Via libera del Senato

Il Piano casa è legge: semplificazioni ai privati e 60mila case popolari da riqualificare

Il Senato ha approvato la legge di conversione del provvedimento disegnato dal Governo per contrastare l’emergenza abitativa

di Flavia Landolfi e Giuseppe Latour

Case allo Zen a Palermo. (Ansa)

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Il Piano casa è legge. Dopo il passaggio alla Camera, è appena arrivata anche l’approvazione dell’Aula del Senato al decreto che disciplina il programma per il contrasto all’emergenza abitativa dell’esecutivo. Al centro ci saranno il recupero di 60mila case popolari e un robusto intervento di semplificazione per stimolare gli investimenti privati.

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I tre pilastri

Il provvedimento che si è consolidato a Montecitorio approderà, così, in Gazzetta Ufficiale senza stravolgimenti rispetto alla versione originaria. Sono confermati i tre pilastri dai quali era partito il Governo: il primo è quello dedicato alla riqualificazione delle case popolari, sulla quale sta già lavorando il commissario Felice Squitieri; il secondo riguarda il Fondo housing gestito da Invimit, che a breve definirà il suo regolamento; il terzo metterà al centro il contributo dei privati, attraverso le operazioni di edilizia convenzionata.

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Il ruolo dei fondi esteri

Proprio su questo capitolo è arrivata una delle novità più importanti in fase di conversione. Riguarda la corsia preferenziale per i fondi provenienti dall’estero, prevista dalla prima versione del decreto. All’inizio, infatti, le semplificazioni più incisive del decreto erano riservate alle operazioni con almeno un miliardo di fondi stranieri. Questo vincolo è stato rimosso, anche se resta il riferimento al miliardo per ottenere la fast track amministrativa. Resta, insomma, una sostanziale chiusura alle semplificazioni per gli interventi piccoli e medi, richiesta tra gli altri dalle imprese dell’Ance.

Spinta su alberghi ed edifici commerciali

Sempre sul terzo pilastro c’è una modifica che consentirà di rendere gli investimenti più sostenibili. Le operazioni potranno, infatti, prevedere «l’insediamento di una pluralità di destinazioni d’uso, residenziali e non residenziali». In questi casi, la quota percentuale minima del 70% di edilizia convenzionata, da rispettare per ottenere le semplificazioni del decreto, sarà calcolata esclusivamente sulla componente residenziale: cioè, mettendo in relazione gli immobili a prezzo libero e quelli a prezzo calmierato. Saranno fuori da questo conteggio gli investimenti «destinati a destinazioni d’uso non residenziali». Quindi, la cubatura destinata ad alberghi o edifici commerciali sarà fuori dal conto.

Prezzi calmierati per i dipendenti pubblici

Tra le modifiche approvate durante l’esame parlamentare c’è anche l’allargamento della platea dei potenziali beneficiari degli alloggi a canone calmierato. Accanto alle categorie già previste, potranno accedere anche i dipendenti pubblici impegnati nei servizi essenziali, come insegnanti, personale sanitario e appartenenti alle forze dell’ordine.

Più risorse ai Comuni

Novità anche sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica. Comuni ed enti locali potranno infatti diventare soggetti attuatori degli interventi di recupero degli immobili popolari oggi inagibili, accedendo direttamente alle risorse destinate alla riqualificazione del patrimonio. Si tratta di un tassello importante del primo pilastro del Piano casa, che potrà contare su circa 7 miliardi di euro, comprendendo anche i fondi per la rigenerazione urbana da 4,3 miliardi destinati al periodo 2027-2034.

Il Fondo prima casa

La legge di conversione interviene poi anche sul Fondo di garanzia per la prima casa, introducendo una corsia prioritaria per le famiglie con persone affette da disabilità grave. La misura punta a rafforzare l’accesso ai mutui garantiti dallo Stato per le famiglie i che si trovano in condizioni di fragilità economica.

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