Reportage

Ungheria, istantanee dal seggio 49 di Budapest: l’affluenza è ai massimi storici

Nella periferia della capitale chi vota Tisza è ottimista. Ma per una vittoria certa Magyar deve incassare un distacco di almeno 5 punti su Orban

di Micaela Cappellini

Foto di Micaela Cappellini / Il Sole 24 Ore

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DALLA NOSTRA INVIATA - In via Ifjumunkas, a Budapest, la scuola elementare intitolata allo scrittore ungherese Dezso Kosztolanyi oggi ospita i seggi 49 e 48. Qui gli splendidi palazzi in stile Liberty del centro lasciano il posto ai più anonimi casermoni della periferia, ma siamo pur sempre a due passi dall’Mvm Dome, il palazzetto dello sport dove martedì scorso il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha tenuto il suo comizio a fianco dell’«amico» Viktor Orban, per perorarne la rielezione.

Alle nove di mattina il via vai degli elettori in via Ifjumunkas è sostenuto, la mattinata di sole aiuta. Secondo i dati dell’ufficio elettorale nazionale ungherese, alle 11 l’affluenza alle urne ha già raggiunto i massimi storici: per la sfida tra Viktor Orban e Peter Magyar ha già votato il 37,98% degli elettori. Nelle precedenti elezioni parlamentari del 2022, alla stessa ora la percentuale dei votanti era del 25,77%. E l’affluenza alta, recita il mantra degli esperti, tira la volata agli sfidanti di Tisza.

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Istvan Pintye ha 47 anni ed è al seggio 48 come rappresentante di lista del movimento di Peter Magyar. Istvan è un attivista della prima ora delle Isole Tisza, le cellule di base del movimento nate su Facebook per supportare la candidatura del rivale di Orban: «Sono ottimista - dice - questo è un quartiere che sta con Tisza. Io ho aderito al movimento perchè non voglio più vivere in un Paese dove per avere una licenza o determinati servizi devi far parte di Fidesz, il partito del premier».

Fuori dal seggio i più giovani parlano volentieri, non hanno paura di dire che hanno votato per Magyar perchè vogliono un cambiamento, e assicurano che la Gen Z voterà in massa. È facile capire chi, uscendo dal seggio, ha invece appena votato per Orban: sono quelli che preferiscono non dire niente e tirano dritto. Anche i rappresentanti di lista di Fidesz hanno le bocche cucite.

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Con i sondaggi che ancora oggi danno lo sfidante Magyar in testa di oltre 12-13 punti, nemmeno al quartier generale di Orban se la sentono di ribaltare i numeri.

Nei corridoi del partito gira voce che Fidesz sia sotto del 3%. Ma il sistema elettorale ungherese è un meccanismo complicato. Il premier Orban lo ha ritoccato a più riprese negli anni, per cucirselo meglio addosso: la mappa delle circoscrizioni e il super-premio di maggioranza potrebbero riservare sorprese. Diciamo che per stare sicuro stasera alle sette, alla chiusura dei seggi, Magyar deve essersi messo in tasca un distacco di almeno 5 punti percentuali su Fidesz. In caso contrario, le contestazioni del governo e il rischio di brogli potrebbero essere dietro l’angolo.

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Al seggio 49 in mattinata sono arrivati anche gli osservatori dell’Osce. Qualche elettore li vede e li ringrazia, sentendosi più tutelato. In giro per il Paese ce ne sono un centinaio in tutto, otto quelli provenienti dall’Italia. Ma la platea di chi a vario titolo è arrivato dall’estero a vigilare sulle elezioni è molto più ampia e sfiora i 900 addetti. Anche l’internazionale della destra sovranista, la Cpac, ha mandato i suoi: esponenti dei Maga, dei Patrioti europei e della Lega, il cui leader Salvini è un noto supporter di Orban. Venerdì, a due giorni dal voto, il premier ungherese ha gridato al complotto, accusando l’opposizione di preparare brogli. Ma i più preoccupati di un intervento scorretto nelle urne sono naturalmente gli sfidanti di Tisza, che hanno aperto un portale ad hoc, Tisztavalasztas.hu, per raccogliere le denunce.

«Qui la situazione sembra tranquilla», racconta il senatore del Pd Alessandro Alfieri, che insieme al senatore di Avs Giuseppe De Cristofaro e al deputato dem Vincenzo Amendola compone la delegazione Osce al seggio di via Ifjumunkas.

Ma sono i seggi dei paesini più piccoli, nelle aree più periferiche dell’Ungheria, quelli che preoccupano di più gli osservatori. Quelli dove Tisza si sta giocando davvero la partita.

«Una vittoria di Peter Magyar cambierebbe gli equilibri nella Ue - spiega Alfieri - perché riallaccerebbe i legami dell’Ungheria con l’Europa. Cambierebbe anche i rapporti atlantici, perché spezzerebbe le relazioni di Budapest con i Maga e con Trump».

La grande affluenza che si registra in queste ore è tutta dalla parte di Magyar: «Se la partecipazione dei giovani ungheresi sarà alta, saranno loro a fare la differenza - dice De Cristofaro - proprio come è successo con l’ultimo referendum in Italia».

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