Putin in movimento

Addio Siria, la Russia si prende sei basi aeree in Libia

Resta una presenza nel Paese mediorientale, ma meno centrale. In atto da parte di Mosca lavori di ampliamento per dislocare materiali, velivoli, mezzi e mercenari di Africa Corps. La strategia punta a sostituire gli scali siriani e creare un ponte logistico verso il Sahel, ma anche a destabilizzare il percorso elettorale di riunificazione. Alert per il fronte Sud della Nato

Ex mercenari della Wagner dislocati in Bielorussia (Ministero della Difesa bielorusso via AP). Il gruppo si è riformato sotto il nome di Africa Corps ed è principalmente presente nel Continente africano APN

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Siamo concentrati sul fronte Est dell’Ucraina, ma Mosca si muove anche in altre direzioni. Sta pianificando e finanziando progetti infrastrutturali in addirittura sei basi aeree libiche: Al-Jufra, Al-Khadim, Al-Qardabiyah, Brak al-Shati, Maaten al-Sarra e Tamanhint. Secondo il Tearline Project della National Geospatial-Intelligence Agency - a riportarlo è Africa Defence Forum - le basi aeree sono sparse in tutto il Paese e ospiterebbero una serie di equipaggiamenti militari, tra cui sistemi di difesa aerea, caccia MiG-29 e droni. Sono gestite da personale militare russo e da mercenari appartenenti ad Africa Corps. La Russia ha usato la Siria come hub per equipaggiamenti, armi e personale destinato all’Africa, fino alla caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024. A quel punto è diventato ancor più importante per Vladimir Putin gestire nuove relazioni con la Libia per riproporre lo schema siriano. Inizialmente l’obiettivo è stata la città di Tobruk, che con lo scalo marittimo ed aereo avrebbe permesso logistica marittima e voli regolari. Fallito il tentativo, è iniziata l’espansione verso l’interno. Espansione che in parte punta a basi che non hanno mai ospitato personale russo e in altri casi mira a implementare le strutture logistiche già esistenti. Tali sviluppi, nel complesso, vanno inquadrati in un più ampio sforzo per espandere la propria presenza militare in Libia e sfruttare la posizione strategica del Paese per sostenere il movimento di personale, equipaggiamenti e armi attraverso il Nord Africa e il Sahel. Secondo il rapporto Usa, infatti, la dislocazione dei poli militari riuscirebbe a coprire gran parte del territorio con un duplice obiettivo. Il primo quello logistico, come evidenziato sopra, e il secondo politico. La presenza continua di forze militari straniere rappresenta una sfida per gli sforzi volti a unificare le istituzioni libiche e a rimuovere dal Paese forze straniere e mercenari. Che minano il percorso elettorale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Secondo tale logica, la base aerea di Maaten Al-Sarra, vicino ai confini della Libia con Ciad e Sudan, sarebbe da considerare la più importante per l’attività russa. Lo scalo era rimasto abbandonato dal 2011. Ora sono stati avviati lavori di riqualificazione delle piste, dei magazzini e di altre strutture. Presso la base aerea di Al-Khadim, circa 100 chilometri a Est di Bengasi, nel corso dell’ultimo anno sono stati costruiti tre nuovi hangar e strutture ritenute destinate ad alloggi e supporto logistico. Nel 2026 sarebbero stati aggiunti anche una torre di comunicazione e delle caserme, mentre personale russo è stato osservato muoversi regolarmente all’interno della base. Ad al Jufra le forze russe mantengono una presenza dal 2019. I lavori di sviluppo hanno incluso la riqualificazione degli hangar per gli aerei e la costruzione di piccoli edifici, recinzioni, terrapieni e ulteriori strutture di supporto. L’attività presso la base aerea di Ghardabiya, collegata all’aeroporto internazionale di Sirte, risalirebbe invece al 2022. Lo sviluppo infrastrutturale ha incluso la riqualificazione della pista e il rafforzamento del perimetro della base. La presenza russa nella base aerea di Brak Al-Shati si è ampliata invece soltanto da marzo 2024, con la costruzione di un hangar e di due edifici ritenuti destinati alla manutenzione degli aeromobili. Secondo il rapporto, il numero di effettivi russi nella base è aumentato da circa 300 a 450 unità dal dicembre 2024. Il rapporto ha infine descritto le attività all’interno della base aerea di Tamanhint, già in precedenza utilizzata dal personale del Gruppo Wagner per operazioni militari e per facilitare trasferimenti di armi verso il Sudan. Qui, i lavori di ampliamento e riqualificazione della base avrebbero incluso strutture destinate agli alloggi, una strada che collega la pista agli hangar e modifiche alla pista stessa.

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I lavori russi nelle sei basi aeree libiche mostrano come Mosca stia ampliando la propria presenza militare in Nord Africa, trasferendo al contempo armi, mercenari e altri combattenti verso zone di guerra. Le rivelazioni del Tearline Project – confermate da due fonti a 24OreNextMed - portano a valutare la mossa come un vero campanello d’allarme. I prossimi otto mesi, da qui alle probabili elezioni della primavera 2027, aprono una stagione estremamente delicata per la Libia. Sono in atto movimenti plurimi di attori esteri (dalla Turchia, al Qatar fino alla Cina) al limite delle attività diplomatiche, mentre la proiezione russa apre un nuovo scenario. La presenza militare diretta e la capacità di dislocare mercenari in poco tempo punta chiaramente all’instabilità del Paese e del Sahel. E punta a disturbare la regolarizzazione dei traffici nel Mediterraneo. Il tema dovrebbe far parte del dibattito quotidiano italiano ed europeo. Appare strano immaginare la Russia come un attore ostile soltanto in Ucraina. Certo, le modalità sono differenti. Ma gli obiettivi di destabilizzazione rischiano di essere i medesimi.

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