Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
di Marcello Fois
5' di lettura
5' di lettura
Cos’era esattamente Caprera per me a sette anni? E Giuseppe Garibaldi? Un’isola piccola fuori da un’isola grande che si raggiungeva attraverso un’isola intermedia. Di Garibaldi sapevo che la sua immagine campeggiava nella copertina dell’album del Risorgimento Panini, e anche nelle bustine delle figurine. Nel tempo scoprii che aveva generato un pensiero, una geografia, un senso.
L’idea che la difformità non fosse abbastanza per rinunciare a un’idea di Nazione; uno spazio fisico che, estendendosi dalla punta della Calabria all’arco delle Alpi come un colossale molo nel Mediterraneo, comprendesse anche una serie di terre come imbarcazioni grandi e piccole che gli gravitassero attorno: Sicilia, Sardegna, Elba, San Nicola, Ponza, Ventotene, Ischia, Caprera, e così via; infine un senso di Patria che poteva derivare solo dal paradosso di trovare una sintesi nelle diversità. Ma non corriamo, queste sono competenze da adulti istruiti; a sette anni, quando mio padre annunciò che la mattina dopo di buon’ora ci saremmo messi in macchina per raggiungere Caprera e visitare la casa di Garibaldi, io scossi la testa e sospirai. Soffrivo drammaticamente il mal d’auto e mio padre ci aveva avvisato che sarebbero state quattro ore di viaggio. Le strade sarde erano quelle che erano, si viaggiava attraverso le coste e la 131, oggi frutto di cavalcavia e gallerie, era un moncone che si dipanava sostanzialmente nei territori pianeggianti o nelle valli. Caprera dunque significò sveglia alle cinque e trenta e curve su curve. Un viaggio che, tuttavia, permetteva di sperimentare un rovesciamento, perché in questo caso la terraferma, il continente, eravamo noi.
Segno che ognuno può essere isola o terraferma a seconda del punto di vista, o del significato che dà al suo muoversi. Eccoci qui, tutta la famiglia in macchina ad affrontare i tornanti dell’isola grande per raggiungere l’isola piccola. E per raggiungere il luogo che l’eroe dei due mondi aveva scelto come sua terra d’elezione. Ma che significava poi “eroe dei due mondi”? Che c’era un altro globo oltre al nostro? Che la spedizione dei Mille era stato un viaggio spaziale? Il nostro eroe barbuto era il Capitano Nemo sotto mentite spoglie?
O piuttosto il contrario? Il generale Garibaldi era l’eroe degli eroi. E abitava in Sardegna. E questo valeva il viaggio, quasi un pellegrinaggio, verso la sua casa. Quel tratto di strada lungo la costa tirrenica dalla Barbagia alla Gallura attraverso la Baronia offre un paesaggio sconcertante, che non è solo visivo, ma anche olfattivo. Siamo un po’ spaesati dal piccolo braccio di mare che da Palau ci ha portato a La Maddalena, dal traghetto compatto e arrugginito su cui ci siamo imbarcati, dal porticciolo che ci ha accolto proprio come se ogni porzione di mare giustificasse un altrove. E l’altrove è ancora un’isola, uno spazio intermedio attraverso il quale possiamo arrivare a destinazione. Isole su isole come scatole cinesi, Sardegna, La Maddalena, Caprera.
L’isola più piccola che imita quella più grande e ne concentra le caratteristiche, ne specifica la genetica. Unite da un cordone ombelicale che non è niente di più che una carrozzabile in mezzo al mare. Entrare a Caprera è come entrare nell’officina di uno speziale dove tutti gli aromi si accumulano e si mischiano e insegnano al nostro naso l’arte di selezionare: la macchia mediterranea profuma di unguenti balsamici, il mare profuma di aria salsa, la sabbia profuma di roccia e la roccia di vento. I pini filtrano le correnti, i quercioli asciugano l’aria come se fossero spugne, i gigli di mare fioriscono carnosi tra le spiagge e le pinete.