Vino

Accelera l’export verso gli Usa, ma è l’effetto scorte (in attesa dei dazi)

A febbraio i dati evidenziato un +20% per il vino, +12% nel lattiero caseario e +9% per l’olio d’oliva

di Giorgio dell'Orefice

3' di lettura

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I numeri sono ancora positivi ma non bastano a cancellare le preoccupazioni, anzi, alimentano i timori per una brusca battuta d’arresto.

 Sono ancora infatti con il segno più le cifre sulle importazioni di prodotti agroalimentari italiani da parte degli Stati Uniti nei primi due mesi del 2025. Dati aggregati resi noti dalle dogane statunitensi e relativi a tre grandi settori export oriented dell’alimentare made in Italy: vino, formaggi e olio d’oliva. 

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Numeri positivi che, evidentemente, ancora non risentono dei dazi introdotti dal presidente Usa Donald Trump a partire dal 2 aprile scorso e che ancora parlano della corsa degli importatori americani a fare scorte di prodotti italiani. Ed è per questo che non sono sufficienti a rassicurare le imprese italiane.

Un trend che già era emerso negli ultimi due mesi del 2024 quando una fiammata di acquisti di vino italiano (+20% negli ultimi due mesi) aveva spinto l’intero comparto a chiudere l’export 2024 Oltreoceano con un robusto +8,5 per cento.

Gli Stati Uniti hanno continuato ad acquistare vino da tutto il mondo anche a inizio 2025. Nei primi due mesi dell’anno l’import totale Usa di vino ha superato quota 1,1 miliardi di dollari (+20,3% in valore e + 4,8% in quantità). In primissima fila Francia e Italia. I vini francesi hanno la leadership del fatturato con 510 milioni di dollari (+54,1% rispetto al primo bimestre 2024) seguiti da quelli made in Italy (351 milioni, +10,9%). Ma, in misura minore, gli Stati Uniti hanno continuato ad acquistare vino anche da Spagna (+5,7%), Argentina (+18,3%), Cile (+7,2%).

Andamento analogo anche nel settore lattiero caseario nel quale l’Italia è saldamente leader. Gli acquisti Usa di formaggi e latticini made in Italy a gennaio e febbraio hanno toccato quota 92 milioni di dollari (+12,3%). Un fatturato triplo rispetto a quello della Francia (30,8 milioni, -8,7%). Battuta d‘arresto invece per gli acquisti di prodotti lattiero caseari da Spagna (-8,4%) e dall’Olanda (-16,8%).

E continuano le scorte Usa anche di olio d’oliva pur se con un forte ribasso dei prezzi e dei valori. Nel complesso, a febbraio scorso, sono state spedite verso gli Usa 59mila tonnellate di olio per un valore di 433 milioni di dollari. Ma mentre in quantità si è registrato un progresso del 9,4% il fatturato è calato dell’8,1%. Segno di un consistente rientro dei listini rispetto ai picchi del 2024. In volume sono aumentate le vendite dalla Spagna (+6,4%), dall’Italia (+2,8%), dalla Tunisia (+33,9%), dalla Turchia (+41,8%) e dalla Grecia (+9,5%).

«Fa piacere poter commentare dati ancora positivi – spiega la presidente di Federvini, Micaela Pallini -. Siamo consapevoli che i numeri riflettono ancora la corsa agli stock che c’è stata negli Stati Uniti tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Le nostre aziende sono impegnate nel cercare di capire come assorbire, almeno in parte, il dazio cercando così di evitare di scaricarne il peso sul consumatore. Con la mia azienda ad aprile non abbiamo spedito nulla negli Usa ma chiuderemo il primo quadrimestre a +7%. In generale aprile mi è sembrato molto lento per tutti ma ho anche feedback positivi da altri mercati, con una ripresa delle vendite soprattutto nella Ue. Insomma, è presto per fare bilanci. Vediamo».

«I dati dell’export sono ancora positivi ma non ci facciamo illusioni – ha aggiunto il segretario generale dell’Unione italiana vini, Paolo Castelletti – i momenti difficili arriveranno. Abbiamo invitato i nostri soci a negoziare duramente per assorbire insieme con gli importatori il peso dei dazi che fino al 9 luglio saranno fermi al 10%. Ma al tempo stesso li abbiamo anche esortati a evitare cedimenti sul fronte dei prezzi. Le “fughe in avanti” di qualcuno possono danneggiare tutti e danneggiare il posizionamento del vino italiano costruito in anni di lavoro».

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