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Elezioni tedesche: la sfida tra coalizioni e l’incognita Afd

Le tappe, le ragioni della crisi politica, il calo del Pil, i principali candidati alla Cancelleria e il sistema elettorale: ecco come la locomotiva d’Europa si prepara all’appuntamento più delicato della sua storia recente

dal nostro inviato Gianluca Di Donfrancesco

La Germania al voto con l’incognita Afd

4' di lettura

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BERLINO - La Germania va alle urne domenica 23 febbraio per eleggere la Camera bassa del Parlamento, il Bundestag. Il voto era in programma per il 28 settembre: è stato anticipato in seguito alla crisi della coalizione Semaforo, tra Spd, Verdi e Liberali (Fdp). I favoriti sono i cristianodemocratici oggi all’opposizione, ma resta da vedere quanto sarà ampio lo scarto con l’ultradestra di Afd, seconda nei sondaggi pre-elettorali.

Le tappe

Il punto di rottura è arrivato il 6 novembre (il giorno dopo la vittoria di Donald Trump negli Usa) con il collasso della coalizione Semaforo, dopo che il cancelliere uscente Olaf Scholz ha cacciato il ministro delle Finanze (Fdp), Christian Lindner. Da allora, è rimasto in carica un Governo di minoranza formato da Spd e Verdi.

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Il 16 dicembre, Scholz ha certificato la mancanza di una maggioranza in Parlamento, aprendo la strada al voto anticipato, indetto il 27 dicembre dal Presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier.

Perché la coalizione Semaforo è caduta

Eterogenea fin dall’inizio, primo esperimento di coalizione a tre da decenni, l’alleanza tra Spd, Verdi e Fdp è entrata in crisi soprattutto a causa della stagnazione economica tedesca (il Pil si è contratto sia nel 2023 che nel 2024 e rischia di farlo ancora nel 2025). Le frequenti liti tra partner di Governo, l’incapacità di trovare soluzioni alle difficoltà dell’economia e dell’industria e le divergenze sulla spesa pubblica, hanno portato alla rottura. Il pretesto alla fine furono tre miliardi di aiuti all’Ucraina. Il cancelliere uscente Scholz affermò, dopo averlo cacciato dal Governo, che il ministro delle Finanze, Lindner, si era opposto allo sblocco. I Liberali sono i più tenaci difensori del rigore sui conti.

La lunga stagnazione

L’economia tedesca si è contratta dello 0,2% nel 2024, dopo il calo dello 0,3% nel 2023. È solo la seconda volta dal 1950 (dopo quella del 2002-2003) che il Pil della Germania subisce una flessione per due anni di fila. Per il 2025 ci si aspetta al massimo una crescita dello “zero virgola”. La Confindustria vede anzi una nuova contrazione, che molto probabilmente si verificherà se la minaccia di dazi di Donald Trump colpirà le principali voci dell’export tedesco.

La produzione industriale rimane circa del 10% al di sotto dei livelli pre-pandemia, ai minimi da maggio del 2020, all’inizio della crisi del Covid.

I partiti in corsa

Sono 29 quelli che possono partecipare al voto. Undici, con l’Unione che comprende Cdu e Csu (il partito gemello in Baviera), corrono a livello nazionale. Inizialmente ben 41 partiti erano stati autorizzati a partecipare alle elezioni, ma quelli che non sono già rappresentati nel Bundestag o in un Parlamento statale con almeno cinque deputati devono raccogliere firme a sostegno delle loro proposte per potersi nuovamente presentare. E molti hanno fallito.

A livello nazionale si sfidano Spd, Verdi, Fdp, Alternative für Deutschland, Die Linke, Freie Waehler, Volt, Mlpd, Buendnis Deutschland e Alleanza Sahra Wagenknecht. I cristianodemocratici (Cdu) sono candidati in tutti i Länder, tranne che in Baviera, mentre i cristianosociali (Csu) solo in Baviera.

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I principali candidati alla Cancelleria

Il favorito è Friedrich Merz (Unione Cdu-Csu). Il cancelliere uscente Olaf Scholz guida la Spd e il ministro dell’Economia, Robert Habeck, i Verdi. L’Afd ha candidato Alice Weidel, sostenuta anche da Elon Musk. Sahra Wagenknecht è in corsa per l’omonima Alleanza (Bsw). Christian Lindner guida la Fdp. La Linke schiera due Spitzenkandidaten, Heidi Reichinnek e Jan van Aken.

Come si vota

Il sistema elettorale prevede l’assegnazione di 598 seggi con due voti diversi, contenuti in un’unica scheda. Con il primo voto, maggioritario, vengono scelti i candidati per i 299 collegi uninominali: in ciascun collegio, vince il seggio chi ottiene la maggioranza relativa. Con il secondo voto, proporzionale, vengono attribuiti gli altri 299 seggi: gli elettori votano per le liste presentate dai partiti, senza esprimere preferenze. Il voto proporzionale è però il più importante: è quello determina la quota di seggi complessivi spettante a ciascun partito.

Il candidato che vince il mandato diretto (primo voto) entra nel Bundestag solo se è eleggibile sulla base dei secondi voti (il proporzionale).

C’è una soglia di sbarramento del 5% sui voti di lista espressi a livello nazionale: solo alle liste che superano tale soglia vengono attribuiti seggi. Con due eccezioni: quella dei partiti che riescono a conseguire tre mandati diretti in altrettanti collegi uninominali. Il Südschleswigsche Wählerverband (Ssw, in quanto partito di minoranza nazionale, è esente dalla soglia del 5%.

Fino al 2023, era previsto un sistema di compensazioni tra i due voti: i seggi ottenuti con il primo voto, e risultanti in eccesso rispetto alla percentuale ottenuta con il secondo voto, venivano mantenuti, garantendo però agli altri partiti mandati compensativi, per rispettare le proporzioni del risultato. In questo modo il Bundestag si era allargato fino a contare 736 deputati con le elezioni del 2021. Con la riforma del 2023 si è fissato a 630 il numero massimo di seggi.

La Germania al voto con l’incognita Afd

La partecipazione al voto

Alle elezioni del Bundestag del 2021 l’affluenza alle urne è stata di circa il 76,6%. Ha votato oltre l’80% degli aventi diritto nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 59 anni, ovvero 9,48 milioni di elettori. In generale, l’affluenza alle urne aumenta con l’età: tra gli elettori più giovani, il 70,5% ha partecipato alle elezioni, poi l’affluenza aumenta di fascia d’età in fascia d’età fino a superare l’80% tra gli elettori di 50 anni e oltre e di 60 anni e oltre. Solo nella fascia di età più alta, quella dei 70 anni e oltre, l’affluenza alle urne è di nuovo sensibilmente inferiore.

Il gruppo più numeroso di aventi diritto al voto è costituito da persone di almeno 70 anni. Sono circa il 23,2%. Un altro 18,9% è di età compresa tra i 60 e i 69 anni. Gli elettori over 60 sono più del triplo (42,2%) degli under 30 (13,3%).

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