Agricoltura sostenibile

Biologico, le vendite in Italia raggiungono quota 6,9 miliardi (+6,2%)

Dal Sana di Bologna esce un settore in salute. Secondo i dati Nomisma l’80% dei ristoranti dipone anche di offerte bio. Coldiretti: le aziende bio afflitte dal 30% di burocrazia in più

di Emiliano Sgambato

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Nel 2025 le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro. I consumi domestici pesano per 5,5 miliardi, mentre oltre 1,35 miliardi di euro sono consumi che passano per il canale fuori casa. La distribuzione moderna si conferma il primo canale di acquisto di biologico, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2025 le vendite di biologico nel canale si attestano a 3,5 miliardi di euro, con una crescita del 6,1% rispetto al 2024. Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel Bio, che nell’ultimo anno hanno visto un incremento del valore delle vendite del +7,5%.
È quanto emerge dall’Osservatorio Sana che Nomisma ha presentato al sana di Bologna che si chiude oggi 24 febbraio, in occasione di “Rivoluzione Bio” in collaborazione con Federbio e Assobio.

Canale fuori casa strategico

Il fuori casa nel biologico rappresenta un canale strategico, non solo per il suo peso numerico e per l’ampia consumer base, ma anche perché «offre al consumatore l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina». L’indagine di Nomisma evidenzia che oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti/propongono prodotti biologici, soprattutto ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte, miele.

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Estremamente diffusa anche la presenza di vini bio: l’85% dei ristoratori e dei bar propongono vini biologici. Le motivazioni legate all’inserimento del biologico sono principalmente riconducibili alla volontà di conferire al locale un posizionamento premium legato alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%).

Accanto a questo driver, tra le ulteriori motivazioni il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%). Tra le motivazioni che spingono a introdurre prodotti biologici c’è anche la sinergia tra i diversi attori della filiera: alcuni ristoratori (38%) propongono prodotti bio proprio perché attivati dai produttori locali.

Più informazioni e norme snelle

Una conoscenza approfondita del biologico rappresenta un fattore decisivo per rafforzarne la presenza nel canale fuori casa. Oggi, però, il 75% degli operatori non dispone di informazioni sufficienti sul metodo produttivo e sui suoi effetti su ambiente, salute e benessere animale. Ma il 26% degli operatori prevede infatti un incremento del valore degli acquisti di materie prime bio nei prossimi 2-3 anni, segno di una crescente fiducia nel suo potenziale. Parallelamente, il 28% si aspetta un minor numero di occasioni di consumo fuori casa come strategia delle famiglie per contenere la spesa, rendendo ogni uscita più selettiva e orientata verso locali esperienziali e proposte di qualità.

«I dati fotografano un biologico in crescita e sempre più maturo — dice Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio — ma il segnale deve essere sostenuto da maggiori investimenti in formazione e comunicazione».

Serve uno scatto della politica: più risorse, meno burocrazia e una Pac realmente europea. A lanciare il messaggio, evidenziando le priorità per rafforzare il bio tricolore in una fase decisiva per il futuro dell’agricoltura è il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, intervenuto a “Rivoluzione Bio”, evento centrale del Sana Food, insieme ad Anabio, l’associazione dedicata della Confederazione.

La minaccia della burocrazia

Sui record del biologico italiano pesa la minaccia dell’eccesso di burocrazia che colpisce le imprese agricole bio, costrette a un surplus di adempimenti che sono superiori fino al 30% rispetto all’agricoltura tradizionale, già peraltro più che vessata dalle “carte”. È la denuncia di Coldiretti Bio in occasione del convegno inaugurale, con la presenza del vicepresidente nazionale di Coldiretti, David Granieri, e della presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni.

Secondo un’indagine del Crea, l’eccessiva burocrazia è la causa dell’abbandono della produzione biologica in ben otto casi su dieci. L’aggravio di oneri amministrativi e le complicazioni ad essi legata, spesso prive di senso, pesa soprattutto sulle aziende di piccole e medie dimensioni - spiega Coldiretti Bio - inducendole a rinunciare alla certificazione. Da qui la richiesta di procedere a una semplificazione del quadro normativo per il settore, dove gli obiettivi europei di snellimento, anche nell’ultima proposta di revisione del regolamento europeo, sono rimasti ancora una volta sulla carta.

Ridurre la burocrazia significa - spiega Coldiretti Bio - difendere i record del biologico italiano che vanta la leadership Ue grazie alle 84mila aziende agricole attive sul territorio nazionale, più del doppio della Germania e un terzo in più della Francia. Quasi un campo su cinque in Italia (19%) è coltivato con metodo bio, ma in diverse regioni la percentuale sale addirittura oltre il 25%, tanto da aver raggiunto con quattro anni di anticipo gli obiettivi fissati dalla Ue nell’ambito della strategia Farm to Fork. L’Italia è anche il primo paese europeo produttore di cereali, ortaggi, frutta e olivo biologici.

Opportunità dal nuovo marchio nazionale

Un’ulteriore opportunità di sviluppo del settore può sicuramente venire dal nuovo marchio del biologico italiano, recentemente approvato in conferenza Stato Regioni. Uno strumento importante per aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli e valorizzare il lavoro della filiera agricola Made in Italy, anche rispetto a un trend che nel 2024 ha visto un aumento delle importazioni di prodotti biologici dall’estero, cresciute del 7,1% rispetto all’anno precedente, ricorda Coldiretti.

«Consolidare le filiere agricole di prodotto biologico italiano, attraverso i contratti di filiera, e la sempre maggiore presenza di prodotti biologici nei mercati di Campagna amica sono gli strumenti che stiamo mettendo in campo per favorire la conoscenza e la valorizzazione del bio italiano - sottolinea la presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni -, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente il consumo interno di questa eccellenza del nostro agroalimentare».

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