Topi selvatici portatori cronici asintomatici dell’hantavirus
Dai roditori possono arrivare anche leptospirosi, salmonellosi e altre tossinfezioni alimentari oltre alla “febbre da morso di ratto” ed è per questo che a fronte della loro sempre maggiore diffusione nelle città è fondamentale la tutela offerta dalla sanità pubblica e dai Nas
di Fabrizio Pulvirenti *
3' di lettura
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I casi di probabile infezione da hantavirus registrati a bordo di una nave da crociera nell’Atlantico hanno comprensibilmente innescato allarme.
È bastato il nome del virus a generare una propagazione incontrollata della preoccupazione, prima ancora che si comprendesse a fondo la natura dell’agente in questione.
Roditori da “attenzionare”
I roditori sono sempre stati - nella realtà epidemiologica e, se possibile, ancor di più nell’immaginario collettivo - portatori di malattie anche devastanti; eppure, a casa nostra, tendiamo come popolazione a dimenticarcene.
Vale la pena condividere qualche riflessione, anche alla luce dell’imminente arrivo dell’innalzamento delle temperature che, uno studio dello scorso anno della Richmond University, correla all’aumento del numero di roditori nelle nostre città dove la presenza di più abitanti nei centri urbani significa più rifiuti lasciati in giro.
E vale la pena evidenziare che non sono portatori esclusivi di hantavirus.
La loro pericolosità, nei termini della possibilità di trasmettere infezioni, è ben più ampia. Il ratto (Rattus rattus e Rattus norvegicus) è serbatoio o vettore di numerosi agenti patogeni:
1) la leptospirosi, trasmessa attraverso le loro urine contaminate che raggiungono acque o il suolo;
2) la salmonellosi e altre tossinfezioni alimentari, favorite dalla contaminazione di derrate con i loro escrementi;
3) la febbre da morso di ratto, causata da Streptobacillus moniliformis.








