Professioni

Urbanistica, appalti e legge sull’architettura: le priorità del nuovo Consiglio nazionale

Alessandro Panci, da pochi giorni presidente del Consiglio nazionale degli architetti, individua i fronti sui quali avviare un dialogo con Governo e Parlamento

di Giuseppe Latour

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«Speriamo che i concorsi di progettazione e una maggiore attenzione alla programmazione caratterizzino anche il nuovo Piano casa. Si tratta di un intervento che vediamo con favore, soprattutto nella parte che rafforza il coinvolgimento dei privati. Ma stringere troppo i tempi non fa mai bene alla qualità». Alessandro Panci, da pochi giorni presidente del Consiglio nazionale degli architetti, indica per il Piano casa una ricetta che dovrà caratterizzare, in qualche misura, tutti i fronti sui quali la sua categoria sarà impegnata nei prossimi anni, facendosi parte attiva del dibattito: dalla legge urbanistica alla rigenerazione urbana, passando per l’equo compenso, l’obiettivo è mettere l’architettura al centro del dibattito.

Partiamo proprio dai vostri obiettivi generali. 

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«Il nostro obiettivo principale è far comprendere quello che siamo sia come Consiglio nazionale che come figura professionale. La creazione di ordini e albi professionali è stata fatta per dare una garanzia alla comunità, al cittadino: questo è un aspetto che purtroppo non viene sempre così correttamente compreso. Poi, in seconda battuta, c’è l’aspetto professionale: dobbiamo far capire che la nostra figura va a incidere sulla vita delle persone, perché pensiamo e progettiamo opere che sono spazi di vita quotidiani. Avere opere di qualità è decisivo, perché noi italiani siamo abituati a vivere edifici che hanno secoli di vita. Farlo male vuol dire che non vivremo in maniera corretta per tanto tempo».

Questo nella pratica si tradurrà in maggiore dialogo su molti provvedimenti oggi in discussione. Quali in particolare?

«Faccio una premessa. Seppur siano auspicabili dei miglioramenti su alcuni disegni di legge, apprezziamo la volontà del Governo e del Parlamento di affrontare tanti temi di nostro interesse. Detto questo, sicuramente auspichiamo da anni che ci sia una legge sull’architettura, intesa come una legge che ci permetta di capire l’importanza del nostro patrimonio edilizio. Un patrimonio che dobbiamo non solo difendere ma gestire, utilizzare, avendone massima comprensione. Ci sono due proposte in discussione, dalle quali partire. Anche se va sottolineato che non è la legge dell’architetto, ma una legge di tutti. Ma ci sono anche altri aspetti».

Quali?

«C’è la riforma dell’ordinamento delle professioni, su cui dovremo fare delle riflessioni. Dobbiamo iniziare a comprendere che la complessità delle nostre attività è aumentata. In particolare, tutto il lavoro sul passaggio tra università e mondo professionale per noi è fondamentale. Ma c’è anche la legge sulla rigenerazione urbana che, nella sua ultima versione, ci mette di fronte al problema del contrasto con le molte leggi regionali sulla materia. Anche se è una legge che auspichiamo vada in porto».

Cosa pensa del Testo unico per l’edilizia?

Si tratta di un testo unico che deve affrontare in maniera organica una revisione completa. Il Salva casa ha avuto il merito di intervenire su alcuni temi ma non l’ha fatto in modo organico. Ancora oggi, per questo, continuiamo a parlare di interpretazioni dei singoli aspetti. Non vogliamo che ciò accada di nuovo».

Qual è la posizione sulla legge urbanistica?

«Si tratta di una norma redatta nel 1942, che oggi si scontra con una realtà diversa. Oggi si lavora sul costruito, sull’esistente, gli spazi sono ridotti, non è più possibile partire da una legge che ha come prerogativa l’espansione. Andrebbe messo al centro un nuovo pensiero».

Ci sono anche questioni più strettamente legate all’attività professionale. 

«Certamente. C’è la questione dei consulenti tecnici d’ufficio, su questo aspetto ci sono delle proposte presentate dall’onorevole Marco Silvestroni. Mettono tutte in risalto un aspetto: siamo ancora fermi a vacazioni irrisorie. Va poi fatta una riflessione sulla sicurezza, i cantieri sono uno dei luoghi di lavoro più delicati, un cantiere cambia giorno per giorno. Al coordinatore della sicurezza non bisognerebbe chiedere sconti quando c’è una gara. E c’è il tema dell’equo compenso, altra tematica centrale».

Passiamo al Codice appalti...

«Bisogna tornare a lavorare sui concorsi di progettazione: oggi nel Codice contratti abbiamo diverse forme di gara che guardano al lato economico o a dati economici. Il concorso di progettazione, dicono i dati statistici, va però ad accorciare i tempi e questo succede anche grazie al lavoro che hanno fatto professionisti ed ordini per facilitarlo. Su questo e su altri aspetti auspichiamo una profonda rivisitazione del Codice: l’appalto integrato oggi mette in difficoltà i professionisti».

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