Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
dal nostro inviato Gianluca Di Donfrancesco
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BERLINO - La Germania va alle urne domenica 23 febbraio per eleggere la Camera bassa del Parlamento, il Bundestag. Il voto era in programma per il 28 settembre: è stato anticipato in seguito alla crisi della coalizione Semaforo, tra Spd, Verdi e Liberali (Fdp). I favoriti sono i cristianodemocratici oggi all’opposizione, ma resta da vedere quanto sarà ampio lo scarto con l’ultradestra di Afd, seconda nei sondaggi pre-elettorali.
Il punto di rottura è arrivato il 6 novembre (il giorno dopo la vittoria di Donald Trump negli Usa) con il collasso della coalizione Semaforo, dopo che il cancelliere uscente Olaf Scholz ha cacciato il ministro delle Finanze (Fdp), Christian Lindner. Da allora, è rimasto in carica un Governo di minoranza formato da Spd e Verdi.
Il 16 dicembre, Scholz ha certificato la mancanza di una maggioranza in Parlamento, aprendo la strada al voto anticipato, indetto il 27 dicembre dal Presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier.
Eterogenea fin dall’inizio, primo esperimento di coalizione a tre da decenni, l’alleanza tra Spd, Verdi e Fdp è entrata in crisi soprattutto a causa della stagnazione economica tedesca (il Pil si è contratto sia nel 2023 che nel 2024 e rischia di farlo ancora nel 2025). Le frequenti liti tra partner di Governo, l’incapacità di trovare soluzioni alle difficoltà dell’economia e dell’industria e le divergenze sulla spesa pubblica, hanno portato alla rottura. Il pretesto alla fine furono tre miliardi di aiuti all’Ucraina. Il cancelliere uscente Scholz affermò, dopo averlo cacciato dal Governo, che il ministro delle Finanze, Lindner, si era opposto allo sblocco. I Liberali sono i più tenaci difensori del rigore sui conti.
L’economia tedesca si è contratta dello 0,2% nel 2024, dopo il calo dello 0,3% nel 2023. È solo la seconda volta dal 1950 (dopo quella del 2002-2003) che il Pil della Germania subisce una flessione per due anni di fila. Per il 2025 ci si aspetta al massimo una crescita dello “zero virgola”. La Confindustria vede anzi una nuova contrazione, che molto probabilmente si verificherà se la minaccia di dazi di Donald Trump colpirà le principali voci dell’export tedesco.