Norme

Vino con poco alcol, l’addio al monopolio in Finlandia è una buona notizia per l’Italia

Il commercio delle bevande alcoliche, finora sotto il controllo statale, è stato liberalizzato per i prodotti sotto gli otto gradi: notizia positiva per i produttori italiani che sperano in aperture simili anche negli altri paesi scandinavi

di Giorgio dell'Orefice

3' di lettura

3' di lettura

Un’ottima notizia per il vino italiano stretto tra calo dei consumi internazionali e offensive salutistiche. A giugno scorso in Finlandia è entrata in vigore una legge votata dal Parlamento di Helsinki che liberalizza il commercio delle bevande alcoliche con fermentazione naturale fino a 8 gradi.

La Finlandia (5,5 milioni di abitanti, 30 milioni di bottiglie di vino importate l’anno dall’Italia e un consumo pro capite di 10 litri) non è un mercato strategico per il vino made in Italy, tuttavia, la decisione può aprire spazi nuovi per i prodotti low alcohol e zero alcohol per il vino in generale.

Loading...

Nei paesi del Nord Europa (Finlandia, Svezia, Norvegia e Islanda) la vendita di alcolici non è libera ma è gestita dallo Stato mediante monopolio pubblico. Un po’ come avviene in Italia con il tabacco. E questa decisione del Parlamento finlandese può aprire una breccia in un regime finora difeso a spada tratta.

In sostanza, i prodotti alcolici ottenuti da fermentazione naturale come vino, sidri, birra e i prodotti dealcolati con una gradazione contenuta entro gli 8 gradi possono essere commercializzati anche nella grande distribuzione e non devono più passare dal monopolio pubblico. Una novità importante soprattutto per un paese come l’Italia che vanta etichette di vino naturalmente a gradazione ridotta e che rientrano nella categoria appena liberalizzata.

Un vero vantaggio competitivo considerato che altri paesi produttori come Francia e Spagna non hanno vini sotto gli 8 gradi e per cogliere le opportunità aperte dalla legge finlandese devono necessariamente dealcolare.

Gli effetti della legge sono stati immediati. «In appena due mesi – spiega Petri Viglione, che con la società Winital porta vini italiani in Finlandia fin dal ’92 (oggi importa circa 500mila bottiglie l’anno con una quota di mercato dell’8%) – la quota della grande distribuzione nella vendita di vino è passata da zero al 15%. Una quota che è divisa alla pari (con circa un 45% a testa) tra le catene Kesko (privata) e Sok (cooperativa) mentre il restante 10% è detenuto da Lidl. Si tratta indubbiamente di una grande opportunità per l’Italia che vanta categorie di prodotti che naturalmente rientrano sotto gli 8 gradi alcol come il Lambrusco che qui è venduto sia rosso, che rosato che bianco (tipologia quest’ultima che in Italia non esiste) o il Moscato d’Asti».

Ma secondo l’importatore italo-finlandese questa decisione oltre ad aprire immediatamente nuove opportunità di mercato («i vini italiani che portavo qui potevano essere venduti solo ai ristoranti oppure al monopolio», dice Viglione) potrebbe in prospettiva far segnare un vero e proprio cambio di paradigma. «Sono anni che provo a far capire – aggiunge ancora Petri Viglione – che il vino è un prodotto agricolo che trova la sua esaltazione nell’abbinamento col cibo e che per questo è profondamente diverso dai superalcolici. Qualche risultato lo stiamo registrando. In Finlandia, ad esempio, il Lambrusco è considerato grazie alle sue caratteristiche di spiccata acidità, sentori fruttati e al fatto di essere leggermente sparkling, il miglior accompagnamento per uno dei cibi più diffusi nel paese che è la pizza. Può far sorridere qualche purista ma in realtà si tratta di un grande passo in avanti».

Fino a qualche anno fa in Finlandia si potevano commercializzare al di fuori del monopolio solo bevande con fermentazione naturale sotto i 4,5 gradi alcol. Nel 2018 si è passati a 5,5 e ora a 8. «Nel giro di qualche anno – aggiunge l’importatore italiano - potremmo arrivare a liberalizzare gran parte del vino italiano. In Svezia invece sono ancora fermi a 3,5 gradi. Tutto ciò che è sopra quella soglia è gestito dal Systembolaget, il monopolio svedese. Anche Norvegia e Islanda hanno regole restrittive. Ma i monopoli si parlano e sono fiducioso che anche gli altri ci seguano in particolare sul concetto di abbinamento col cibo. Solo in questo modo sarà possibile far capire che il vino è un prodotto agricolo e profondamente diverso dalle altre bevande alcoliche».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti