Difesa

Violazioni dello spazio aereo, ecco come i Paesi Ue rispondono alle minacce

Le violazioni dello spazio aereo aumentano in tutta Europa, dai droni non autorizzati agli aerei sconosciuti. Italia, Spagna, Austria e altri Paesi stanno potenziando reti radar, flotte di intercettori e sistemi anti-drone

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore), Martin Tschiderer (Der Standard, Austria) e Enrique Andrés Pretel (El Confidencial, Spagna)

4' di lettura

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Negli ultimi mesi, lo spazio aereo europeo ha registrato un aumento significativo delle violazioni, sia da parte di droni non identificati che di jet russi. Il 19 settembre 2025, tre aerei da combattimento MiG-31 russi hanno violato lo spazio aereo estone, provocando l’intervento di caccia F-35 italiani decollati dalla base di Ämari. Durante l’incursione, durata 12 minuti, i piloti russi hanno risposto con un gesto di saluto prima di ritirarsi verso Kaliningrad.

Pochi giorni prima, il 10 settembre, circa 23 droni hanno violato lo spazio aereo polacco, portando all’abbattimento di almeno quattro di essi da parte delle forze alleate. L’incidente ha spinto la Polonia a invocare l’Articolo 4 del Trattato NATO e a lanciare l’operazione “Eastern Sentry” per rafforzare la difesa aerea.

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Anche la Danimarca ha registrato episodi simili: il 24 settembre, l’aeroporto di Aalborg è stato temporaneamente chiuso a causa di droni non autorizzati, seguendo un pattern simile a quello osservato due giorni prima a Copenaghen.

In risposta a queste minacce, diversi Paesi europei stanno potenziando le loro capacità di sorveglianza e difesa aerea. Questi eventi evidenziano la crescente necessità di strategie comuni e tecnologie avanzate per garantire la sicurezza dello spazio aereo europeo, in un contesto di crescente minaccia ibrida.

Austria

In Austria, la sorveglianza dello spazio aereo è affidata a un mix di radar terrestri e intercettori. I 15 Eurofighter delle Forze Armate austriache sono responsabili della neutralizzazione dei droni rilevati dal sistema radar nazionale Goldhaube. Il problema principale riguarda gli oggetti piccoli che volano a bassa quota, difficili da identificare tempestivamente, sebbene i droni rilevati in tempo possano essere abbattuti con armi convenzionali.

Le difese terrestri includono i cannoni antiaerei Oerlikon da 35 millimetri, mobili su trailer, e il sistema Skyranger di Rheinmetall, pensato soprattutto per la protezione dei contingenti mobili. Tuttavia, questi sistemi hanno portate limitate e non sono concepiti per coprire intere città o tutto il territorio nazionale. Il potenziamento della difesa aerea sarà in parte affidato alla partecipazione a Sky Shield, piattaforma europea di procurement per missili a lunga gittata, che potrebbe proteggere distretti sensibili o intere capitali, ma i tempi di arrivo dei sistemi restano pluriennali.

Spagna

La Sorveglianza dello spazio aereo spagnolo è assicurata dalla Fuerza Aérea Española attraverso una rete combinata di radar EVA (Air Surveillance Stations) e squadroni di intercettori pronti 24 ore su 24. La flotta comprende circa 140 velivoli, suddivisi tra 70 Eurofighter e 70 F-18, con una percentuale di prontezza operativa non ancora al 100%. Entro pochi anni, 25 nuovi Eurofighter sostituiranno gli aerei più vecchi. In caso di violazioni, due aerei armati decollano entro 15 minuti, con basi di riserva pronte a intervenire entro un’ora, mentre le altre procedure di emergenza prevedono il decollo entro due ore. Il sistema consente di identificare rapidamente velivoli transitanti senza piano di volo o con transponder spento.

Italia

In Italia, la difesa dello spazio aereo è affidata all’Aeronautica Militare e al Comando Operazioni Aeree, in coordinamento con ENAV, l’ente nazionale per l’assistenza al volo. La rete radar copre tutto il territorio nazionale, con postazioni integrate alle basi dei cacciabombardieri Eurofighter. Gli aerei pronti al decollo sono collocati su cinque basi principali, tra cui Istrana, Grosseto e Trapani, con tempi di risposta medi di 10-15 minuti per intercettazioni urgenti.

Negli ultimi anni, l’Italia ha introdotto sistemi specifici per il contrasto ai droni, con reparti di sorveglianza e operatori civili e militari addestrati a gestire minacce a bassa quota. Secondo esperti del settore, la combinazione tra radar terrestri e intercettori offre una protezione efficace, ma la crescente diffusione di droni commerciali e militari a basso costo pone nuove sfide, in particolare per la protezione di infrastrutture critiche e grandi eventi.

Francia

La sorveglianza francese si basa su radar avanzati e intercettori Rafale pronti al decollo h24. Il comando della difesa aerea francese coordina le procedure di allerta con NATO e sistemi satellitari. In caso di violazioni, gli aerei possono essere lanciati rapidamente per identificare e, se necessario, neutralizzare la minaccia. La Francia ha inoltre sviluppato sistemi di interdizione elettronica per neutralizzare droni senza abbatterli fisicamente, riducendo il rischio di danni collaterali.

Germania e Belgio

In Germania, la Luftwaffe monitora lo spazio aereo nazionale e partecipa al sistema integrato NATO. La Germania ha recentemente investito in radar multifunzione e sistemi Patriot per la difesa aerea a lungo raggio. Anche il Belgio integra radar terrestri con intercettori F-16, garantendo la copertura dell’intero spazio aereo nazionale e partecipando a missioni NATO di sorveglianza condivisa.

Sfide comuni

Gli esperti concordano sul fatto che l’attuale rete europea di difesa aerea è efficace ma frammentata. La maggior parte dei sistemi è ottimizzata per intercettazioni militari tradizionali, mentre la proliferazione di droni civili e militari richiede tecnologie più sofisticate, come radar a bassa quota, intercettori più agili e sistemi di guerra elettronica.

Non mancano voci nel dibattito pubblico e tra i decisori politici che propongono misure più drastiche, compreso l’abbattimento preventivo di droni sospetti o velivoli non identificati, ma la maggioranza degli esperti invita alla prudenza, privilegiando intercettazioni sicure e controllo elettronico, per evitare incidenti e crisi diplomatiche.

In vista di potenziali minacce, in particolare dalla Russia e da regioni instabili vicine all’Europa, molti Paesi prevedono aggiornamenti tecnologici nei prossimi anni, ma l’armonizzazione europea resta un obiettivo complesso, con tempi di attuazione che si estenderanno fino alla fine del decennio.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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