Ospitalità e ristorazione

Agriturismo, continua la crescita: il giro d’affari supera il miliardo

Le strutture nel 2023 sono 25.900, il 5% in più dopo diverse stagioni di sviluppo costante grazie alla differenziazione dei servizi e alle presenze straniere. Alla fiera di Arezzo AgrieTour operatori in aumento

di Emiliano Sgambato

Le presenze negli agriturismi sono in continua crescita

4' di lettura

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Il 2024 sarà un anno da ricordare per gli agriturismi. Niente a che fare però con l’overtourism: quella dell’ospitalità e della ristorazione rurale in Italia è una tendenza che continua a crescere negli anni in maniera costante ma senza eccessi, e che ha avuto nel post Covid (se non proprio durante il periodo con più restrizioni) la spinta forse decisiva.

Il numero di agriturismi nel 2023 è infatti arrivato a quasi 25.900 aziende, facendo registrare un +5,2% sull’anno precedente. Una crescita che arriva dopo il +1,3% del 2021 rispetto al 2020 e il +3,3% rispetto al 2019. Il trend positivo si riscontra anche in termini di valore della produzione, a quota 1,16 miliardi, il 45% in più rispetto al 2020. Lo scorso anno la domanda per la prima volta ha superato i 4 milioni di arrivi e 15,5 milioni di pernottamenti, per il 58% da parte di stranieri (soprattutto da Germania, Paesi Bassi e Francia). I dati sono forniti dalla fiera di riferimento del settore giunta alla sua 26esima edizione: AgrieTour in programma ad Arezzo Fiere dal 25 al 27 ottobre. Non a caso si tiene in Toscana, che resta la regione leader con 5.797 attività (+4,7%), pari al 21,8% dell’offerta nazionale e al 6,2% sul totale delle strutture ricettive. La Toscana e la Provincia di Bolzano, insieme, detengono poco più della metà delle presenze.

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Agriturismo, una crescita solida

«Il 2023 è stato senza dubbio l’anno di più grande successo nella storia dell’agriturismo, che ormai rappresenta l’1,9% dell’intero valore dell’agricoltura e il 22,6% delle attività secondarie – commenta il presidente di Arezzo Fiere e Congressi, Ferrer Vannetti –. È un risultato lungamente preparato da una progressione di crescita basata su un aumento degli ospiti italiani e stranieri che è stato costante nel tempo. A questo è corrisposto uno sviluppo dell’offerta che si è diffusa omogeneamente in tutte le regioni. Sono 1.850 le strutture ricettive di campagna iscritte alle attività di AgrieTour su oltre 3mila aziende presenti, i numeri dei workshop b2b sono raddoppiati e sono attesi oltre cento tour operator da 27 Paesi».

Anche le previsioni per il 2024 sono buone: secondo un sondaggio tra gli operatori, gli ottimisti (42%) continuano ad essere largamente prevalenti sui pessimisti (6%), «seppur con valori meno positivi rispetto a quelli relativi all’andamento degli affari nel 2023», precisano gli organizzatori.

Più servizi per far crescere il valore aggiunto

«Sicuramente si tratta di una crescita costante che dimostra ottime capacità di tenuta e che acquista ancora maggior valore perché si sta espandendo in un contesto difficile sia per l’economia che per il mondo agricolo, anche se va ricordato che c’è un forte ricambio tra gli operatori – commenta Carlo Hausmann, direttore di Agrocamera Roma ed esperto della Rete rurale nazionale e dell’Osservatorio nazionale dell’agriturismo –. Per entrare sul mercato ci vogliono infatti investimenti importanti che possono essere sostenuti solo se si propone un’offerta di qualità con servizi innovativi, da cui arriva il vero valore aggiunto. Per continuare a crescere gli agriturismi devono consolidarsi come testimonial del territorio e dei prodotti agroalimentari di qualità. È questa la peculiarità del modello italiano che vengono a studiare dall’estero. L’evoluzione che negli anni ha portato a differenziare l’offerta rurale si deve sviluppare ancora si più in sinergia con gli altri attori sul territorio per continuare a crescere».

Concorrenza sleale? No se resta l’attività agricola

Alcune offerte prevedono servizi di ospitalità sempre più sofisticati, fino dalla ristorazione di alta gamma a trattamenti degni delle migliori spa alberghiere. Al punto che c’è chi parla di “concorrenza sleale” rispetto agli altri operatori che si muovono sul mercato senza agevolazioni. «L’agriturismo è diventato una specializzazione dell’agricoltura, ma è chiaro che il principio della connessione agricola e dell’azienda multifunionale deve rimanere – commenta Hausmann –. Le regole da rispettare ci sono e sono stringenti, ovviamente occorre che funzionino i controlli. La legge prevede vincoli sul rapporto tra le ore di lavoro dedicate alle attività agricole e quelle dedicate all’ospitalità (in modo però slegato dal fatturato) e sulla provenienza dei prodotti da utilizzare. Il tutto in cambio di un regime fiscale agevolato che però ad esempio non permette di scaricare l’Iva o altri costi. Cosicché spesso alcune attività nate come agriturismo trovano convenienza a passare alla legislazione ordinaria del commercio».

Coldiretti: raddoppiati gli ecoturisti

«Siamo i primi a contrastare i falsi agriturismi, perché il regime fiscale è un investimento della collettività sul presidio agricolo dei territori. Il vero agriturismo – commenta Dominga Cotarella, presidente di Terranostra Campagna Amica di Coldiretti – è una delle forme più importanti della multifunzionalità che caratterizza il modello agricolo italiano. Il successo negli ultimi anni è il risultato della crescente domanda di esperienze autentiche e sostenibili, con i turisti sempre più attratti dalla possibilità di vivere a contatto con la natura e riscoprire le tradizioni locali. Nel giro di un decennio sono raddoppiati gli eco-turisti, cioè gli italiani che al momento di pianificare le ferie guardano alla sostenibilità, dalla garanzia di mangiare cibo a km zero alla riduzione dei consumi energetici. Gli agriturismi hanno risposto efficacemente a queste nuove esigenze, offrendo un legame diretto con il territorio. C’è ancora margine per una crescita del settore, ma questa richiede investimenti in innovazione, qualità dei servizi e sostenibilità ambientale. Come Coldiretti lavoriamo costantemente per la promozione delle eccellenze locali e la creazione di reti territoriali che coinvolgano produttori, aziende agricole e comunità».

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