Solidarieà

«A mano libera», la coop sociale pugliese dove detenuti ed ex detenuti fanno (con successo) olio e taralli

La cooperativa sociale voluta dalla diocesi di Andria, che è il cuore di una storia di food e solidarietà diventata impresa, e cresciuta, fino a raggiungere 500mila euro di fatturato nel 2025, in aumento nel 2026

di Vincenzo Rutigliano

La masseria pugliese dove ha sede la coop sociale «A mano libera»

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Un prete, un ex-magistrato impegnato nel sociale, una vecchia masseria in agro di Andria, nella Bat, con sullo sfondo Castel del Monte, e dieci tra detenuti ed ex-detenuti, età media 35 anni, che producono taralli dal marchio che è anche un manifesto: “A mano libera”. Che è anche il nome della cooperativa sociale di recupero di detenuti ed ex-detenuti, voluta dalla diocesi di Andria, che è il cuore di una storia di food e solidarietà diventata impresa, e cresciuta, fino a raggiungere 500mila euro di fatturato nel 2025, stimati in aumento per quest’anno fino a 600mila.

I taralli - prodotti al ritmo di 11-12mila kg al mese - hanno da 4 anni una rete di distribuzione di Gdo non da poco, i 120 punti vendita nelle 5 regioni meridionali delle insegne Dok, Famila e A&O del gruppo Megamark di Trani, raggiungendo le oltre 700 mila confezioni vendute. E da qualche mese sono anche sugli scaffali di Pam, con il marchio di un’azienda pugliese. Nel tempo le varianti di taralli sono diventate 21, l’ultima all’aglio, dopo vincotto di fichi, curcuma, curry, calzone alla barese, semi di finoccjhio, senza semi, cereali, cereali con pomodoro secco, etc.

Loading...

La cooperativa è guidata da don Riccardo Agresti che è molte attività insieme: sacerdote, operaio ed imprenditore, perchè questi prodotti da forno - tipici di molti comuni del barese (su tutti Andria, Canosa, Corato, Palo del Colle) - sono il motore di questa storia di Chiesa che si è fatta “imprenditrice” per dare una seconda chance a 10 tra detenuti ed ex-detenuti, ammessi a misure alternative al carcere, all’interno della masseria di San Vittore, in agro di Andria. Impresa difficile: non tutti si adattano, hanno cicatrici profonde, abituarsi al lavoro dopo anni in carcere non è semplice, e qualcuno vi ha rinunciato. La cooperativa ha oggi 4 dipendenti a busta paga ed eroga ai residenti e semi -residenti rimborsi spese, oltre a vitto e alloggio.

Anche la masseria ha una storia complicata: prima comunità di recupero dei tossicodipendenti per volere del Vescovo dell’epoca, Giuseppe Lanave, poi l’abbandono, la ristrutturazione e la nuova vita grazie ad un altro vescovo, Luigi Mansi, che incoraggia la cooperativa e la sua attività economica. Attività che nelle ultime settimane si è ulteriormente ampliata.

Insieme ai taralli “A mano libera” è nato infatti anche l’olio Evo bio “A Mano Libera”, frutto dell’intesa con Olio Levante, gruppo attivo ad Andria dal 1902, fatturato 2025 a 240 milioni di euro, export in 70 paesi e raddoppio del sito produttivo in corso. Un’intesa di ampio raggio: dalla fornitura programmata di olio Evo bio alla molitura della produzione olivicola ottenuta dai quasi 50 ettari posti intorno alla masseria sede del laboratorio, e di proprietà della diocesi di Andria. E per garantirsi altri sbocchi sul mercato Olio Levante, guidata da Riccardo Cassetta, vice presidente nazionale di Federalimentare, fornirà alla cooperativa anche l’expertise dei suoi tecnici.Tutti obiettivi che segnano la scelta della cooperativa di darsi stabilità organizzativa e commerciale su scala più grande.

E altre imprese stanno verificando ulteriori spazi di collaborazione. Come per le Cantine Torrevento di Corato, nel barese, guidate da Francesco Liantonio, per l’inserimento di alcuni degli ex-detenuti nella rete di vendita dei suoi vini in Albania. Nuovi spazi di crescita che spiegano il finanziamento regionale (mini Pia) di 800mila euro ottenuto per modernizzare le linee produttive e di confezionamento dei taralli e strutturare altri spazi di accoglienza nella masseria per i residenti, i loro famigliari per percorsi di riconciliazione, i volontari.

Questa opera di inclusione ha ispirato anche un libro, “Una vita senza sbarre” - Cacucci Editore, nel quale Giannicola Sinisi, l’ex-magistrato coinvolto dall’inizio, racconta la sua testimonianza ed il suo impegno per questa iniziativa, dopo 40 anni tra giustizia e politica della sicurezza. Un’impresa di inclusione socio-economica che sta crescendo e dando frutti nonostante presentasse all’inizio - scrive Sinisi - «un alto rischio di fallimento». Per il sacerdote-imprenditore la cooperativa ed i suoi taralli sono dunque lo strumento profetico per «accogliere in masseria non gli errori, ma la persona che deve meditare sugli errori».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti