Caos autostrade, cosa aspettarsi dalle due class action contro Aspi
Mille euro per ogni cittadino ligure, per risarcirlo dai danni derivati dai continui cantieri su una rete lasciata per anni senza manutenzione. E un’altra azione - nazionale - chiede 220. Sullo sfondo, la vendita di Aspi a Cdp
di Maurizio Caprino
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Su Autostrade per l’Italia (Aspi) arriva la seconda class action in un mese, per i disagi legati ai tanti cantieri che creano a ripetizione lunghe code sulla rete (e proseguiranno per anni). Dopo l’azione avviata il 21 giugno dall’associazione di consumatori Altroconsumo, il 16 luglio è stata messa la prima firma per quella che ha lo scopo di risarcire tutti gli abitanti della Liguria, la regione più colpita dal degrado della rete dovuto a carenze di manutenzione (dai crolli del Ponte Morandi e della galleria Bertè alla paralisi del traffico).
La differenza tra le due class action
Se Altroconsumo aveva quantificato in 220 euro il danno medio patito da ogni famiglia italiana per disagi legati a mancate manutenzioni, il consigliere regionale Ferruccio Sansa - promotore della class action ligure, con la sua firma messa nello studio legale dell’avvocato e senatore de «L’alternativa c’è» Mattia Crucioli - stima che ciascuno degli 1,5 milioni di residenti nella sua regione abbia patito un danno di 1.000 euro.
Questo porterebbe teoricamente, se tutti gli abitanti della Liguria aderissero all’azione e fossero ammessi dai giudici al risarcimento, a un esborso di 1,5 miliardi per Aspi.
Le prospettive reali
Naturalmente ciò non potrà mai accadere. Se non altro perché nella migliore delle ipotesi (alta percentuale di ammessi tra gli aderenti) il risarcimento sarebbe da pagare al 10% dei potenziali interessati. Lo ha insegnato il caso della più importante azione vinta finora in Europa, quella di Altroconsumo contro la Volkswagen per il dieselgate, chiusa il 7 luglio al Tribunale di Venezia.
Delle class action contro Aspi dovrà invece occuparsi il Tribunale di Roma.








