«Scende l’età della violenza di genere, servono campagne di prevenzione»
Parla la giudice Paola Di Nicola Travaglini. Le norme, dice, ci sono, ma serve formazione per applicarle e modelli riconoscibili per i giovani
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Campagne di prevenzione, come chiede la Ue, «a partire da scuole e mass media, contro i pregiudizi sessisti che creano il contesto culturale per nascita, crescita e normalizzazione della violenza». In un contesto che vede la cultura della violenza diffusa anche tra le nuove generazioni, con casi di stupri di gruppo e violenza sessuale su giovanissime, è questo lo strumento principale secondo la giudice Paola Di Nicola Travaglini, consigliera della Corte di Casszione, da anni attiva nella lotta alla violenza di genere.
Dottoressa Di Nicola, riscontra un aumento della violenza, agita da giovani uomini, sulle giovani e giovanissime?
Sì, l’età sta scendendo. D’altronde non si riesce a fare un contrasto efficace senza una vera e costante prevenzione culturale, noi arriviamo quando è ormai troppo tardi.
Perché?
Penso che non abbiamo dei modelli riconoscibili: mentre prima c’era un modello millenario, strutturato, con un’identità delineata - il capofamiglia, la mamma a casa e tutto rientrava in un cliché discriminatorio e rassicurante - oggi non riconosciamo ancora la libertà delle donne. D’altro canto, la presenza femminile è talmente potente da pretendere e, talvolta, ottenere i propri spazi in tutti i settori. Alla base, in un contesto che vede un conflitto durissimo tra una struttura millenaria patriarcale e la libertà femminile che non intende essere più arginata da niente e nessuno, quello che emerge drammaticamente è che gli uomini hanno costruito nuovi modelli maschili adeguati e ampiamente condivisi disposti a rinunciare alle proprie ataviche rendite di posizione. Non ha aiutato l’uso dei social che spesso trasmettono un’immagine ancora stereotipata dell’uomo che non piange mai, muscoloso, autoritario, greve, insensibile, che prende persone e cose senza chiedere.


