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Welfare, famiglie sempre più sole: il 56% ha ridotto o sospeso il lavoro per assistere genitori e figli

In prima fila la cosiddetta “Generazione Sandwich”, protagonista della ricerca “Lavoro di cura domestico – Generazione Sandwich”, di Nuova Collaborazione (Associazione nazionale datori di lavoro domestico) realizzata da Ipsos Doxa su un campione di 5.655 italiani tra i 25 e i 75 anni

di Redazione Roma

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In Italia sta emergendo una nuova fascia sociale che ogni giorno tiene in equilibrio il welfare del Paese. Sono uomini e donne nel pieno della vita lavorativa che assistono contemporaneamente figli minori, genitori anziani o altri familiari fragili, sostituendosi in parte ai servizi pubblici e sostenendo sulle proprie spalle il peso crescente della cura. È la cosiddetta “Generazione Sandwich”, protagonista della ricerca “Lavoro di cura domestico – Generazione Sandwich”, di Nuova Collaborazione (Associazione nazionale datori di lavoro domestico) realizzata da Ipsos Doxa su un campione di 5.655 italiani tra i 25 e i 75 anni. L’indagine è stata pubblicata mercoledì 10 giugno.

Ne viene fuori un welfare familiare sostitutivo, con famiglie e caregiver che si trovano a compensare quotidianamente le carenze dei servizi territoriali e assistenziali attraverso un enorme lavoro invisibile di organizzazione, presenza e gestione.

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La Generazione Sandwich

Secondo la ricerca Ipsos Doxa, oggi il 15% degli italiani appartiene alla Generazione Sandwich. Si tratta di uomini e donne che si trovano contemporaneamente a prendersi cura dei figli minori e di genitori anziani o familiari non autosufficienti. Una condizione che si concentra soprattutto nella fascia tra i 35 e i 54 anni – quindi nel pieno della vita professionale, produttiva ed economicamente più impegnativa – con un’età media di 45 anni. Questa fascia sociale è composta in larga parte da persone pienamente inserite nel tessuto produttivo del Paese: il 61% lavora a tempo pieno, il 67% vive in nuclei in cui entrambi i partner sono occupati e quasi un terzo possiede una laurea. La Generazione Sandwich rappresenta quindi una componente centrale della popolazione attiva italiana, ma allo stesso tempo una delle più esposte al rischio di sovraccarico organizzativo, economico ed emotivo.

Il fattore tempo

Il 62% della Generazione Sandwich dichiara di trovarsi spesso o qualche volta in difficoltà nel gestire i bisogni di cura dei figli. Nel Centro Italia il 44% considera gli imprevisti legati alla cura un problema “molto frequente”, segnale di una pressione organizzativa crescente sulle famiglie. Per riuscire a sostenere il doppio carico assistenziale: l’80% della generazione sandwich che ha incontrato almeno una volta difficoltà, rinuncia o posticipa impegni personali; il 69% ricorre all’aiuto dei parenti; il 38% utilizza servizi a pagamento; il 36% chiede supporto agli amici. Viene così restituita l’immagine di famiglie costrette a una continua riorganizzazione della propria vita quotidiana per riuscire a tenere insieme lavoro, figli, anziani e responsabilità familiari. Una pressione costante che si traduce in stress, riduzione del tempo personale e crescente difficoltà di conciliazione.

Per il 77% degli italiani è la famiglia a sostenere il welfare del paese

Per il 77% degli italiani il principale soggetto che oggi si occupa concretamente della cura di figli e familiari non autosufficienti è proprio la famiglia. Solo successivamente vengono indicati il mercato privato, lo Stato e i servizi pubblici. La ricerca restituisce quindi l’immagine di un welfare ancora fortemente basato sulle famiglie. Anche i dati sui caregiver confermano questa realtà. Nel 70% dei casi la cura viene condivisa con altri familiari, mentre appena il 7% riceve supporto dai servizi domiciliari pubblici. Ancora più marginale appare il contributo del volontariato e del terzo settore. Lo studio evidenzia inoltre come l’assistenza si sviluppi prevalentemente attraverso reti di prossimità: nel 73% dei casi la persona assistita dagli appartenenti alla generazione sandwich vive entro 30 minuti di distanza.

La cura pesa sui bilanci familiari

La ricerca mette in evidenza con forza anche il costo economico della cura, spesso invisibile ma sempre più strutturale nei bilanci familiari. Tra coloro che appartengono alla Generazione Sandwich, il 74% sostiene spese per servizi di cura dei figli minori fuori dall’orario scolastico. Si tratta di babysitter, doposcuola, centri estivi, attività pomeridiane e altri strumenti indispensabili per riuscire a mantenere un equilibrio tra lavoro e responsabilità familiari. Per quasi la metà dei “sandwich” (46%) queste spese sono continuative e regolari durante tutto l’anno, segnale di come la cura stia diventando una componente stabile e strutturale del costo della vita. La Generazione Sandwich sostiene inoltre costi mediamente superiori rispetto alla media della popolazione, perché costretta a gestire contemporaneamente bisogni assistenziali differenti: da una parte i figli, dall’altra i genitori anziani o i familiari fragili. Lo studio evidenzia come il costo della cura non sia più episodico, ma rappresenti una voce permanente del bilancio familiare, con effetti diretti sul reddito disponibile, sulla capacità di risparmio e sulla qualità della vita.

Lavoro domestico in nero: per sei italiani su dieci il contratto costa troppo

La ricerca fotografa anche una forte consapevolezza rispetto al tema dell’irregolarità nel lavoro domestico. L’89% degli italiani ritiene che il lavoro irregolare nel settore rappresenti un fenomeno diffuso e strutturale. La principale causa individuata non è culturale ma economica: il 60% indica nel costo troppo elevato del contratto regolare il principale ostacolo all’emersione. Parallelamente emerge però anche una crescente attenzione verso qualità e professionalità: quasi due italiani su tre (62%) dichiarano di essere disposti a pagare di più per lavoratori qualificati e certificati. La ricerca mostra quindi un Paese sempre più consapevole dell’importanza del lavoro domestico regolare e professionale, ma ancora frenato dal peso economico dei costi di assunzione. Non è in discussione quindi il valore del lavoro domestico, ma la sua sostenibilità economica.

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