Medio Oriente

Volo Dubai-Tel Aviv, dal dirottamento alla lite tra piloti: tutte le ipotesi sull’evitata tragedia dell’aria

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Due piloti fuori servizio, presenti come passeggeri a bordo del Boeing 737 Max 8 di Flydubai in volo da Dubai a Tel Aviv, avrebbero contribuito a riprendere il controllo dell’aereo e a consentire l’atterraggio all’aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita. È uno degli ultimi elementi emersi sulla vicenda, la cui dinamica resta ancora al vaglio delle autorità.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Secondo le prime ricostruzioni, l’episodio avrebbe rischiato di trasformarsi in una tragedia dopo un alterco nella cabina di pilotaggio tra il comandante e il copilota, indicati da alcune fonti come rispettivamente di origine indiana il primo e omanita il secondo.
Le informazioni non sono tuttavia ancora state confermate ufficialmente.

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Uno dei piloti avrebbe inoltre attivato il codice 7500 sul transponder dell’aereo, il segnale utilizzato per indicare un possibile dirottamento. L’allarme avrebbe spinto Israele ad attivare i propri sistemi di sorveglianza e a far decollare alcuni caccia, nel timore che il velivolo fosse stato sequestrato. Gli aerei militari israeliani sarebbero stati in grado di avvicinarsi al Boeing e di verificarne la situazione.

L’alterco in cabina

Le prime informazioni diffuse dai media israeliani, citando fonti della sicurezza, indicano che l’emergenza potrebbe essere stata provocata da uno scontro tra i due piloti nella cabina di pilotaggio. Non sono al momento noti i motivi dell’alterco.

Alcuni passeggeri hanno riferito alle televisioni israeliane di aver sentito urla provenire dalla parte anteriore dell’aereo e di aver percepito una brusca discesa prima della deviazione verso l’Arabia Saudita.

Le urla sarebbero state avvertite anche dagli assistenti di volo, che non sarebbero però riusciti a entrare immediatamente nel cockpit, la cabina di pilotaggio. L’accesso alla cabina di pilotaggio è infatti regolato da procedure di sicurezza e dalla porta blindata, il cui sistema di apertura prevede l’utilizzo di un codice da parte del personale autorizzato.

Secondo una prima ricostruzione, ancora non ufficiale, sarebbe stato il pilota aggredito, nel tentativo di riprendere il controllo della situazione, ad aprire la porta e consentire l’ingresso ai due piloti fuori servizio presenti a bordo. Questi ultimi avrebbero quindi contribuito a neutralizzare l’aggressore e a riportare sotto controllo l’aereo, permettendone la deviazione verso Tabuk.

Tabuk

In Arabia Saudita. Tabuk dista circa 206 km in linea d’aria dal punto più vicino del confine con Israele, situato nella zona di Eilat e del Golfo di Aqaba.

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L’allarme in Israele

La traiettoria anomala del velivolo, e il segnale di emergenza trasmesso dall’aereo, hanno inizialmente fatto temere uno scenario più grave. Israele ha quindi attivato i propri sistemi di sorveglianza e fatto decollare alcuni caccia, nel timore che il Boeing potesse essere stato dirottato.

Successivamente, l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha comunicato che la situazione era sotto controllo e che le autorità stavano lavorando per consentire la gestione dell’emergenza e il rientro dei passeggeri.

L’episodio ha assunto inizialmente i contorni di un possibile dirottamento, anche in considerazione dell’attivazione del codice 7500. Successive comunicazioni hanno ridimensionato questa ipotesi, pur lasciando aperti diversi interrogativi sulla natura dell’incidente.

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La posizione di Flydubai

Flydubai, compagnia low cost con base a Dubai, ha confermato che il volo diretto a Tel Aviv era stato interessato da un incidente operativo e che l’atterraggio a Tabuk era avvenuto in sicurezza.

La compagnia ha precisato di essere in contatto con le autorità competenti e di voler fornire ulteriori informazioni non appena saranno disponibili elementi verificati.

La dinamica resta dunque in evoluzione. Le fonti che hanno fornito informazioni sull’accaduto hanno parlato a condizione di anonimato, proprio perché l’indagine è ancora in corso.

Le ipotesi ancora da verificare

Alcuni elementi della ricostruzione restano discordanti, in particolare per quanto riguarda le nazionalità dei piloti e la natura dell’aggressione. Le autorità israeliane starebbero valutando anche l’ipotesi di un possibile attacco terroristico, mentre altre fonti descrivono l’episodio come una colluttazione tra i due piloti.

Si tratta, allo stato attuale, di ipotesi investigative che non possono essere considerate accertate.

La sequenza esatta degli eventi resta quindi da chiarire. Tra gli elementi emersi figurano l’invio dei codici di emergenza, la brusca variazione di quota, la deviazione verso Tabuk e l’atterraggio in sicurezza. Restano invece da accertare le circostanze dello scontro nella cabina di pilotaggio, l’origine dell’aggressione e il ruolo avuto dalle persone intervenute durante l’emergenza.

I precedenti

Gli episodi di violenza fisica tra membri dell’equipaggio nella cabina di pilotaggio sono estremamente rari, ma non privi di precedenti.

Nel 2022 due piloti di Air France furono sospesi dopo una colluttazione avvenuta durante un volo tra Ginevra e Parigi. In quell’occasione l’aereo proseguì regolarmente il viaggio e atterrò senza ulteriori conseguenze.

Un precedente molto più grave è quello del volo Germanwings 9525 del 2015. In quel caso il copilota Andreas Lubitz rimase solo nella cabina di pilotaggio e fece deliberatamente schiantare l’Airbus A320 contro una montagna nelle Alpi francesi. L’incidente provocò la morte di tutte le 150 persone a bordo.

Il caso Flydubai presenta una dinamica ancora da ricostruire, ma ha già comportato l’attivazione di segnali di emergenza, una significativa variazione della quota di volo, l’allarme per un possibile dirottamento e la successiva deviazione dell’aereo verso un altro Paese.

Saranno ora le indagini delle autorità competenti a stabilire che cosa sia realmente accaduto nella cabina di pilotaggio e quale sia stata la sequenza degli interventi che ha consentito al Boeing di raggiungere Tabuk e atterrare in sicurezza.

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