Autostrade, in arrivo 4,6 miliardi dei fondi Recovery per la manutenzione
Il fabbisogno d’interventi per la sola rete autostradale ammonta a 40 miliardi. Fondi pubblici da spartire con le reti in carico all’Anas e con le strade provinciali
di Maurizio Caprino
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I punti chiave
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Ci sono cifre importanti, dietro lavori e restrizioni su strade e autostrade dovuti a manutenzioni omesse o carenti da decenni che anche quest’estate mandano in tilt il sistema. Nessuno ha quantificato l’intero impatto di questo tilt su economia e ambiente: bisogna tenere conto che i disagi dureranno fin verso la fine di questo decennio. Ma inizia a esser chiaro quanto costano i lavori e quanto arriverà da contributi pubblici (il resto, sulle autostrade a pedaggio, andrà preso dalle tasche degli utenti).
In ogni caso, il caos è inevitabile: i lavori non sono rinviabili (come insegnano i crolli anche tragici) e da un anno le linee guida ministeriali su viadotti e gallerie hanno reso obbligatorie alcune chiusure repentine.
La “mancia” del Pnrr
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, da una stima interna al ministero delle Infrastrutture (Mims), assegna alle manutenzioni viarie circa 4,6 miliardi sui 62 di dote Mims. Una goccia, sui 40 di fabbisogno delle sole autostrade. Certo, si può contare sui pedaggi, ma per alcuni lavori, come la messa in sicurezza sismica di A24 e A25, sarà lo Stato a metterci soldi.
Poi c’è la rete Anas, 32mila chilometri, circa il quintuplo di quella autostradale a pedaggio. E non è messa meglio, anzi. Si prevede che lo Stato metterà circa un miliardo l’anno.
Infine, i quasi 120mila chilometri delle strade provinciali. Sono in condizioni ancora peggiori e necessitano di ben più degli 1,15 miliardi appena assegnati dal Mims e degli 1,9 miliardi che a fine 2019 l’Upi indicava come fabbisogno per gli appena 1.500 progetti all’epoca cantierabili.







