Ungheria, la legge anti-Lgbtq+ viola il diritto dell’Unione europea
Per Bruxelles è una sentenza storica. I giudici di Lussemburgo contestano, per la prima volta, la violazione dei valori su cui si fonda l’Unione
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La legge, adottata da Viktor Orban nel 2021 che stigmatizza ed emargina le persone Lgbtq+, è in contrasto con gli stessi valori su cui si fonda l’Unione europea. A stabilirlo è la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza nella causa C-769/22 in merito al provvedimento sulla tutela dei minori che vieta di mostrare ai bambini contenuti che ritraggano l’omosessualità.
La più grande procedura mai portata davanti alla Corte
La Corte constata in particolare, per la prima volta in un ricorso diretto contro uno Stato membro, una violazione dell’articolo 2 del Testo unico europeo, che enuncia i valori su cui si fonda l’Ue. La causa intentata dalla Commissione europea, a cui hanno aderito 15 Stati membri Ue, rappresenta la più grande procedura sulla violazione dei diritti umani mai portata davanti al Giudice europeo.
L’Ungheria con la «legge n. LXXIX del 2021 ha introdotto misure più severe nei confronti dei delinquenti pedofili e modificato alcune norme del suo diritto interno per proteggere i minori. Malgrado lo scopo dichiarato dallo stato membro, molti degli interventi messi in atto hanno in concreto l’effetto di vietare o limitare l’accesso a contenuti il cui elemento determinante è la rappresentazione o la promozione della divergenza rispetto all’identità personale corrispondente al sesso alla nascita, del cambiamento di sesso o dell’omosessualità. Da qui il ricorso presentato dalla Commissione europea alla Corte di giustizia contro l’Ungheria, per inadempimento degli obblighi dell’Unione.
La Commissione europea
Già a giugno del 2021 i rappresentanti di 15 Paesi della Ue avevano sottoscritto un documento di condanna della legge che limitava i diritti delle persone Lgbtq+ introdotta in Ungheria con un voto del Parlamento. Tra i firmatari inizialmente non figurava l’Italia ufficialmente perché attendeva delucidazioni dal governo di Budapest, la firma era poi arrivata nella sera dello stesso giorno. Nel documento si esprimeva «grave preoccupazione» per la legge introdotta da Viktor Orban che «viola il diritto alla libertà di espressione con la scusa di proteggere i bambini».
Le contestazioni della Corte
Ora accogliendo il ricorso di Bruxelles, la Corte di giustizia dichiara che l’Ungheria ha violato il diritto dell’Unione a vari, distinti livelli, e cioè:







