Milano Cortina

Federica Brignone: dall’infortunio all’oro olimpico a Milano Cortina. Poi un film e il brand “La Tigre”

La campionessa di sci supera un grave incidente e vince il superG olimpico, mentre prepara un film biografico e un marchio dedicato alla sua immagine e valori

di Marco Bellinazzo

foto IPP/giovanni Auletta /pentaphoto Cortina 12/02/2026 olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 sci alpino discesa SuperG  donne nella foto :  Federica Brignone  madaglia d'oro

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Con una discesa perfetta sui pendii dell’Olympia delle Tofane, Federica Brignone ieri mattina ha oltrepassato il traguardo della pista e contemporaneamente il confine della leggenda sportiva per diventare un’icona di resilienza, talento e caparbietà. La vittoria in superG ai Giochi invernali di Milano Cortina a dieci mesi dal terribile incidente ai campionati nazionali rappresenta infatti un’impresa epica, che va al di là del gesto atletico e della conquista dell’oro olimpico.

Lo scorso 3 aprile, dopo aver alzato per la seconda volta in carriera la Coppa del Mondo vinta generale, l’azzurra aveva preso parte allo slalom gigante ai campionati italiani di Moena. Nella seconda manche aveva inforcato una porta con un braccio, perdendo l’equilibrio. Il danno alla gamba sinistra - è bene rammentarlo - è stato di quelli che di norma conduce al ritiro, specie se si hanno già 35 anni e se in fondo lo sport ti ha già dato tutto: frattura scomposta pluriflammentaria del piatto tibiale e della testa del perone e rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio.

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Ma il fato avverso non aveva fatto i conti con l’appuntamento che “La tigre di La Salle” aveva da tempo cerchiato in rosso sul suo calendario: le Olimpiadi invernali in casa per agguantare l’unica medaglia che mancava al suo palmares, l’oro nella manifestazione a Cinque cerchi.

La campionessa valdostana non ha mai rinnegato la scelta di partecipare ai tricolori, in segno di rispetto agli atleti più giovani, e non ha mai voluto rivedere la caduta. Ha deciso di guardare avanti e rimettersi in piedi: camminare (anche questo non era così scontato), poi correre, poi tornare a sciare, e poi a vincere. Un percorso che ora diventerà un film (è stato realizzato da una casa di produzione internazionale) di grande impatto.

In poco più di 300 giorni, Brignone si è lanciata all’inseguimento di questo sogno, tra operazioni, la riabilitazione al J Medical di Torino, circondata dai suoi affetti e dal suo staff - tra i più fidati e storici collaboratori, quelli di Deborah Compagnoni, come lo skiman Mauro Sbardellotto e Giulia Mancini per la cura dell’immagine - le prime prove sugli sci appena qualche settimana fa, fino al cancelletto di partenza sulle Tofane, con davanti le curve di un superG tecnico che ha mandato in tilt tutte le avversarie.

La seconda classificata la francese Romane Miradoli è rimasta dietro di 41 centesimi e la terza, l’austriaca Cornelia Huetter, di più di mezzo secondo. La bergamasca Sofia Goggia che pure stava volando con un vantaggio di 68 centesimi al secondo intermedio è uscita dal tracciato saltando una porta.

Brignone come la Goggia, completa la collezione di medaglie olimpiche, con una in più della collega-rivale: all’oro a Milano Cortina in superG bronzo in gigante nel 2018, argento sempre in gigante e bronzo in combinata nel 2022 a Pechino. Aggiungendo 37 vittorie in Coppa del mondo e 85 podi, sei Coppe del Mondo di specialità, e cinque Mondiali, è quasi superfluo dire che è la sciatrice italiana più vincente della storia è più ambita dagli sponsor.

Sponsor che non l’hanno mai abbandonata durante il periodo di riabilitazione - anzi se ne sono aggiunti altri per accomgnarla nella risalita come Powerade - a partire dallo storico partner Banca Generali, dai fornitori tecnici come Rossignol (sci), Lange (scarponi) e Level (guanti da neve), e da altri marchi come Grana Padano, Caffè Borbone, Acqua Dolomia e Estèe Lauder.

Brignone, arruolata al Centro Sportivo Carabinieri da quando aveva 17 anni, una divisa a cui tiene, ha deciso di registrare un suo marchio - “La Tigre” da usare quando deciderà di ritirarsi per creare prodotti in linea con la sua sensibilità verso le persone e l’ambiente, già al centro del progetto “Traiettorie Liquide” curato dal 2017, anche grazie al racconto fotografico di Giuseppe La Spada.

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