Social media

Al via giovedì la prima class action inibitoria contro Meta e TikTok

L’azione legale collettiva mira a tutelare i minori vietando l’accesso agli under 14, informandoli sui rischi ed eliminando i meccanismi che creano dipendenza

di Camilla Colombo

Vancouver, CANADA - Oct 17 2022 : TikTok and Instagram icons seen in an iPhone screen. Social networking service and short video platform concept. Koshiro - stock.adobe.com

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Inizierà giovedì, 14 maggio, con la prima udienza presso il Tribunale delle Imprese di Milano, la class action inibitoria contro Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, e TikTok a tutela dei minori nel mondo digitale. Si tratta della prima iniziativa a livello europeo ed è promossa da Moige, il movimento italiano genitori, da un gruppo di famiglie e dallo studio legale associato Ambrosio & Commodo di Torino, tramite il procedimento 29994/2025.

L’azione legale, fondata sull’articolo 840-sexiesdecies del Codice di procedura civile, si articola in tre richieste:

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  • il rispetto dell’obbligo di verifica dell’età e del divieto di accesso ai social media per i minori d 14 anni;
  • l’eliminazione dei meccanismi che spingono alla dipendenza, come gli algoritmi di profilazione e lo scroll dei contenuti;
  • l’obbligo di un’informazione chiara, visibile e trasparente sui rischi, come accade per i produttori di farmaci, alcol e tabacco.

La tutela dei minori

L’obiettivo dell’azione inibitoria collettiva, uno strumento legale a tutela dei cittadini introdotto nell’ordinamento italiano nel 2021, è difendere i minori dall’uso eccessivo dei social media, informando al contempo sui rischi che derivano dall’abuso. Come ha precisato ieri l’avvocato Stefano Commodo, coordinatore del team legale, durante la presentazione dell’iniziativa alla Sala stampa estera, «non si vogliono mortificare le positività dei social, ma eliminare gli aspetti tecnologici e di marketing che li rendono dannosi per gli utenti più fragili, dato ormai pacifico in letteratura scientifica».

A sostegno di questa posizione è intervenuto anche il professor Tonino Cantelmi, direttore della scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo-interpersonale e coordinatore di un parere scientifico sul tema. «Meta e TikTok, attraverso contenuti e algoritmi d’ingaggio continuo, rischiano di sbilanciare il cervello in sviluppo dei ragazzi, iper-stimolando il circuito della ricompensa. Le evidenze scientifiche indicano che stiamo creando cervelli più dipendenti impulsivi e vulnerabili, contribuendo a una vera recessione cognitiva ed emotiva».

La posizione di Meta

In merito alla class action, Meta, tramite un portavoce, ha dichiarato: «Difendiamo il nostro operato e continueremo a impegnarci per garantire la sicurezza dei ragazzi. Sappiamo che i genitori sono preoccupati per la sicurezza dei figli adolescenti online, ed è per questo che introduciamo costantemente misure per aiutarli a proteggerli. Gli account per teenager offrono protezioni predefinite che limitano chi può contattare gli adolescenti, i contenuti a cui possono accedere e il tempo che trascorrono su Facebook e Instagram».

Se il Tribunale di Milano riterrà TikTok e Meta responsabili delle condotte contestate, ordinerà loro la cessazione, aprendo all’azione risarcitoria verso – potenzialmente – migliaia di famiglie, dato che si stima siano oltre tre milioni i minori di 14 anni iscritti ai social.

Il contesto internazionale

L’avvio della class action inibitoria, sostenuta da Moige e dallo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino, si inserisce in un periodo di forti contestazioni ai proprietari dei social media. Sempre più Paesi nel mondo limitano (o vietano del tutto) per legge l’accesso ai social media per i più giovani - apripista, qualche mese fa, è stata l’Australia - ma anche nelle aule di tribunale i social network sono sempre più sotto accusa. La sentenza del 25 marzo scorso del Tribunale di Los Angeles, nella causa rubricata al numero JCCP 5255, ha portato a un verdetto unanime che può cambiare le regole dell’uso dei social media. Instagram e YouTube sono state, infatti, condannate a risarcire complessivamente tre milioni di dollari a una ragazza di 20 anni che aveva portato in giudizio Meta e Google per ansia, dismorfismo, autolesionismo, provocati dagli scroll infiniti sulle due piattaforme che usava da quando aveva nove e sei anni. A fine aprile, infine, la Commissione europea ha rilevato in via preliminare che Instagram e Facebook hanno violato legge sui servizi digitali (Dsa) per non aver diligentemente identificato, valutato e mitigato i rischi di accesso ai loro servizi da parte di minori di 13 anni. Nonostante i termini e le condizioni di Meta stabiliscano l’età minima per accedere in modo sicuro a 13 anni, le misure messe in atto dalla società per far rispettare queste restrizioni non sembrano essere efficaci. Per questo, la Commissione ritiene che Instagram e Facebook debbano modificare la loro metodologia di valutazione del rischio e rafforzare le loro misure per prevenire, rilevare e rimuovere i minori di età inferiore ai 13 anni dal loro servizio.

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