Usa, Meloni orientata a partecipare al Cpac. Pressing delle opposizioni: no a flirt con i nazisti
Resta da capire se con un videocollegamento in diretta o con un messaggio registrato, stando alle ultime indiscrezioni
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I punti chiave
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Ha preso un impegno con Donald Trump e intende mantenerlo. Giorgia Meloni, assicurano i suoi, non è stata scalfita dalle proteste delle opposizioni, scandalizzate per il gesto di Steve Bannon al Cpac. Ha sentito la delegazione di FdI alla convention dei conservatori a Washington, e le hanno assicurato che non si è trattato di un saluto nazista, ma di un gesto di incitamento nella foga di fine discorso, seguito da saluti militari e pugni chiusi alzati in aria.
Tra l’altro, l’ex controverso stratega della Casa Bianca aveva partecipato poche ore prima alla tavola rotonda che ha approvato una mozione pro-Israele, e nella platea dell’evento gli ebrei erano numerosi. Il nodo sembra essere stato sciolto: il volto della premier comparirà sul maxischermo attorno alle 19.15 italiane. Resta da capire se con un videocollegamento in diretta o con un messaggio registrato. Anche su questo si sarebbe riflettuto nelle ultime ore prima di sciogliere il nodo.
Mulè: su Bannon non si scherza, Meloni prenderà le distanze
Sulla vicenda interviene con nettezza Giorgio Mulè (Forza Italia): «Il gesto di Bannon è gravissimo - dice il vicepresidente della Camera - perché corrisponde a un rituale di richiamo di saluti nazisti, di una storia sepolta che non bisogna smuovere, che è concimata dal sangue di milioni di persone morte. Sono certo che Giorgia Meloni non avrà difficoltà a prenderne le distanze. Non c’è da scherzare, non bisogna dare in nessun modo adito a vellicare la pancia di pericolosissimi estremisti».
Il dietrofront di Jordan Bardella
Nessun passo indietro da parte della Meloni, come quello di Jordan Bardella, leader del Rassemblement national, i sovranisti francesi che in Europa nei Patrioti fanno concorrenza a destra a Ecr, il gruppo di FdI. Sarà il terzo intervento di Meloni a quello che viene definito il più grande e influente raduno di conservatori al mondo, dove risuona l’eco degli affondi della Casa Bianca contro il Vecchio Continente. Non tanto diversi dai toni con cui nel 2019 al Cpac, da leader di «un piccolo ma orgoglioso partito conservatore», Meloni denunciava la «crisi di democrazia dell’Europa». Tre anni più tardi è tornata da presidente di FdI e di Ecr, mentre su Kiev cadevano missili: definì «inaccettabile l’attacco» di Mosca, esortando tutti ad «essere uniti» e a «prendere posizione», sapendo «molto bene che la nostra parte è il mondo occidentale». Questa volta è invitata in quanto capo del governo italiano. In una fase della crisi ucraina che sta mettendo a dura prova il suo tentativo di fare da pontiere fra Bruxelles e Washington, dove è stata un mese fa all’inauguration day di Trump, assieme a all’argentino Javier Milei, anche lui protagonista della giornata clou del Cpac.
Una partita giocata sull’equidistanza
Meloni sarebbe convinta, si ragiona in ambienti della coalizione di governo, che la strategia del presidente americano di ridurre le distanze con Mosca sia in funzione principalmente anti-Cina. Manda «messaggi ad alcuni grandi player globali», ha sostenuto anche nella conferenza stampa di inizio anno a proposito delle mire trumpiane su Groenlandia e Panama. Inoltre, avrebbe detto la presidente del Consiglio ai suoi, «dopo questa fiammata iniziale Trump avrà bisogno dell’Europa e bisognerà farsi trovare pronti». Anche su questa convinzione si basa il tentativo di giocare la partita diplomatica in modo equidistante. Sul filo dell’equilibrismo. Nel giorno del terzo anniversario del conflitto Palazzo Chigi sarà illuminato con i colori ucraini. Ma Meloni non sarà a Kiev con i vertici Ue, né parteciperà al G7 in videoconferenza, impegnata nel bilaterale con lo sceicco emiratino Mohammed bin Zayed e sostituita dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.







