Dopo la tregua

Usa e Iran molto distanti: ecco i punti più difficili del negoziato

Il piano di Teheran prevede molte posizioni incompatibili con i piani di Washington

Articolo aggiornato l’11 aprile 2026, ore 15:30

I negoziatori americani. Il vicepresidente JD Vance; l’inviato speciale Steve Witkoff; e il genero di Donald Trump, Jared Kushner EPA

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Una trattativa difficile. In salita. Stati Uniti e Iran inizieranno i colloqui a Islamabad in Pakistan da posizioni molto distanti, anche se il presidente Donald Trump ha detto che le proposte presentate da Teheran costituiscono una «base» per i negoziati. Le due parti restano però ferme su richieste contrapposte per porre fine alla guerra: il piano iraniano in 10 punti mostra scarse sovrapposizioni con il piano Usa in 15 punti. Le differenze da colmare sono quindi ampie. E i nodi non mancano.

Libano

Come sottolineato dalla Bbc, il più recente ostacolo nelle trattative è la campagna israeliana contro Hezbollah, che minaccia di far deragliare i colloqui ancor prima che abbiano inizio. Sebbene il Pakistan stia tentando di persuadere Teheran ad abbandonare il punto sulla tregua in Libano come precondizione per le trattative, la Repubblica islamica insiste che per avviare i colloqui sia necessario prima raggiungere il cessate il fuoco nel Paese dei cedri, un punto escluso categoricamente da Israele che tuttavia sembra aver ridotto il ritmo degli attacchi. Resta da vedere se questa moderazione sarà sufficientemente discreta da soddisfare l’Iran.

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Libano, non si arrestano i raid israeliani a caccia di Hezbollah

Lo Stretto di Hormuz

Attraversato solo da un numero esiguo di navi dall’inizio della tregua. Trump afferma che l’Iran sta “facendo un pessimo lavoro” nel consentire il passaggio delle navi, sottolineando che “questo non è l’accordo raggiunto”. Il decalogo di richieste iraniane prevede il controllo di Teheran sul braccio di mare, anche attraverso il sistema di “pedaggio” introdotto dall’inizio della guerra. Ma le difficoltà restano, soprattutto per la presenza di mine nello stretto.

Nucleare

Trump ha affermato di aver lanciato l’operazione Epic Fury anche per garantire che l’Iran “non possa mai avere l’atomica”, arma che Teheran sostiene di non aver mai cercato di costruire rivendicando il diritto di arricchire l’uranio per scopi civili. La proposta iraniana in 10 punti, che Trump ha definito “una base praticabile su cui negoziare”, include la richiesta di riconoscimento internazionale dei diritti di arricchimento dell’uranio. Secondo quanto riferito, il piano di Trump in 15 punti chiederebbe invece all’Iran di “porre fine a qualsiasi arricchimento dell’uranio sul territorio iraniano”.

Trump su Iran: Sarà un buon accordo se non avranno più armi nucleari

I proxy regionali

Washington vuole che l’Iran tagli il suo sostegno finanziario alla rete di alleati (Hezbollah in Libano, Houthi in Yemen, Hamas a Gaza e le milizie in Iraq) che ha conferito a Teheran un’influenza regionale, permettendole di esercitare quella che viene spesso definita “difesa avanzata” nelle sue lunghe dispute con Israele e gli Stati Uniti. Tuttavia, al momento non ci sono segnali che l’Iran sia pronto a rinunciare ai suoi alleati.

Sanzioni, asset congelati e riparazioni

L’Iran chiede la revoca di tutte le sanzioni statunitensi e internazionali come parte di qualsiasi accordo. Venerdì, il presidente del Parlamento e negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che circa 120 miliardi di dollari di beni iraniani congelati devono essere sbloccati prima dell’inizio dei negoziati, sostenendo che fosse parte delle misure precedentemente concordate nella tregua. Ma mentre si rincorrono indiscrezioni e smentite, sembra altamente improbabile che l’amministrazione Trump sia disposta a fare una concessione così sostanziale solo per avviare i colloqui. L’Iran insiste inoltre sulla richiesta di riparazioni di guerra.

Molte cose sono inoltre cambiate rispetto ai colloqui precedenti, che si erano concentrati sul programma nucleare e sui missili dell’Iran. Queste questioni sono ora oscurate dal destino dello Stretto di Hormuz. Teheran ha indicato che, nell’ambito di un accordo di pace permanente, cercherebbe di imporre una tariffa alle navi in transito nello stretto, che nel suo punto più angusto tra Iran e Oman misura appena 34 km (21 miglia) di larghezza.

La propaganda di guerra

La propaganda di guerra, infine, oscura il quadro. Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran ha affermato in un comunicato che Washington aveva accettato il piano iraniano in 10 punti e che «gli Stati Uniti si sono, in linea di principio, impegnati» a riconoscere una serie di punti:non aggressione; mantenimento del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz; accettazione dell’arricchimento; revoca di tutte le sanzioni primarie e secondarie; cessazione di tutte le risoluzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e dal Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica; ritiro delle forze da combattimento statunitensi dalla regione; e cessazione della guerra su tutti i fronti, incluso contro la resistenza islamica in Libano.

Il traffico marittimo intorno allo Stretto di Hormuz durante il cessate il fuoco

Difficile che gli Usa siano pronti ad accettare tutte queste richieste. Secondo fonti israeliane, la proposta in 15 punti di Trump, precedentemente inviata all’Iran tramite il Pakistan, prevedeva la rimozione delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito, la fine dell’arricchimento, la limitazione del programma missilistico-balistico e il taglio dei finanziamenti agli alleati regionali.

Trump ha dichiarato vittoria, ma Washington non ha raggiunto gli obiettivi che aveva annunciato per giustificare la guerra: eliminare la capacità dell’Iran di attaccare i vicini, distruggere il suo programma nucleare e creare condizioni che rendessero più facile per gli iraniani rovesciare il loro governo. È improbabile d’altra parte che l’Iran faccia concessioni importanti su questi punti potendo far leva sul blocco dello Stretto di Hormuz.

Non secondaria è la questione se il cessate il fuoco comprenda anche la guerra di Israele contro Hezbollah, diventata un punto di attrito che minaccia la tregua. Gli Stati Uniti e Israele dicono che il Libano non è incluso nell’accordo, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che uno stop alle ostilità in Libano era una condizione essenziale dell’intesa.

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