Vino eccellenza tra le filiere italiane. Ma ai francesi rende di più
Secondo un rating Unicredit-Nomisma tanti i primati, ma in 20 anni il prezzo medio a bottiglia è passato da 1,88 euro a 2,84 in Italia e da 2,56 a 5 euro in Francia
di Giorgio dell’Orefice
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«Dobbiamo convincerci che è meglio vendere una bottiglia di vino in meno, ma collocare quelle che vendiamo a un prezzo migliore». Nella riflessione del presidente del Gruppo italiano vini (prima cantina italiana per fatturato), Corrado Casoli, esposta in una riunione riservata tra grandi marchi del vino, associazioni di produttori e consorzi, c’è il senso ultimo del lavoro commissionato da Unicredit a Nomisma e che verrà presentato domani nella giornata inaugurale di Vinitaly Special Edition (a Verona dal 17 al 19 ottobre).
La ricerca dal titolo “Il vino nel nuovo rating delle filiere agroalimentari” punta, sulla base dell’analisi di ben 60 indicatori riferiti a quattro diversi ambiti, a misurare il reale peso del settore vitivinicolo nel comparto agroalimentare e nell’economia italiana. Non solo. La misurazione definisce i punti di forza e di debolezza del vino italiano fornendo anche lo spunto per un confronto con i principali competitors, Francia in primo luogo. Il tutto poi per avere una solida base di riflessione per aprire il confronto all’interno della filiera – confronto che in via riservata è già cominciato – per arrivare a individuare le nuove traiettorie di sviluppo per il settore.
L’indice di Unicredit e Nomisma
L’indice Agri4Index messo a punto da Nomisma e Unicredit prende in esame indicatori riferiti a quattro specifici ambiti che sono la struttura imprenditoriale del settore (se polverizzata o meno), il valore della produzione, l’orientamento al mercato (tasso di internazionalizzazione e performance dell’export) e infine i parametri economico finanziari quali redditività e indebitamento. L’indice che li sintetizza fornisce poi il posizionamento delle singole filiere.
Per tre su quattro di questi ambiti, ovvero per valore della produzione, orientamento al mercato e performance economico finanziarie il vino compare al primo posto tra le nove diverse filiere integrate dell’alimentare made in Italy prese in esame (dalle carni alla pasta, dall’olio d’oliva alle conserve vegetali dall’ortofrutta ai mangimi). Solo per struttura imprenditoriale il vino è preceduto da comparto lattiero caseario.
«Il settore vitivinicolo italiano – ha commentato il responsabile Unicredit Italia, Niccolo Ubertalli – oltre ad essere una realtà rilevante dell’economia italiana, rappresenta una delle eccellenze del made in Italy che contribuisce a determinare, soprattutto all’estero, l’identità del nostro Paese. In questo quadro si inserisce l’attenzione e l’interesse di UniCredit nei confronti del vino italiano, che quest’anno abbiamo supportato con 580 milioni di euro di nuove erogazioni (dal Basket bond di filiera al pegno rotativo). Un sostegno diretto agli investimenti degli operatori che si accompagna all’analisi di settore commissionata a Nomisma o alla storica partnership con il Vinitaly per promuovere il vino italiano sui mercati internazionali».








