Non era vergine e sapeva cosa aspettarsi, ma in appello annullata assoluzione per stupro
La ragazza di 17 anni si era appartata di notte con uno sconosciuto. Lui assolto in primo grado, ora condannato a 3 anni in appello
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Una ragazza che accetta di appartarsi in macchina con uno sconosciuto, in tarda sera e in un luogo isolato, e di scambiarsi effusioni con lui, deve sapere cosa aspettarsi. Soprattutto se ha già avuto rapporti, e dunque è «in condizione di immaginarsi i possibili sviluppi della situazione». Con queste motivazioni il Tribunale di Macerata aveva assolto un 31enne (all'epoca dei fatti 25enne) dall'accusa di violenza sessuale nei confronti di una 17enne, islandese. Una sentenza annullata oggi dalla Corte d'Appello che ha condannato il ragazzo a 3 anni di reclusione.
La ragazza, avevano scritto i giudici di primo grado nella sentenza annullata dalla Corte territoriale, aveva «accettato la proposta dell'amica di un'uscita in quattro, in compagnia di due ragazzi italiani pressoché sconosciuti e di appartarsi in tarda serata in automobile in un luogo isolato e scarsamente illuminato». Lì l'amica e l'altro ragazzo erano scesi dalla macchina, mentre lei «era rimasta in compagnia dell'imputato, accettando di accomodarsi sul sedile posteriore e qui di scambiarsi effusioni amorose con lui, senza manifestare fino a quel momento alcuna contrarietà, nonostante fosse evidente a chiunque che fossero giunti in quel posto proprio a tale scopo». La parte lesa però poi aveva denunciato.
Il ripensamento della giovane
Ma anche in questo caso, i giudici di prima istanza hanno trovato una motivazione per il presunto ripensamento, rispetto all'accettato approccio iniziale. I giudici hanno, infatti, riconosciuto che la giovane «possa aver subito conseguenze sotto il profilo psicologico a seguito del rapporto che sicuramente non era avvenuto secondo le sue aspettative e forse in maniera troppo fugace e priva di tatto». In più, hanno valorizzato l'assenza di ecchimosi, a dimostrazione di una scarsa difesa, malgrado l'abitacolo ristretto e la mole sia dell'imputato sia della persona offesa. E, ancora, la rievocazione, da parte della difesa dell'imputato, di una “moda” delle ragazze nordiche, come la presunta vittima, di concedersi agli sconosciuti al primo incontro.
L'appello contro una sentenza anacronistica
Contro la sentenza, hanno fatto appello il pubblico ministero e le parti civili, assistite dall'avvocato Fabio Maria Galiani. E oggi la Corte d'appello di Ancona, ha annullato quell'assoluzione. Il legale, nell'atto di appello, contestava la conclusione del Tribunale, secondo la quale dalla disponibilità della ragazza per un'uscita a quattro, in un luogo appartato, doveva necessariamente discendere una sua consapevolezza di quanto sarebbe accaduto. «Tale prospettiva - si legge nell'atto della difesa - ricorda un'anacronistica tendenza a ritenere che la donna che vestisse una minigonna di sera dovesse aspettarsi di essere stuprata (quasi a configurare un concorso di colpa)».
La richiesta del Pg di condannare
Il Pg di Ancona Cristina Polenzani aveva chiesto di riformare la sentenza di assoluzione e condannare l'imputato per violenza sessuale alla pena richiesta in primo grado (4 anni e 1 mese), o in subordine per fatto di minore gravità con pena che potrebbe scendere entro i limiti della sospensione condizionale.








