Case eccentriche come organismi viventi: l’architettura organica ritorna attuale
Muri che s’inclinano e curvano, strutture ramificate, tetti che assomigliano a onde e manti animali, pavimenti scultura. In un’epoca di catastrofi climatiche, uno slancio costruttivo di fusione con la natura.
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È sempre esistito un Modernismo diverso. Non quello dei muri bianchi, minimalista e austero, ma un’architettura organica, calda, eccentrica e bizzarra, che si mostra come una voce fuori dal coro, un alter ego giocoso.
Il Modernismo che tutti conoscono – il Bauhaus, il Brutalismo, lo Stile internazionale – è emerso verso la fine della Prima guerra mondiale. Ma lo stesso si può dire per l’architettura organica, un Modernismo parallelo sviluppatosi dall’Espressionismo dell’epoca, più che dalle ossessioni meccanicistiche dei moderni più convenzionali. I suoi modelli di riferimento sono gli alberi e i paesaggi, le grotte e le foreste più che le macchine. Anche oggi l’architettura organica appare futuristica e, nonostante sia stata adombrata dalla sua cugina più seria, non è mai scomparsa. L’espressione architettura organica fu coniata da Frank Lloyd Wright che rivendicava di esserne il padre. Eppure esisteva da sempre, e in forme ancora più selvagge di quelle azzardate da Wright. La Bavinger House, ora demolita, progettata negli anni Cinquanta dall’architetto Bruce Goff a Norman, Oklahoma, negli Stati Uniti, era un edificio caotico a spirale, con un tetto attorcigliato sorretto da cavi tirati da un albero ma estro, tipo palo della cuccagna, con pareti realizzate con pietre grezze. Nulla in confronto a ciò che si trovava all’interno: un paesaggio di funghi sospesi a testa in giù sopra a una piscina e un pavimento che sembrava il risultato di un terremoto. La sua assurda demolizione nel 2016 ha portato a rivalutare gli edifici organici, architetture fuori dal comune, magnetiche e folli.
Le figure principali di questo movimento costituiscono un gruppo eterogeneo. C’era, per esempio, Rudolf Steiner, nato nel 1861, esoterista, occultista e mistico austriaco, fondatore dell’antroposofia. È conosciuto per quasi tutto quello che ha progettato e ideato – in particolare per la pedagogia Waldorf e steineriana da lui avviata e persino per il marchio di cosmesi Weleda – eccetto che per la sua architettura. Eppure una visita al Goetheanum, a poche fermate di tram da Basilea, è una rivelazione. Questo enorme mostro di calcestruzzo proto-brutalista esprime l’avversione organicistica agli angoli retti: un edificio che sembra creato con uno stampo per argilla, dove il capitello di ciascuna colonna si attorciglia e si trasforma in una pianta inconsueta. Steiner si preoccupava soprattutto che l’architettura organica desse l’impressione di essere cresciuta e di essersi sviluppata come una pianta dal suo seme. Non sembra possibile che questa struttura visionaria sia stata ideata un secolo fa – il suo predecessore, una cupola di legno, era altrettanto meravigliosa, ma fu distrutta dal fuoco nel 1922.
Si scorgono legami con il mondo di Gaudí, edifici come castelli di sabbia con guglie simili a stalagmiti e fantasie fiabesche. Nello stesso periodo in Germania, però, Erich Mendelsohn stava progettando la Torre Einstein, un osservatorio espressionista affusolato, un edificio stazionario eppure pieno di movimento, che esprime il modo in cui le idee del fisico hanno distorto le allora consuete nozioni di spazio e tempo; e altri architetti, tra cui Bruno Taut, Hugo Häring e Hans Poelzig, stavano costruendo una risposta alle restrizioni del Modernismo Bauhaus a partire da una certa libertà fluida.
L’architettura organica sembra davvero fiorire nei momenti di crisi esistenziale: durante gli anni della Repubblica di Weimar e poi durante la Guerra Fredda (e forse ora di nuovo, nell’epoca della crisi climatica). La paura dell’annientamento nucleare probabilmente spinse una generazione a guardare sottoterra, a case che ricordavano i bunker o a grotte elementari in grado di offrire protezione. L’architetto messicano Juan O’Gorman abbandonò il Modernismo convenzionale a favore dell’architettura organica nella sua Casa O’Gorman (1948-1954), una grotta naturale di lava a Città del Messico, nel quartiere di El Pedregal, un’altra meraviglia andata perduta.


















