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Usai (Anica): «Cinema, settore a rischio per l’incertezza sui fondi»

«I tempi lunghi per il nuovo decreto tax credit creano non pochi problemi». L’attenzione degli addetti ai lavori sul rinnovo dei vertici di Rai Cinema

di Andrea Biondi

Alessandro Usai Presidente Anica Imagoeconomica

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Il cinema italiano sta in piedi, ma sotto corrono crepe. La sala ha dato segnali incoraggianti, con l’avvio d’anno spinto dai titoli nazionali e l’estate che promette bene grazie ai blockbuster americani. Al 2 giugno si contavano al botteghino (dati Cinetel) 277 milioni di incassi (+28%) per 36.57 milioni di presenze (+21%). Anche a vederla sotto il profilo del cinema italiano con le coproduzioni, i 90,1 milioni incassati segnano un aumento del 16%, spinti dall’effetto Zalone con il suo “Buen Camino”.

Ma la macchina industriale che deve decidere oggi i film del 2027 e del 2028 procede con il freno tirato. Nodo: ancora una volta il tax credit. Il decreto interministeriale, passato dal Mic, è rimasto più a lungo del previsto nell’imbuto Mef-Corte dei conti.

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Sarebbe ora pronto alla pubblicazione, in tempi molto brevi a quanto risulta al Sole 24 Ore. Ma sul tema Alessandro Usai, presidente dell’Anica, usa parole nette: «Il Mic la sua parte l’ha fatta. Il meccanismo si è rallentato altrove. Adesso però inizia a esserci un rischio concreto». Il timore è che la filiera s’impantani mentre il pubblico sembra tornare in sala. «Noi conosciamo i contenuti del decreto perché ci sono stati illustrati verbalmente nelle riunioni al ministero della Cultura, però non abbiamo una versione definitiva e siamo in attesa che venga pubblicata», spiega Usai.

L’iter doveva essere rapido. Non lo è stato. Così le imprese si muovono «sulla fiducia. Se fossimo dovuti restare ad aspettare la certezza matematica di un decreto pubblicato, si fermava tutto. Alla situazione della produzione si aggiunge poi la sospensione, da parte del Tar, del tax credit distribuzione, che ha congelato, a seguito dei ricorsi, i fondi per il film usciti da metà 2023 ad oggi e alla quale bisogna anche cercare di trovare una soluzione in tempi brevi».

Il paradosso: l’urgenza non riguarda solo i soldi di domani, ma quelli di ieri. «La battaglia più grossa che stiamo facendo è accelerare la liquidazione dei contributi degli anni passati». In ballo ci sono «decine, centinaia di milioni» tra tax credit, contributi selettivi e automatici «già deliberati, già pubblicati, che però per un motivo o per l’altro non diventano mai cassa».

Il meccanismo, spiega Usai, rischia di essere in questo quadro esiziale: il produttore ottiene il contributo, lo sconta in banca e finanzia il film. Se la liquidazione si allunga, il credito diventa debito e le banche chiedono il rientro. «Abbiamo decine, centinaia di casi», avverte il presidente Anica. «Dopo i piccoli stanno andando in difficoltà persino aziende di Serie A».

La questione è diventata quindi sistemica. «Il tema non è di chi sia la colpa. Il tema è: dobbiamo fare qualcosa, sederci al tavolo assieme, tecnicamente, e risolvere questi problemi, perché questo sta diventando più grave dei tagli di risorse e rischia di avere un impatto devastante».

Anica si sta muovendo con le altre principali associazioni per trovare soluzioni. La richiesta non è aprire nuova cassa. È liberare risorse già allocate: «Non è che il settore sta chiedendo risorse in più. Si tratta di sbloccare le risorse che negli anni scorsi erano già state deliberate».

In questo contesto, sottolinea Usai, «la nostra industria cinematografica non può vivere un ulteriore motivo di preoccupazione e squilibrio dovuto alla scadenza del mandato del vertice di Rai Cinema. Che è la compagnia di bandiera della nostra industria, il volano produttivo e occupazionale essenziale per la tenuta e l’equilibrio del sistema grazie al sostegno economico ed editoriale che in questi anni ha saputo dare a centinaia di progetti».

Il settore, quindi, ha bisogno di contare sulla stabilità della società per garantire una corretta pianificazione pluriennale degli investimenti della Rai: «Il rischio di un altro stallo del sistema sta producendo un allarme tra produttori, maestranze, talent e associazioni in un momento in cui devono essere definiti milioni e milioni di euro di investimento Rai per progetti del 2026, 2027 e 2028».

Sul mercato restano luci e ombre. Il prodotto italiano «performa sempre benissimo sugli sfruttamenti televisivi, specialmente quelli pay», da Sky a Netflix e Amazon, anche se «depotenzia il valore della free». Il box office 2026 può reggere: «Siamo partiti molto bene con il cinema italiano, poi c’è stato un calo, ma sono venuti fuori i blockbuster americani». Però non basta. Tra decreto rimasto fermo troppo a lungo, arretrati non liquidati, tax credit distribuzione bloccato dai ricorsi e governance Rai Cinema, «quando iniziano a essere tre o quattro criticità, il rischio della tempesta perfetta c’è». Per disinnescarla bisogna «accelerare una serie di processi. Il settore potrebbe perdersi in questi stop ed è a rischio la sua tenuta».

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