Le urla sarebbero state avvertite anche dagli assistenti di volo, che non sarebbero però riusciti a entrare immediatamente nel cockpit, la cabina di pilotaggio. L’accesso alla cabina di pilotaggio è infatti regolato da procedure di sicurezza e dalla porta blindata, il cui sistema di apertura prevede l’utilizzo di un codice da parte del personale autorizzato.
Secondo una prima ricostruzione, ancora non ufficiale, sarebbe stato il pilota aggredito, nel tentativo di riprendere il controllo della situazione, ad aprire la porta e consentire l’ingresso ai due piloti fuori servizio presenti a bordo. Questi ultimi avrebbero quindi contribuito a neutralizzare l’aggressore e a riportare sotto controllo l’aereo, permettendone la deviazione verso Tabuk.
Tabuk
In Arabia Saudita. Tabuk dista circa 206 km in linea d’aria dal punto più vicino del confine con Israele, situato nella zona di Eilat e del Golfo di Aqaba.

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L’allarme in Israele
La traiettoria anomala del velivolo, e il segnale di emergenza trasmesso dall’aereo, hanno inizialmente fatto temere uno scenario più grave. Israele ha quindi attivato i propri sistemi di sorveglianza e fatto decollare alcuni caccia, nel timore che il Boeing potesse essere stato dirottato.
Successivamente, l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha comunicato che la situazione era sotto controllo e che le autorità stavano lavorando per consentire la gestione dell’emergenza e il rientro dei passeggeri.
L’episodio ha assunto inizialmente i contorni di un possibile dirottamento, anche in considerazione dell’attivazione del codice 7500. Successive comunicazioni hanno ridimensionato questa ipotesi, pur lasciando aperti diversi interrogativi sulla natura dell’incidente.