Affitti brevi, Napoli attiva la soglia massima del 30%
Nel centro storico arriva un tetto per le superfici dedicate a locazione turistica: l’obiettivo è convogliare il fenomeno anche su altri quartieri
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I punti chiave
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Una nuova destinazione d’uso, per monitorare il fenomeno in modo più preciso. E l’introduzione, per la prima volta in Italia, di una soglia di residenzialità in alcuni quartieri del centro storico: in ogni edificio almeno il 70% della superficie commerciale dovrà essere destinata alle abitazioni. Sono i due pezzi della manovra che il Comune di Napoli sta preparando con la sua variante urbanistica per governare in modo più efficace il fenomeno degli affitti brevi, esploso negli ultimi anni nel capoluogo campano.
La decisione del Comune
L’intervento, approvato dalla giunta e atteso a breve in Consiglio comunale, si poggia sulla trasformazione che i quartieri del centro storico hanno subito negli ultimi anni. Tra il 2016 e il 2024 - dicono i dati dell’amministrazione - gli annunci Airbnb sono cresciuti del 735%, portandosi dietro fenomeni positivi, come la riqualificazione di alcune aree e l’aumento dei valori immobiliari. Dall’altro lato, ci sono quartieri sui quali la pressione turistica è molto inferiore e che, per questo motivo, avrebbero potenzialmente spazi per gli affitti brevi.
Dice il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Laura Lieto: «Napoli affronta una fase delicata: l’impatto degli affitti brevi sulla residenzialità, soprattutto nel centro storico. Con la variante adottata interveniamo in anticipo per evitare l’espulsione dei residenti e mantenere l’equilibrio urbano. Nel perimetro Unesco fissiamo un principio chiaro: la residenza resta prevalente, con una quota minima di abitazioni destinate alla vita stabile e regole precise per gli affitti brevi, che non saranno più senza limiti. Non vogliamo frenare il turismo, ma governarlo, tutelando la mixité sociale e il diritto alla casa. È un passaggio necessario per garantire uno sviluppo equilibrato e il futuro della città».
Prima di arrivare ai numeri eccessivi di altre città, insomma, l’amministrazione guidata da Gaetano Manfredi cerca strade alternative. E punta a introdurre due regole. Insieme alla richiesta del codice identificativo per gli affitti brevi, bisognerà avviare una pratica per cambiare la destinazione d’uso, passando alla A/2 (abitazioni per uso turistico). In aggiunta, bisognerà - con una manovra inedita a livello italiano - verificare che, nel condominio nel quale è collocato l’appartamento in locazione breve, la superficie dedicata a questa finalità non superi già il 30 per cento.
L’andamento degli annunci
A stabilire come queste regole avranno un’applicazione concreta sarà un regolamento. Il principio, però, è chiaro: evitare che i turisti sostituiscano i residenti nei quartieri del centro storico. Contando sul fatto che la domanda di alloggi di questo tipo possa essere convogliata anche su altre zone. Confutano i dati del Comune gli operatori del settore: per Mario Morra, delegato Aigab (associazione italiana gestori affitti brevi) su Napoli: «La variante si fonda su numeri obsoleti del 2024 e introduce il meccanismo del 70/30 per singolo fabbricato, una costruzione normativa che non ha alcun senso urbanistico: non si può pianificare la città ragionando condominio per condominio».








