Upb: reddito di cittadinanza, beneficiari dimezzati con la riforma. Il Pil migliora nel 2023 ma rischi nel 2024
Incerta la copertura della riforma fiscale e del rinnovo del contratto per la Pa
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I punti chiave
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“Secondo una stima condotta con il modello di microsimulazione dell'UPB alimentato da un campione longitudinale di dati amministrativi relativi alle dichiarazioni ISEE e alle effettive erogazioni del RdC nel triennio 2020-22, dei quasi 1,2 milioni di nuclei beneficiari di RdC, circa 400.000 (il 33,6 per cento) sono esclusi dall'AdI perché al loro interno non sono presenti soggetti tutelati. Dei restanti circa 790.000 nuclei in cui sono presenti soggetti tutelati, circa 97.000 (poco più del 12 per cento) risulterebbero comunque esclusi dalla fruizione dell'AdI per effetto dei vincoli di natura economica. Nel complesso, dunque, i nuclei beneficiari dell'AdI risulterebbero circa 740.000, di cui 690.000 già beneficiari di RdC e 50.000 nuovi beneficiari per via della modifica del vincolo di residenza”. E' quanto si legge nel rapporto Upb sulla politica di Bilancio.
Chi beneficia del nuovo sostegno (Adi) e chi no
Nel complesso, considerando anche le maggiori risorse derivanti dalla piena compatibilità tra AdI e Assegno unico, ai nuclei precedentemente titolari del RdC che riceveranno l'AdI andranno complessivamente risorse pari a 6,1 miliardi, con un aumento dei benefici di circa 190 milioni, mentre i nuclei precedentemente titolari di RdC esclusi dall'AdI perderebbero 2,7 miliardi. L'UPB ha stimato la distribuzione dei nuclei, distinti per presenza di soggetti tutelati, in funzione della variazione del beneficio complessivo. Nel complesso, i nuclei precedentemente beneficiari di RdC che non accedono all'AdI sono circa il 42 per cento, con una perdita media mensile di circa 460 euro. I nuclei senza tutelati, che non prendono AdI, perdono in media circa 535 euro mensili. I nuclei con disabili sono quelli maggiormente avvantaggiati dalla riforma, con un aumento medio del beneficio di 64 euro mensili. I nuclei con minori (non disabili), che sono quelli maggiormente interessati dalla modifica del calcolo dell'importo base dell'AdI, per poco più della metà incrementano il beneficio complessivo (+124 euro medi mensili) e i restanti ricevono assegni inferiori (il 33,7 per cento, perdendo circa 140 euro) o non ne ricevono affatto (il 13,7 per cento dei nuclei, perdendo circa 194 euro mensili). Considerando il complesso dei nuclei con minori, mediamente, il beneficio è sostanzialmente stabile (-9 euro medi mensili). I nuclei con anziani over 60 (senza disabili e minori) sono invece quelli per cui la riforma influisce di meno sul beneficio. Circa il 71 per cento dei precedenti beneficiari di RdC/PdC risulterebbe indifferente rispetto alla riforma. Non mancano tuttavia anche in questa tipologia nuclei che vedono ridurre il proprio assegno (il 10,4 per cento, di 173 euro mensili) o che non lo percepiscono affatto (il 14,8 per cento, perdendo 101 euro mensili). Considerando il complesso dei nuclei con anziani, mediamente, i benefici si riducono di circa 29 euro medi mensili.Non si riscontrano cambiamenti significativi nella distribuzione territoriale dell'AdI rispetto a quella del RdC, rimanendo prevalentemente a favore dei nuclei residenti nel Mezzogiorno (65,8 per cento, contro il 64 per cento del RdC).
Saldi appropriati ma incerte coperture per fisco e pa
“La stabilità dei saldi programmatici di bilancio presentata nel Def 2023 appare appropriata”. Tuttavia “vanno risolte le incertezze riguardanti l’individuazione di adeguate coperture finanziarie degli interventi che si prospettano”: il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, le misure sulle pensioni, la riduzione della pressione fiscale e i nuovi provvedimenti che il governo deciderà di adottare nella manovra. Lo afferma l’Upb nel Rapporto sulla politica di bilancio. “Nell’insieme - si legge - sembrerebbero necessarie cospicue risorse che appare difficile poter reperire senza incidere” sui servizi e sulle politiche sociali.
Bene 2023 poi rischi, cogliere opportunità del Pnrr
Per l’economia italiana “si qualificano rischi al rialzo sulle stime di quest’anno. Nel medio periodo (specialmente per il 2024) i fattori di rischio si confermano invece orientati al ribasso”. Lo afferma ancora l’Upb sottolineando anche che “la realizzazione del Pnrr e i suoi tempi rappresentano un elemento fondamentale di cui tener conto”. Secondo l’Upb, il Piano avrà un impatto sul Pil di quasi 3 punti percentuali al 2026 ma le conseguenze della sua riformulazione dovranno essere attentamente valutate. “Andranno colte a pieno tutte le opportunità aperte dalla revisione per assicurare nuovo slancio all’azione di riforma e al potenziamento infrastrutturale, entrambi essenziali”, afferma l’Ufficio parlamentare di bilancio.







