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Risiko bancario
UniCredit, governo tedesco: non venderemo mai nostra quota in Commerzbank
Lo riporta Handelsblat: il governo federale non cederà la propria partecipazione, pari a circa il 13 per cento
Panoramic views of Milan from the spires of the Milan’ Dome, Unicredit Tower, Garibaldi zone, Bosco verticale, Italy, Thursday, June 19, 2026. (Photo by Gian Mattia D'Alberto/LaPresse) LAPRESSE
Il governo tedesco inasprisce i toni nei confronti del Ceo di Unicredit, Andrea Orcel, a causa dei suoi piani di acquisizione della Commerzbank. Il governo federale non cederà la propria partecipazione, pari a circa il 13 per cento, nell’istituto di credito di Francoforte, secondo quanto riferito oggi da fonti governative. Il governo federale è il secondo maggiore azionista della banca. “Pertanto, eventuali piani di UniCredit volti a ritirare la Commerzbank dalla Borsa sono, nell’attuale struttura della Commerzbank, praticamente molto difficili da realizzare. Infatti, un delisting o uno squeeze-out sono difficilmente possibili fintanto che lo Stato federale detiene le proprie quote nella Commerzbank”. Lo riporta Handelsblatt. Orcel ha recentemente accelerato il proprio piano di acquisizione più rapidamente del previsto. La banca italiana, alla scadenza del termine di accettazione della propria offerta di scambio rivolta agli azionisti di Commerzbank, si è già assicurata oltre il 39% delle azioni e può facilmente aumentare la propria quota al 42,5%, come ha comunicato venerdì scorso.
Sul fronte italiano, si chiude definitivamente la battaglia legale sul ’golden power’ usato a suo tempo dal governo Meloni nella tentata scalata di UniCredit a Banco Bpm. Il Consiglio di Stato, a quanto si apprende, ha infatti pubblicato lo scorso 28 maggio il decreto, firmato dal presidente della quarta sezione Luigi Carbone, con il quale dichiara estinto per rinuncia (da parte di UniCredit) il ricorso che era stato presentato dalla banca contro la sentenza del Tar del Lazio sul ’golden power’ (con cui, appunto, Palazzo Chigi aveva posto diversi “paletti” all’offerta sull’istituto di Piazza Meda).
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Nelle scorse settimane era già emersa da indiscrezioni la decisione di UniCredit di lasciar cadere il suo ricorso, visto che nella memoria difensiva dell’Avvocatura di Stato verrebbe chiarita la natura specifica del provvedimento del Governo. Provvedimento che, quindi, non dovrebbe rappresentare un precedente in caso di eventuali nuovi M&A.
Perché alcuni studiosi definiscono oggi il Regno Unito “la nuova Italia”? Un viaggio tra Brexit, crisi delle appartenenze politiche e fine del mito della governabilità britannica all’indomani delle dimissioni...