Spesa

Uova: ecco perché crescono i consumi, i prezzi e anche le importazioni

Secondo Ismea sono state il prodotto con la migliore performance del 2025, con il più alto incremento sia in valore (+15%) che in volume (+7,4%) nonostante lo sprint dei prezzi, causato anche dell’influenza aviaria negli allevamenti. E la corsa continua

di Silvia Marzialetti

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C’è chi dice «boom», chi iperbolicamente parla di «Risorgimento del comparto», chi di «cambiamento strutturale dei consumi».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Fatto sta che il segmento delle uova continua a correre – in Italia e nel mondo – conquistando quote di mercato e fidelizzando consumatori, nonostante il prezzo medio del prodotto da consumo mantenga un trend di forte crescita, in un contesto in cui l’offerta è sempre stata inferiore alla domanda e in un quadro europeo rallentato dall’aviaria. E gli ovoprodotti (albumi e tuorli congelati, pastorizzati e in polvere, pronti all’uso), cui è destinato il 40% della produzione, stanno regalando al segmento grandi performance.

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I record certificati da Ismea

Dal 2022 – si legge nell’ultimo report Ismea – i prezzi medi non hanno mai smesso di crescere: +13% nel 2025 sul 2024, anno in cui era già aumentato del 10% rispetto al 2023. Oltre all’infuenza aviaria che fa strage di allevamenti, sul prezzo finale a scaffale pesano i rincari dei fattori di produzione (energia, mangimi e trasporti) e i target imperativi di sostenibilità e benessere animale.

In tempi di inflazione, portare in tavola una proteina nobile a prezzo medio comunque contenuto è una argomentazione più che valida per spiegare l’appeal del prodotto. Ma c’è di più. «È cambiata la percezione rispetto al passato – spiega Ruggero Moretti, presidente Comitato uova di Unaitalia (l’associazione che raggruppa i produttori di carni bianche, ndr) –. L’uovo non è considerato soltanto nutriente ed economico, ma anche salutare e inoltre è una tra le proteine animali più sostenibili, dal punto di vista dei mangimi impiegati, del consumo d’acqua e delle superfici occupate».

Il caso Eurovo

Lo conferma Federico Lionello, direttore commerciale e marketing di Eurovo (1,2 miliardi di fatturato, 15 milioni di uova prodotte al giorno, esportate in 40 Paesi), ricordando che con gli ultimi Larn, ossia i livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia pubblicati nel 2024 dalla Società italiana di nutrizione umana, «è caduto anche l’ultimo tabù, ovvero il presunto nesso tra uova e colesterolo».

«L’ultimo consuntivo Circana (gennaio-aprile 2026) registra consumi in crescita dell’8,7% all’interno della Gdo –aggiunge – nonostante un aumento di prezzo medio dell’8,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma sono tre centesimi in più a uovo per il consumatore; dati che ridimensionano anche l’allarmismo sui prezzi circolato negli ultimi tempi».

Lo scorso anno – certifica Ismea – le uova sono state il prodotto con la migliore performance dell’anno, registrando il maggiore incremento percentuale, sia in valore (+15%), che in volume. Le quantità acquistate nella distribuzione moderna sono cresciute del 7,4% rispetto al 2024, trainati dalle uova “da allevamento a terra”, che ormai rappresentano oltre il 70% del totale sugli scaffali.

La produzione viene commercializzata in gran parte come prodotto fresco (circa il 60%), la restante è trasformata in ovoprodotti destinati all’industria alimentare (pasta all’uovo, dolciaria, salse, ristorazione, mense). Siamo il Paese che destina a questo segmento la quota di produzione maggiore. Ottenuti con tecniche che consentono di concentrare l’albume eliminando oltre il 70% d’acqua, più adatti al trasporto e con shelf life maggiore, questi ritrovati sono esportati in 90 Paesi. Le potenzialità sono state intercettate, ovviamente, anche dalla Gdo, come testimoniato dalla crescita dell’assortimento (+40 per cento).

Italia non più autosufficiente?

L’Italia è il quarto produttore europeo di uova, con oltre 12,5 miliardi di pezzi, pari a circa 789mila tonnellate (sostenuta da oltre 43 milioni di galline ovaiole) per un business di circa due miliardi.

In generale per il comparto uovo, l’incremento della domanda interna (il consumo è salito a 230 uova anno pro-capite tra fresche e trasformate) e i cali produttivi dovuti all’aviaria hanno richiesto maggiori volumi di importazione (+80%), che hanno portato il grado di auto approvvigionamento dal 98% al 92 per cento.

Secondo i dati Istat tra gennaio e dicembre 2025 sarebbero arrivate in Italia oltre 91mila tonnellate di uova in guscio, principalmente da Romania e Polonia, che insieme riforniscono quasi il 50% del totale, seguiti dall’Ucraina (quota 12%).

«Anche il passaggio dal sistema tradizionale (gabbia) a quello alternativo dell’allevamento a terra, che stiamo mettendo in atto per migliorare il benessere animale aumenta i costi e riduce il numero dei capi – spiega Moretti –. Inoltre è molto difficile ottenere i permessi per nuovi allevamenti, perché occorre limitare il potenziale rischio di diffusione dell’aviaria, che ormai costituisce una componente fisiologica del nostro mondo». La Ue è un grande produttore di uova, con oltre 360 milioni di galline ovaiole che ne generano circa 6,9 milioni di tonnellate all’anno. Nel 2025 la produzione si è attestata intorno ai 6,63 milioni di tonnellate (+2,6% sul 2024).

La World egg organisation (Weo) prevede ancora squilibri nel mondo, dal momento che le prospettive di crescita in Europa sono molto modeste e che la domanda continua a spingere. La crisi Usa delle uova dello scorso anno, che ha indotto il presidente Trump a chiedere rifornimenti (mai concessi) anche all’Italia, apre allora una riflessione: corriamo rischi di interruzione di stock? «A livello europeo c’è tensione sul mercato, perché alcuni Paesi più colpiti dall’aviaria hanno visto calare drasticamente la produzione», spiega Moretti, che siede anche alla presidenza dell’Eepa (European Egg Processors Association), l’organizzazione che tutela i trasformatori di uova nei Ventisette. «In Italia siamo fiduciosi che la situazione possa stabilizzarsi: noi ci siamo riorganizzati per soddisfare meglio le richieste», conclude.

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