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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Violenza verbale, fisica, mobbing, stalking, abuso di potere: le molestie sul lavoro sono un fenomeno complesso, in cui si intrecciano diverse forme di discriminazione, innescate in molti casi da una dinamica di potere asimmetrico. Per questo motivo, tendono a colpire in modo più frequente coloro che occupano posizioni gerarchicamente inferiori; soprattutto persone neoassunte, giovani o con minore esperienza. Ma se la subordinazione è un fattore di vulnerabilità, anche il genere conta: le donne sono infatti maggiormente esposte a forme specifiche di violenza sul lavoro, in particolare quelle di natura sessuale, ma non solo.
“Non staremo al nostro posto. Per il diritto a un lavoro libero da molestie e violenze”, è la ricerca realizzata da WeWorld e Ipsos per indagare un fenomeno ancora troppo spesso normalizzato e considerato accettabile, soprattutto, come si legge nel rapporto, «in contesti caratterizzati da forti gerarchie e stereotipi di genere, e orientati al profitto».
Dal sondaggio condotto a settembre 2024 su un campione di 1.100 lavoratori e lavoratrici, di età compresa tra i 20 e i 64 anni, rappresentativo per età, genere e area geografica di residenza, emerge che il 60% di lavoratori e lavoratrici è a conoscenza di episodi di molestia avvenuti sul proprio luogo di lavoro. Più di 2 persone su 5 (42%) hanno assistito e/o subito episodi di violenza sul proprio posto di lavoro; 1 persona su 5 (22%) ha subito violenza sul posto di lavoro almeno una volta nella vita, e disaggregando il dato, tra le donne il numero sale a più di 1 su 4 (28%).
Gli autori delle violenze sul lavoro sono soprattutto capi (42%) o colleghi uomini (35%), seguiti a distanza da colleghe (22%) e cape donne (13%). Una donna su due (50%) tra quelle che hanno subito violenza sul luogo di lavoro indica il capo uomo come autore della violenza.
«Le molestie sul lavoro sono una delle tante manifestazioni del patriarcato, un sistema che danneggia non solo le donne, ma anche gli uomini. Negli ultimi decenni, il diritto a condizioni di lavoro sicure e dignitose è stato indebolito da politiche che hanno ridotto il potere sindacale, incentivato la riduzione del personale e favorito la delocalizzazione, creando una vulnerabilità diffusa che spinge molte persone ad accettare condizioni di lavoro difficili, mettendo in secondo piano i propri diritti e subendo maltrattamenti, discriminazioni e molestie», ha commentato Martina Albini, coordinatrice del centro studi di WeWorld. «Mai come ora è fondamentale mettere apertamente in discussione le dinamiche di prevaricazione alla base di questi abusi e lavorare per costruire ambienti di lavoro sicuri e rispettosi per tutte e tutti: un diritto umano fondamentale».