A Palazzo Madama

Stupro, l’alt della maggioranza sul Ddl consenso spiazza le opposizioni. I sospetti sulla premier

Sconfessato il patto politico siglato il 12 novembre tra Meloni e Schlein. La segretaria Pd: «Le ho chiesto di rispettare gli accordi»

di Manuela Perrone

Inaugurazione dell’installazione ‘’Zapatos Rojos’’ (Scarpe Rosse) in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, Chiostro della Cisterna,  Palazzo San Macuto, Roma 25 novembre 2025. (ANSA/Fabio Frustaci)

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Doveva essere una bella pagina bipartisan scritta per le donne contro la violenza maschile, si è trasformata in una clamorosa retromarcia del centrodestra, all’indomani del voto per le regionali, rispetto al patto politico siglato il 12 novembre tra le leader dei due principali partiti, Giorgia Meloni per Fdi ed Elly Schlein per il Pd, sul disegno di legge che inserisce nel Codice penale l’assenza di consenso «libero e attuale» a fondamento del reato di stupro.

È un 25 novembre dimezzato quello andato in scena oggi in Parlamento. Il Ddl, che avrebbe dovuto approdare in Aula al Senato per un via libera lampo dopo il sì della Camera all’unanimità, sarà invece modificato, probabilmente cancellando l’aggettivo «attuale», e dovrà tornare a Montecitorio per una terza lettura. Alla Camera la legge che introduce il nuovo delitto autonomo di femminicidio e la formazione obbligatoria dei magistrati è stata invece varata definitivamente all’unanimità con 237 sì, però in mezzo alle fibrillazioni e alle vibranti proteste del centrosinistra per quanto accaduto a Palazzo Madama.

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I sospetti su un dietrofront della premier

Tutto nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, cominciata con le parole-monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Parità significa, prima di tutto, educazione al linguaggio del rispetto». Da Fdi il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha precisato che il rinvio del Ddl sul consenso «non è una iniziativa del Governo, ma dei gruppi, in particolare della Lega, che hanno chiesto un approfondimento». Ma dietro la ritirata sono in molti a indicare un intervento diretto di Meloni. In mattinata la premier ha ribadito che «la violenza sulle donne è un atto contro la libertà, di tutti» e promesso impegno ulteriore «per proteggere, per prevenire, per sostenere» le vittime. Nel pomeriggio, in una intervista a La Presse, ha segnalato solo la legge sul femminicidio, sostenendo che il dialogo con le opposizioni su questo tema «non è mai mancato» e precisando: «Penso che questa non sia una materia sulla quale costruire propaganda».

Schlein sente Meloni: «Chiesto di rispettare accordi»

La segretaria del Pd ha prima votato la legge sul femminicidio e poi spiegato: «Io sono venuta a fare il mio dovere a votare questo reato sul femminicidio perché sono una persona che rispetta gli accordi, quello che una forza responsabile deve fare». Schlein ha aggiunto di aver sentito la premier «proprio per chiederle di rispettare gli accordi», senza però rivelare la risposta di Meloni: «Dovete chiederlo a lei». «Sarebbe grave - ha però punto - se sulla pelle delle donne si facessero rese dei conti post elettorali all’interno della maggioranza».

Le opposizioni lasciano i lavori in commissione Giustizia

Veemente la reazione del centrosinistra, spiazzato: le opposizioni hanno lasciato la commissione Giustizia del Senato e alla Camera hanno chiesto invano la sospensione dei lavori sul Ddl femminicidio. Il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, ha parlato di «grave arretramento rispetto a un accordo politico»; l’omologa a Montecitorio, Chiara Braga, ha chiesto conto della situazione alla ministra Eugenia Roccella, presente in Aula: «Non possiamo credere che Meloni sia stata sfiduciata dalla sua maggioranza».

La dem Di Biase: «Premier sbugiardata dalla sua maggioranza»

Dura la relatrice per il Pd del provvedimento alla Camera, Michela Di Biase, che insieme con la collega Fdi Carolina Varchi, aveva costruito la rete bipartisan. La maggioranza - ha detto intervenendo in Aula - «ha sbugiardato la presidente del Consiglio Meloni con un «inspiegabile e gravissimo voltafaccia: a farne le spese, saranno ancora una volta le donne». Per Di Biase, le «impronte digitali sono chiare» e portano alla Lega, ha detto intervenendo a Montecitorio. Sarebbe davvero grave se polemiche e diatribe interne alla maggioranza - o veri e propri messaggi politici, tutti interni alla destra - impedissero al nostro Paese di compiere un passo così importante verso la tutela dei diritti e della dignità delle donne».

La contrarietà della Lega e le perplessità di meloniani e azzurri

La leghista Giulia Bongiorno, a capo della commissione Giustizia, chiamata in causa dal presidente del Senato Ignazio La Russa che si era detto favorevole al sì alla legge sul consenso, si è difesa: «L’impegno è migliorarla un po’. Preferisco che si voti il 31 anziché farla il 25 e con una lacuna». Indiscutibile la contrarietà della Lega, che pure a Montecitorio aveva votato sì. Ma anche meloniani e azzurri hanno fatto macchina indietro. A Palazzo Madama si è in compenso celebrato un minuto di silenzio per tutte le vittime e ogni settimana, come richiesto in conferenza dei capigruppo dalle opposizioni, saranno ricordate le eventuali donne uccise.

Istat: il 91,4% delle 116 uccisioni di donne nel 2024 è stato un femminicidio

Intanto, l’Istat ha diffuso i dati sulla scia di sangue del 2024: il 91,4% delle 116 uccisioni di donne è riconducibile a una matrice «di genere». In 106 hanno perso la vita per mano di uomini che rientrano nella cerchia delle loro più strette relazioni. Soprattutto nella coppia. Sono 62 le donne uccise da un partner o un ex, quasi tutti (61) uomini. Che sono più vittime di omicidio in generale (211), ma per lo più commesso da altri uomini nell’ambito di risse o criminalità. Il rapporto segnala anche come più esposte al rischio di essere uccise siano le anziane tra i 75 e gli 85 anni: i partner non riescono a sopportare il carico della cura. Il rapporto sfata anche un mito, quello del nemico straniero: il 93,4% delle donne italiane è vittima di italiani. Per la prima volta viene inoltre calcolato il numero di orfani di femminicidi: sono stati 25, 17 dei quali hanno perso anche il padre. Femminicida e poi suicida.

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