Pulse

Ue, cresce la produzione di birra: Germania in testa

La produzione di birra in Europa cresce, con la Germania leader indiscussa e la Spagna in seconda posizione

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

6' di lettura

6' di lettura

La birra piace. Che sia a produzione industriale o da micro birrificio, non fa differenza. Nel panorama europeo, il gradimento è rappresentato da una crescita sia nella produzione di birra con gradazione superiore a 0,5% di alcol, sia quella con gradazione inferiore.

A indicare questa tendenza il rapporto Eurostat relativo proprio alla produzione ed esportazione della birra. «Nel 2024, i paesi dell’UE hanno prodotto 32,7 miliardi di litri di birra contenenti oltre lo 0,5% di alcol e 2 miliardi di litri di birra con meno dello 0,5% di alcol o senza alcun contenuto alcolico, per un totale di 34,7 miliardi di litri». A leggere il rapporto emerge che rispetto al 2023, la produzione di birra con oltre lo 0,5% di alcol nell’UE è leggermente aumentata dello 0,6%, mentre la produzione di birra con meno dello 0,5% di alcol è aumentata dell’11,1%. Quanto all’elenco dei principali produttori, nel 2024, rimane tutto come prima. Ossia, al primo posto c’è la Germania che continua a guidare come principale produttore di birra con oltre lo 0,5% di alcol, con 7,2 miliardi di litri di litri (22,2% della produzione totale dell’UE), lo stesso del 2023. La Germania è seguita a distanza dalla Spagna, che copre il 12,3% della produzione totale dell’UE e dalla Polonia che si attesta a una percentuale del 10,6%. A ruota, con percentuali a una cifra ci sono i Paesi Bassi con il 6,8%, e il Belgio, con il 6,3%.

Loading...

In questo scenario i Paesi Bassi sono in testa per l’esportazione della birra, seguiti da Germania e Belgio, poi da Repubblica Ceca e Irlanda.

Il caso italiano

C’è poi il caso italiano. L’Italia, dopo un decennio di crescita e la ripresa post pandemia, ha dovuto fare i conti con una flessione dei principali indicatori di mercato e sopratutto con l’aumento generale dei prezzi che ha inciso sulla produzione con un -1,27% e sui consumi con un -1,54%, oltre che su export dove si è registrato un -7,82% e importazioni con un -4,95%. Nonostante tutto, come sottolinea Assobirra nel report 2024, l’associazione che dal 1907 riunisce le maggiori aziende che producono e commercializzano birra, malto e luppolo in Italia che complessivamente coprono più del 92% della produzione di birra nazionale,«il comparto conferma la propria solidità, investendo ancora circa 100 milioni di euro all’anno in innovazione, sostenibilità e sviluppo».

I dati di Assobirra

Secondo i dati di Assobirra, nel 2024 la produzione di birra in Italia ha raggiunto 17,2 milioni di ettolitri, registrando una contrazione abbastanza contenuta rispetto ai 17,4 milioni di ettolitri del 2023 (-1,27%), attestandosi appena sotto i livelli pre-pandemici del 2019 (17,3 milioni di ettolitri).

I consumi nel 2024 si sono attestati a 21,5 milioni di ettolitri, in lieve calo del 1,54% rispetto al 2023, una lieve contrazione che va di pari passo con il calo del consumo pro capite (36,4 litri contro 37,1 litri nel 2023). «Nonostante la flessione rispetto al picco storico del 2022 (22,5 milioni), i consumi 2024. - si legge nel report - restano solidamente sopra la soglia pre-Covid del 2019 (21,2 milioni) e segnano una crescita di oltre il 20% rispetto a dieci anni fa (17,6 milioni), segno di una domanda oggi più strutturalmente solida».

L’import di birra ha registrato una flessione del 4,95% rispetto all’anno precedente, pari a 400 mila ettolitri. «La Germania rimane il principale Paese di origine dell’import, con il 44,7% del totale delle importazioni, seguita da Belgio (seppur con una quota in calo, scesa all’ 11,6%), Polonia (11,4%) e Paesi Bassi (8,8%) - si legge ancora nel rapporto -. Tra i Paesi non comunitari, che rappresentano oggi il 2,7% del totale dell’import, il maggior esportatore verso l’Italia è il Regno Unito, con circa 103.004 ettolitri su un totale complessivo di 208.541 ettolitri provenienti da Paesi terzi».

Anche l’export mostra un aggregato inferiore a quello del 2023 (3,3 milioni di hl nel 2024, con un - 7,82% rispetto ai 3,6 dell’anno precedente). Nella distribuzione dell’export si rileva un leggero calo della quota verso il Regno Unito (41,5% nel 2024 rispetto al 43,9% del 2023), con una contrazione in volume di circa 205.000 ettolitri. In crescita invece le esportazioni verso Albania (+27%), Paesi Bassi (+6,6%), e soprattutto Stati Uniti, con un incremento del 12,7%.

La distribuzione

Tra i canali distributivi prosegue la ripresa del fuori casa, che nel 2024 registra un ulteriore aumento rispetto all’anno precedente in termini di incidenza sul totale dei consumi (38,5% vs 37,6% nel 2023), bilanciando in parte la flessione di consumo domestico del canale Gdo, ancora in calo (61,5% nel 2024 vs 62,4% nel 2023). A pesare sulla birra c’è poi il nodo accise che nel 2024 hanno superato i 714 milioni di euro, «in crescita di oltre 20 milioni rispetto all’anno precedente, principalmente a causa dell’aumento dell’aliquota, considerando il calo nei consumi».

La sostenibilità

Non meno importante l’aspetto relativo alla sostenibilità che, come sottolineano i rappresentanti di Assobirra «non è soltanto ambientale ed economica, ma anche sociale». «Il settore è attivamente impegnato nella promozione di comportamenti responsabili legati al consumo di bevande alcoliche, attraverso investimenti in prodotti a bassa o nulla gradazione alcolica e iniziative concrete sui temi di diversità, equità e inclusione - si legge nel rapporto -. In questo contesto, le birre analcoliche e a basso contenuto alcolico rappresentano un segmento dinamico, capace di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori orientati verso stili di vita più salutari e consapevoli. In linea con il modello di consumo italiano storicamente improntato alla moderazione, nel 2024 le birre low e no alcol hanno rappresentato il 2,11% del totale dei consumi, in aumento del 13,4% rispetto all’1,86% del 2023, segnando un trend positivo costante a partire dal 2020».

Nel panorama nazionale si inserisce poi anche il capitolo dei piccoli e micro birrifici e dei birrifici agricoli che, complessivamente, superano il migliaio di realtà in tutta Italia ma con una produzione limitata rispetto ai grossi produttori.

Spagna: leader europea nel consumo di birra analcolica e mercato in crescita per le birre artigianali

Nel panorama europeo della birra, la Spagna si conferma come uno dei protagonisti principali, posizionandosi al secondo posto nella produzione di birra con oltre lo 0,5% di alcol, con 4 miliardi di litri prodotti nel 2024, pari al 12,3% della produzione totale dell’UE, dietro solo alla Germania. Ma è soprattutto nel segmento della birra analcolica che la Spagna brilla: secondo l’Associazione Spagnola dei Birrai, insieme al Ministero dell’Agricoltura, Pesca, Alimentazione e Turismo, nel 2024 la Spagna è il primo consumatore europeo di birra analcolica, con un quarto (25%) del totale consumato nell’UE.

Il consumo di birra analcolica in Spagna ha registrato una crescita del 4%, spinto da una trasformazione dei gusti dei consumatori, sempre più attenti alla salute e al benessere. Oggi, la birra analcolica rappresenta il 14% del totale consumato nel paese, raggiungendo il 16% nel canale domestico, dove cresce la domanda da parte di chi cerca il gusto della birra senza rinunciare alla sobrietà. L’industria spagnola sottolinea che il consumo di birra analcolica non rappresenta un ingresso all’alcol, ma una vera e propria alternativa, con il 90% degli acquirenti che consuma o ha consumato anche birra tradizionale.

Sul fronte delle birre artigianali, la Spagna ha visto una rapida espansione che ha superato la fase di moda passeggera. Secondo l’Associazione Spagnola dei Birrai Indipendenti (AECAI), la produzione di birra artigianale è cresciuta quasi dell’80% tra il 2015 e il 2019, passando da 12,4 a 22,4 milioni di litri. Il segmento, sebbene rappresenti solo l’1,1% del fatturato totale del settore, si distingue per un prezzo al litro sensibilmente più alto rispetto alla birra convenzionale, dimostrando un forte appeal verso consumatori alla ricerca di qualità e varietà.

Le grandi marche spagnole hanno risposto a queste tendenze con una diversificazione dell’offerta: Alhambra propone più di dieci varianti, dalle classiche alle analcoliche e IPA; Victoria ha ampliato la gamma con birre scure, di frumento, tostate e analcoliche; mentre Estrella Galicia offre anche birre senza glutine, ampliando l’accessibilità e la varietà per i consumatori.

Sul fronte importazioni, la Spagna si colloca tra i principali importatori europei di birra alcolica, con quasi 600 milioni di litri, a pari merito con la Germania e subito dopo l’Italia.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti