Politiche europee

Vino europeo in crisi? Intanto la Ue finanzia le cantine sudafricane

La denuncia parte dalla Francia e arriva in Italia: mentre in Europa mancano i sostegni si scopre che lo stanziamento di 15 milioni nell’ambito degli aiuti alla cooperazione e allo sviluppo

di Giorgio dell'Orefice

Vigneti sull’Etna

2' di lettura

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Mentre il vino europeo (e l’Italia non fa eccezione) è in crisi la Commissione Ue finanzia, nell’ambito degli aiuti alla cooperazione e allo sviluppo, il vino sudafricano.

La polemica è stata lanciata nei giorni scorsi dalle organizzazioni agricole francesi che, alle prese con un robusto piano di estirpazione delle viti avviato nell’ottica di una riduzione della produzione, si sono viste rifiutare la richiesta di sostegno Ue per accompagnare la rottamazione dei vigneti. I vignerons francesi quindi sono letteralmente insorti quando hanno scovato nell’ambito degli aiuti alla cooperazione e allo sviluppo uno stanziamento da 15 milioni di euro a favore della viticoltura sudafricana. «Possibile – si sono chieste – che non ci siano risorse per la nostra crisi ma ci siano per lo sviluppo dei vini sudafricani?».

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Il Sudafrica è uno dei paesi del “Nuovo Mondo” vitivinicolo che insieme alla Nuova Zelanda e al Cile da poco più di 20 anni a questa parte sta/ facendo concorrenza sui mercati internazionali al vino europeo.

La protesta francese è stata rilanciata in Italia da Filiera Italia. «È paradossale – ha commentato l’ad di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia - che, mentre si parla di ridurre le risorse della Pac e dei programmi di promozione, l’Europa trovi fondi da destinare a filiere concorrenti fuori dall’Unione. Così si mina ulteriormente la credibilità dell’Europa agli occhi dei nostri agricoltori per colpa di una tecnocrazia di Bruxelles fuori da ogni contesto di opportunità politica».

Al di là dell’importo e di accordi risalenti a anni fa – hanno aggiunto da Filiera Italia - è del tutto incomprensibile e inaccettabile che la commissione dia seguito ora ad impegni in tal senso, continuando a destinare risorse pubbliche a favore di filiere agricole di Paesi terzi, mentre le imprese agricole europee affrontano una fase di grave difficoltà e si mettono in discussione strumenti fondamentali per garantire competitività e sostenibilità al settore primario.

Il caso sudafricano sebbene riconducibile a un accordo siglato oltre vent’anni fa, evidenzia la necessità di rivalutare oggi impegni assunti in un contesto profondamente diverso, che rischiano di apparire del tutto scollegati dalle attuali priorità dell’Unione.
La direzione intrapresa dall’Unione europea – aggiungono ancora da Filiera Italia - appare sempre più evidente: al sostegno delle filiere agricole di Paesi terzi vengono destinate risorse significative, come dimostrano non solo i fondi erogati al Sudafrica, ma anche l’1,8 miliardi di euro annunciati per l’agricoltura dei Paesi Mercosur che grazie all’accordo fortemente voluto dalla Von der Leyen farà concorrenza sleale alle nostre produzioni e metterà a rischio la salute dei cittadini europei. Il tutto, a fronte di forti incertezze sul futuro della Pac e dei programmi di promozione.

E una critica forte all’iniziativa di Bruxelles è venuta anche dai produttori italiani del Consorzio siciliano dell’Etna Doc. 
«Finanziare la filiera vitivinicola sudafricana – ha commentato il presidente dell’Etna Doc, Francesco Cambria - significa indebolire le nostre. È una visione miope e autolesionista. Le Denominazioni europee non chiedono privilegi, ma coerenza. È inaccettabile che proprio chi dovrebbe difendere i nostri prodotti, le nostre comunità rurali e le nostre eccellenze, scelga di sostenere economie esterne in un settore strategico e così identitario».

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