Vince il modello diffuso: sulla stessa scia le Olimpiadi invernali del 2030
Il presidente della Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò, elenca i numeri di un successo che va oltre il medagliere
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Medaglie, immagine, ricavi. L’eredità di Milano Cortina 2026 si sta muovendo su questi tre binari collegati fra loro. A 48 ore dalla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali, che si terrà domenica all’Arena di Verona, e al successivo passaggio di consegne con l’avvio delle Paralimpiadi (il 6 marzo), il sentimento di entusiasmo da parte di atleti, pubblico (non solo italiano) e operatori del settore è palpabile. Lo confermano le parole pronunciate ieri del presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò, intervistato dal direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, durante il convegno organizzato all’Università Statale di Milano dal titolo «Giochi olimpici e paralimpici. Milano-Cortina 2026: la legacy culturale ed economica. Oltre l’evento sportivo: il diritto che tutela l’investimento strategico e l’eredità per il territorio».
Il modello per i prossimi eventi
«Il modello diffuso che abbiamo adottato per queste Olimpiadi invernali si sta dimostrando vincente sotto tanti punti di vista. Ne ho discusso di recente anche con il mio omologo francese perché proprio, in previsione dei prossimi Giochi invernali del 2030, la proposta è ospitare gli sport indoor a Nizza e sulla costa Azzurra e gli sport outdoor sulle Alpi francesi», spiega Malagò, ricordando che solo un paio di città al mondo permettono di avere a distanza ravvicinata tutti gli impianti necessari per gli sport invernali, ad esempio Sapporo e Salt Lake City. «Allargare il territorio coinvolto dai Giochi è l’unica strada percorribile per un bilancio positivo ad ampio spettro che, credo, sarà valutata anche per quelli estivi».
Al netto dell’enorme entusiasmo per l’andamento del medagliere italiano (26 medaglie al 19 febbraio, ndr), un trend ancora più soddisfacente sembra registrarsi sul fronte economico. «Report chirurgici e indipendenti segnalano numeri importanti: ricadute sui territori per 5,3 miliardi di ricavi, 500/600 milioni di gettito in più, 36mila lavoratori e 18mila volontari coinvolti. In più, vanno considerati i biglietti staccati (oltre un milione e 300mila), l’impatto sulla città di Milano (il cui Pil, nel complesso, segna un +1,7%), il fatto che oltre due italiani su tre stiano seguendo con costanza le Olimpiadi (dati certificati Auditel), il gran numero dei giovani che hanno seguito la diretta della cerimonia d’inaugurazione dei Giochi», commenta il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, sottolineando, come esempio di patrimonio immateriale del Paese, quanto la Valtellina sia stata scoperta e apprezzata dai turisti statunitensi in occasione di queste Olimpiadi.
Le ragioni del successo
Per l’ex presidente del Coni, i successi degli atleti e delle atlete del nostro Paese sono dovuti essenzialmente a tre fattori: «Il lungo lavoro svolto con le Federazioni degli sport invernali e del ghiaccio, da quando abbiamo avuto la certezza di esserci aggiudicati le Olimpiadi invernali del 2026; l’investimento sulla qualità dei nostri tecnici; l’effetto onda positiva, e non di stress, di giocare in casa con il proprio pubblico».
Le criticità
Fra i temi che preoccupano il mondo dello sport agonistico in Italia, ci sono sia le fosche previsioni demografiche sia la situazione degli impianti sportivi, soprattutto considerato che molte infrastrutture in Italia necessitano di interventi per adeguarsi alle necessità degli sport paralimpici. «Stiamo lavorando su questo fronte, per superare le barriere architettoniche e quelle più strettamente sociali, anche se ci sono già stati importanti cambiamenti dal punto di vista culturale. Mi auguro infatti che anche le Paralimpiadi vengano seguite con entusiasmo e partecipazione».



