Da Budapest colpo a Trump e Putin: l’Europa è più forte
Il presidente Usa aveva puntato tutto sul suo asso ungherese e ha perso la scommessa, Mosca perde un «amico», sabotatore delle decisioni dell’Unionea favore dell’Ucraina
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Verrebbe voglia di dichiarare festa grande in Europa replicando a Bruxelles il delirio di gioia degli ungheresi a Budapest nella pazza notte di fuochi e danze che sulle rive del Danubio ha salutato la fine dell’era Orban, di cricca e guasti dell’impetuosa deriva verso la corruzione morale prima che politica ed economica. Verrebbe voglia di dichiarare il 12 aprile 2026 giorno della liberazione e del riscatto delle democrazie europee contro le democrature e/o “democrazie illiberali”, quello della pacifica piazza pulita che ha saputo neutralizzare le crescenti ingerenze esterne nelle dinamiche elettorali, lo scandalo dei troppi padrini stranieri nella mischia, con la falsa legittimazione della presunta legge del più forte, la loro.
In questo senso domenica ha vinto non solo il nuovo corso ungherese di Peter Magyar, schiacciante maggioranza parlamentare di due terzi, programma nazional-europeista di lotta ai corrotti e rilancio dello sviluppo ridotto ai minimi termini. Con il voto di un paese di soli 9,5 milioni di abitanti sui 450 dell’Unione, ha vinto anche l’Europa e la sua tanto vituperata democrazia “malata” beffando i suoi più violenti denigratori e accaniti guastatori in combutta tra loro. In quattro anni di aggressione all’Ucraina, gli autogol di Vladimir Putin non si contano più su teatro di guerra, Nato e area Mediterraneo-Medio Oriente-Golfo. Mestando nelle presidenziali in Romania due anni fa e poi l’anno scorso nelle legislative in Moldavia aveva clamorosamente perso e dovuto ingoiare la vittoria dei due candidati pro-Ue.
L’Ungheria è una sconfitta molto più pesante: significa la perdita di un amico vero, ideologicamente allineato al punto da tollerare e coprire lo spionaggio del suo ministro degli Esteri ai vertici Ue a favore del collega russo, Sergheij Lavrov. La perdita di un consumato sabotatore delle decisioni europee sgradite a Mosca: prestito a Kiev da 90 miliardi approvato e poi bloccato, rinnovo a singhiozzo delle sanzioni russe. E continui bastoni tra le ruote dell’Unione, mal tollerata per le continue reprimende e il gelo di 20 miliardi di fondi Ue dovuti al suo paese.
Tutte operazioni di disturbo graditissime al Cremlino, specie se ai danni del sostegno europeo all’Ucraina subentrato a quello americano. Non bastasse, Orban ha perso malissimo togliendo credibilità agli “aiutini” elettorali russi dietro le quinte, soprattutto perdendo la capacità di fare da efficace testa di ponte di Mosca nell’Ue.
Non è andata meglio a Donald Trump. Aveva puntato tutto sul suo asso ungherese e ha perso la scommessa politica con l’urticante Europa nel mezzo del grande pasticcio iraniano, blocco di Hormuz e nefasti contraccolpi su prezzi dell’energia, inflazione e stagflazione globali.







