WeRoad: da 200mila giovani viaggiatori in Europa all’espansione strategica negli Stati Uniti
La travel company italiana, con oltre mille itinerari on the road, punta a consolidare la leadership europea e a conquistare il mercato americano entro il 2030.
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Una startup nata con l'idea «trasformare i viaggi di gruppo in occasioni per creare nuove amicizie» è diventata in pochi anni uno dei punti di riferimento per le vacanze dei giovani italiani ed europei e ora, forte della crescente popolarità del suo modello, si prepara ad approdare negli Stati Uniti.
Si tratta di WeRoad, travel company che propone oltre un migliaio di itinerari "on the road" in tutto il mondo, per una durata che va da un weekend a più settimane. Dal 2017 - anno in cui ha preso vita all'interno di OneDay Group, l'acceleratore di startup guidato da Paolo De Nadai - ha coinvolto nei suoi tour più di 200.000 persone tra i 18 e i 49 anni, di cui 110.000 soltanto nel 2025 (con una crescita media annua del 30%).
In più, con il lancio dell'app WeMeet ad aprile 2025, è entrata anche nel settore dell'organizzazione di eventi locali. La sua piattaforma è diventata così «l'unica che puoi usare sia se vuoi fare un'esperienza dall'altra parte del mondo, sia sei vuoi fare un'aperitivo vicino casa», come spiega in un'intervista a Radiocor il Ceo Andrea D'Amico.
Dal punto di vista finanziario, WeRoad ha chiuso l'ultimo esercizio con un fatturato stimato a 130 milioni di euro (+30% sul 2024), realizzato tra Italia, Germania, Francia, Regno Unito e penisola Iberica, e per il 2026 mira a «continuare sullo stesso livello di crescita».
Infatti il successo dei viaggi di gruppo - che quest'anno dovrebbero rappresentare circa un terzo dei 1.000 miliardi di dollari del giro d'affari del settore travel - e «la voglia dei giovani di fare delle real-life experience», in un mondo sempre più mediato dalla tecnologia, offrono però buone prospettive per lo sviluppo futuro. E anche situazioni critiche, come l'attuale conflitto in Medio Oriente, infatti «possono creare delle incertezze, un rallentamento temporaneo», secondo D'Amico, ma «non cambieranno i trend nel medio-lungo termine».









