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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Ubs arretra alla Borsa di Zurigo in vista del voto parlamentare sulle nuove norme patrimoniali proposte dalla Svizzera e dopo avere ribadito in un documento che l’inasprimento richiesto dal Governo elvetico danneggerebbe il gruppo e l’economia nazionale nel suo insieme. La Camera Alta del Parlamento svizzero voterà mercoledì sulle nuove norme patrimoniali elaborate dopo il crollo di Credit Suisse nel 2023 e il successivo salvataggio da parte di Ubs. Per evitare nuove crisi bancarie, il governo svizzero vuole che Ubs copra il 100% delle sue filiali estere con capitale CET1. Una proposta di compromesso avanzata in sede parlamentare prevede una copertura al 90%.
In una dichiarazione integrativa pubblicata nella serata di lunedì, Ubs contesta anche quest’ultima proposta, sottolineando che «non rappresenta un compromesso e danneggerebbe significativamente la competitività» del gruppo. «La proposta di una copertura del 90% di CET1 è molto vicina a quella del Consiglio federale (100% di CET1) e costringerebbe Ubs, inclusi gli adeguamenti già adottati all'Ordinanza sul capitale, a detenere circa 18 miliardi di dollari di capitale CET1 aggiuntivo improduttivo, con costi ricorrenti proporzionalmente elevati», si legge nella dichiarazione. Ubs motiva il nuovo documento sulla sua posizione in merito alla nuove norme, sottolineando che «il dibattito sulla regolamentazione bancaria svizzera è caratterizzato da interpretazioni divergenti, fraintendimenti e rappresentazioni incomplete di diverse questioni chiave» e spiegando che «in quanto istituzione più direttamente interessata dalle proposte, ritiene sia suo dovere e suo diritto chiarire i fatti prima che i dibattiti parlamentari proseguano». Ubs «sostiene adeguamenti normativi mirati, proporzionati, allineati a livello internazionale e che affrontino le cause della crisi del Credit Suisse», puntualizza il documento. Oltre ad evidenziare i danni alla sua competitività, la banca sottolinea che «i costi di una regolamentazione eccessiva danneggiano l'economia svizzera» e aggiungendo che la stessa Ubs «è un riflesso della forza dell'economia svizzera e le sue dimensioni sono già prese in considerazione attraverso requisiti normativi aggiuntivi».
La banca contesta poi l’assunto di base delle nuove norme che il fallimento di Credit Suisse sia dovuto a un'insufficiente copertura patrimoniale per le sue partecipazioni estere. Non è così: «il crollo di Credit Suisse è stato attribuibile a una serie di fattori, tra cui debolezze a livello di strategia, cultura aziendale, governance, gestione del rischio e gestione delle risorse finanziarie, nonché a una carenza di agevolazioni regolamentari. Tutti questi fattori hanno contribuito alla crisi». Le agevolazioni regolamentari concesse a Credit Suisse hanno in parte celato la sua debolezza patrimoniale e ritardato l'adozione delle misure necessarie. Come afferma anche il rapporto della Commissione parlamentare d'inchiesta, «un'applicazione coerente del regime patrimoniale vigente e della relativa vigilanza avrebbe consentito un intervento più tempestivo», è l’affondo di Ubs. La banca ricorda anche di avere «già un solido coefficiente CET1 di circa il 14%» e di dover soddisfare «severi requisiti di liquidità rispetto agli standard internazionali». Requisiti più elevati «non aumenterebbero la sicurezza, ma al contrario incrementerebbero sostanzialmente i costi del capitale e comprometterebbero la competitività internazionale» di Ubs, che stima appunto a 18 miliardi di dollari il capitale aggiuntivo Cet1 con la proposta del 90% e a 22 miliardi quella con il 100%.
«I costi non derivano dalla creazione di capitale, ma dalla sua detenzione. Ubs dovrebbe finanziare l'intero capitale aggiuntivo di 22 miliardi di dollari…a un tasso annuo di circa il 10%», spiega il documento. In questo modo, «Il fabbisogno totale di capitale aggiuntivo in relazione all'acquisizione di Credit Suisse salirebbe a circa 37 miliardi di dollari, corrispondenti a costi di capitale annui aggiuntivi di circa 3 miliardi di dollari. Con una copertura del 90% da parte di CET1, i costi sarebbero solo marginalmente inferiori». Questi costi ricorrenti annuali si aggiungerebbero ai 15 miliardi di dollari che gli azionisti di Ubs hanno già versato per l'integrazione e la ristrutturazione di Credit Suisse entro la fine del 2026, riassume il documento. Il Ceo Sergio Ermotti ha ribadito nella mattinata di martedì questi concetti in occasione di un evento organizzato da Bank of America. A ricordare poi i costi dell’integrazione-salvataggio del Credit Suisse è giunto anche il pagamento di 5 milioni di euro alle autorità olandesi da parte di Ubs per un contenzioso fiscale ereditato dal CS.