vero e proprio cortocircuito green quello che sta andando in scena a Bolgheri (Livorno), nel Nord della Toscana dove un progetto di impianto eolico offshore nel Mar di Liguria rischia - con le proprie infrastrutture a terra - di devastare uno dei paesaggi vitivinicoli più identitari e rappresentativi della Toscana e dell’Italia.

È questo il senso di una lettera aperta che i vignaioli riuniti nel Consorzio della Doc Bolgheri hanno indirizzato al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

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Il territorio del Sassicaia

Siamo nella provincia di Livorno, in una campagna che degrada verso il mare diventata famosa negli anni ’70 e ’80 trainata dal clamoroso successo internazionale di un vino: il Sassicaia tanto che il nome dell’intera denominazione è Bolgheri e Bolgheri-Sassicaia.

Ma poi nel tempo la Doc è cresciuta molto al di là della celebre etichetta considerata tra i capostipite dei Supertuscan e ha richiamato in provincia di Livorno produttori affermati sia dalla Toscana (Giovanni ed Ambrogio Folonari) che da altre regioni come Angelo Gaja, Ziliani (Berlucchi) o come Antonio Capaldo (Feudi di San Gregorio). Ma soprattutto mettendo in piedi in questi anni un grande lavoro di crescita produttiva e di posizionamento dell’intera denominazione. Una Doc che ha registrato risultati molto positivi nonostante il trend non facile per i vini rossi, sia sui mercati internazionali sia sul fronte dell’enoturismo. Tanto da essere considerata negli ultimi anni una delle denominazioni più performanti d’Italia.

L’impatto del progetto eolico offshore

Adesso questa nuova tegola dell’offensiva “rinnovabile”. «Al centro di tutto – spiegano al Consorzio della Doc Bolgheri – c’è il progetto del parco eolico offshore flottante nel mar Ligure e soprattutto delle opere di connessione alla rete elettrica nazionale che interesserebbero la fascia costiera toscana e le aree interne. Dalle analisi progettuali emergono potenziali criticità legate al passaggio dell’elettrodotto in zone di altissimo valore paesaggistico e agricolo.

A rischio anche il Viale dei Cipressi

Tra le principali preoccupazioni – continuano al Consorzio - c’è la possibile interferenza del futuro elettrodotto con il celebre Viale dei Cipressi di Bolgheri, elemento identitario di straordinario valore storico e culturale, nonché simbolo riconosciuto a livello internazionale. Parallelamente, viene sottolineato il rischio di impatti sul territorio della Doc Bolgheri, un sistema agricolo d’eccellenza la cui qualità è strettamente connessa all’equilibrio tra suolo, clima e paesaggio».

Secondo i progetti depositati al ministero dell’Ambiente l’elettrodotto dovrebbe infatti anche oltrepassare il viale dei Cipressi simbolo di Bolgheri e presente anche nel logo del Consorzio Doc e teatro di un appuntamento fisso, di una cena che si svolge a settembre e che vede seduti a tavola lungo il viale di circa mille commensali.

Consorzio: integrità dei suoli e identità produttiva non sono replicabili

«Il Consorzio – ha commentato la presidente, Cinzia Merli - condivide pienamente gli obiettivi della transizione energetica, ma ritiene imprescindibile che ogni intervento sia valutato con estrema attenzione rispetto alle specificità dei territori coinvolti - ha proseguito -. Il paesaggio, l’integrità dei suoli agricoli e l’identità produttiva della Doc Bolgheri rappresentano un patrimonio non replicabile, che deve essere tutelato attraverso scelte progettuali capaci di minimizzare gli impatti e salvaguardare le aree più sensibili».

Considerare anche gli effetti delle opere sul paesaggio

«Il Consorzio – conclude la Merli – ribadisce la necessità che, nell’ambito delle procedure autorizzative in corso, vengano considerati non solo gli effetti diretti delle opere, ma anche quelli cumulativi su ecosistemi, paesaggio e attività agricole, con particolare attenzione agli elementi identitari e alla continuità dei terreni vitati».

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