Enologia

Approvato il decreto per la produzione e tassazione dei vini dealcolati in Italia

varato il decreto interministeriale (Mef-Masaf) che definisce il regime fiscale e le accise per la produzione di vino dealcolato

di Giorgio dell'Orefice

Un sommelier versa del vino per i visitatori durante lo "Skopje Wine Salon - Vinodonia" a Skopje, Repubblica di Macedonia del Nord, il 21 dicembre 2025.  EPA/GEORGI LICOVSKI

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Via libera alla produzione in Italia di vini dealcolati. È stato finalmente varato il decreto interministeriale (Mef-Masaf) che definisce il regime fiscale e le accise per la produzione di vino dealcolato. Al centro del provvedimento soprattutto la tassazione dell’alcol ottenuto dai processi di dealcolazione.

Una misura molto attesa dai produttori italiani che, in molti casi, già si sono cimentati con questo segmento di mercato, tra l’altro, in forte crescita soprattutto all’estero. Tuttavia finora, gli imprenditori italiani, proprio a causa della assenza di un quadro normativo, erano costretti a effettuare all’estero le operazioni di delcolazione, in primo luogo in Germania o in Spagna. Sobbarcandosi i relativi costi di trasporto.

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Il provvedimento varato ieri è molto importante anche per i diversi produttori che invece in questi mesi hanno investito per realizzare impianti di dealcolazione in Italia ma sono rimasti finora in stand by in attesa della cornice di norme fiscali. «Con questo decreto – ha commentato questo pomeriggio il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentrae, Francesco Lollobrigida - diamo al settore vitivinicolo un quadro normativo chiaro per poter produrre i vini dealcolati e offrire così nuove opportunità alle imprese del settore. Il Masaf è al fianco dei produttori e lo dimostrano gli interventi fatti nell’ultimo anno. Oggi definiamo il regime fiscale per le accise nella produzione di vino dealcolato. Sono certo che i nostri produttori sapranno raggiungere posizioni di eccellenza anche in questo settore».

Il provvedimento consente ai soggetti, che operano anche come deposito fiscale di prodotti alcolici intermedi e di vino, di effettuare, entro determinati limiti quantitativi, i processi di dealcolazione del vino. Il provvedimento, inoltre, regola il rilascio del titolo autorizzatorio per la produzione e conservazione del prodotto, contempla gli adempimenti amministrativi e ne regola la movimentazione.

«Accogliamo con favore il decreto che definisce la gestione fiscale della soluzione idroalcolica ottenuta dalla dealcolazione dei vini - ha detto il presidente di Federvini, Giacomo Ponti -. Un provvedimento atteso che consegna al settore un quadro normativo completo per consentire questa produzione anche sul territorio nazionale».

«Il via libera al decreto – ha commentato il segretario generale dell’Unione italiana vini, Paolo Castelletti - rappresenta una bella notizia di fine anno dopo un 2025 travagliato per il settore vino in genere sul fronte del mercato. Sono sempre di più le imprese italiane pronte a investire sulla categoria dei dealcolati, e questo provvedimento rappresenta una svolta per operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei. Auspichiamo il supporto dell’amministrazione nella prima fase di attuazione della norma, in particolare con riferimento all’ottenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie».

«Le norme - ha aggiunto il presidente del settore vino di Confcooperative, Luca Rigotti - mettono a disposizione delle cantine, private e cooperative, un nuovo strumento per affrontare i mercati esteri dove la domanda di vini a bassa gradazione non è una moda ma un cambiamento comportamentale di lungo periodo».

Secondo l’Osservatorio dell’Unione italiana vini il comparto dei vini NoLo (ovvero No alcohol oppure Low alcohol quindi a gradazione alcolica ridotta) è uno dei pochi a crescere all’interno del settore vino. L’attuale mercato dei vini NoLo al mondo vale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere quota 3,3 miliardi entro il 2028 con un tasso annuo di crescita medio dell’8%. Inoltre, secondo le elaborazioni Uiv su base NielsenIQ sul circuito retail di Usa, Regno Unito e Germania i vini a zero gradi, quest’anno sono cresciuti del 46% in Germania, del 20% nel Regno Unito e del 18% negli Stati Uniti.

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