Auto

Guida autonoma, Niulinx la sfida italiana ai robotaxi. Round da 38 milioni

Tecnologia PoliMi, capofila a2a e cdp, con FS, Pirelli, Falck Family Office e Most. In Europa in sharing entro tre anni, in Italia regole da cambiare

di Anna Migliorati

Il team Niulinx al Politecnico di Milano

3' di lettura

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I punti chiave

  • Un robosharing che raggiunge il passeggero e si allontana autonomamente a fine uso senza parcheggiare
  • La sfida ai capitali e ai colossi cinesi e americani
  • Entro tre anni l'omologazione, per circolare in Italia regole da cambiare. Già possibile in Francia e Germania

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Si chiama robosharing la risposta europea, targata Italia, al robotaxi di Elon Mask e all’avanzata della guida autonoma cinese. Un’alleanza che vede in prima fila a2a e cdp e ha già raccolto le adesioni di Ferrovie dello Stato, Pirelli, Falck, VCPartners, oltre al consorzio dell’automotive Most. Si è chiuso ieri un round da 38 milioni di euro, 10 ciascuno dai due principali investitori, che ha dato vita a Niulinx.

La start up, guidata dall’ad Luca Foresti, è made in Italy non solo per capitali, ma anche per tecnologia. Dietro c’è il Politecnico di Milano e il team di Sergio Savaresi che da tempo puntava all’ambizioso progetto di portare la guida autonoma sul mercato, superando la fase di ricerca per arrivare a quella industriale. Un obbiettivo che ora trova sponda nel mondo imprenditoriale, per arrivare entro tre anni all’omologazione europea di un veicolo completamente autonomo L4 e avviare la commercializzazione se non dell’auto di un servizio.

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Le auto Niulinx, modificate e riomologate, saranno destinate, infatti, allo sharing. L’auto guiderà in maniera autonoma a bassa velocità, non più di 30 km/h, per raggiungere chi le abbia richieste ovunque sia e, una volta saliti a bordo, la guida sarà umana. Arrivati a destinazione altrettanto non si dovrà trovare parcheggio: l’auto si allontanerà da sola per raggiungere il cliente successivo. Non proprio un robotaxi, ma un servizio ibrido.

«Ho grande rispetto per la tecnologia americana e cinese, ma sono convinto che ora siamo pronti anche noi in Europa a dire la nostra», dice Foresti. «Siamo tutti consapevoli che l’ecosistema europeo è diverso. Lo è per capitali in campo, che siano sostenuti da aiuti pubblici come in Cina o da colossi come Tesla, Google o Amazon in Usa, che possono contare su investimenti nell’ordine di miliardi. Lo è per sistemi burocratici: in Europa non solo l’omologazione è più complessa, ma la messa su strada ha regole diverse in ogni Paese ». Temi che non smorzano l’euforia del debutto: «Contiamo entro tre anni di avere l’omologazione valida in tutta Europa. E, a legislazione vigente, potremmo circolare già oggi in Francia, Germania e Croazia».

Nel frattempo, il dialogo è avviato «sia con altri possibili investitori, che non hanno contribuito in questa prima fase – prosegue -, sia con il ministero con il quale ci siamo interfacciati». Una sfida che è oltre che tecnologica anche normativa e finanziaria: «Nessuno pensa che con uno schiocco di dita accada tutto, ma 38milioni oggi in Italia sono tanti per quello che è di fatto uno spin off universitario. La nostra sfida è quella di conquistare abbastanza fiducia da raccogliere altri capitali e confidiamo nel fatto che altri paesi europei in un lasso di tempo limitato arriveranno a normare la guida totalmente autonoma».

I test su strada cominceranno a breve non solo in Italia. Decidere dove è strategico, perché c’è da addestrare l’intelligenza artificiale. Fino all’omologazione ci sarà un safety driver, umano, pronto a prendere il comando se ce ne fosse la necessità. «La tecnologia c’è già, si tratta di passare dalla ricerca all’industria», si ribadisce. Nessuna competizione con i taxi, ma neppure coi servizi di noleggio. «L’idea è coprire non solo Milano, ad esempio, ma tutta la città metropolitana o tutta la Lombardia. A livello europeo andremmo nella direzione di assolvere al bisogno ampio di mobilità anche di comuni da meno di 10.000 abitanti, che sono la maggioranza», dice ancora Foresti.

Nella nuova società lavoreranno da lunedì per il primo giorno più di 40 persone, «ma abbiamo come obiettivo di accogliere diverse centinaia di ingegneri specializzati sulla guida autonoma». Fatta eccezione per l’ad affiancato da altri due manager, l’età media è di 25 anni e molte sono ragazze. Il segno di una tecnologia della nuova generazione di made in Italy con alle spalle capitali pronti a scommettere.

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